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Diciamo stop allo spreco alimentare dando al cibo il giusto valore.










Per combattere lo spreco alimentare, è fondamentale ridare il giusto valore al cibo, coinvolgendo i consumatori nel cambiamento di paradigma. Un tema al centro del webinar di MDC Perugia raccontato da Sabrina Bergamini in un articolo su HelpConsumatori, che vi proponiamo.


Il cibo è salute. Ci sono dunque delle cose che non possiamo più permetterci di fare. Non possiamo più permetterci di sprecare cibo, di buttarlo via, perché ormai un terzo di quello prodotto in tutto il mondo viene sprecato – come dicono i dati della Fao. E fra le cause dello spreco alimentare da parte dei consumatori ci sono scarsa consapevolezza ma anche grande abbondanza di cibo. Bisogna dunque ridargli valore, per contenere lo spreco con l’obiettivo di azzerarlo.

Non possiamo più permetterci di riempire le nostre case di imballaggi di ogni tipo, spesso monouso, spesso fonti di pericolo per la sicurezza alimentare. Perché le alternative ci sono: contenitori riutilizzabili per la spesa sfusa, retine e barattoli da riutilizzare, prodotti alternativi che permettono di superare il ricorso alla plastica. Packaging e spreco alimentare sono stati i due grandi temi approfonditi dal webinar “Scarti alimentari, come ridurli e come gestirli”, organizzato da MDC Perugia sabato 6 marzo nell’ambito del progetto “Il cibo è salute”, realizzato all’interno del programma generale di intervento della Regione Umbria con l’uso dei fondi Mise.

Il focus sullo spreco alimentare mette bene in luce quali siano le dimensioni planetarie del fenomeno. Che ha tante cause e rimanda al rapporto della società intera e degli individui col cibo, in un contesto fatto di paradossi. Nel cibo si riproducono infatti disuguaglianze e uso non ottimale delle risorse alimentari. Per non parlare del fatto che, oltre alla malnutrizione e alla cattiva nutrizione, una delle pandemie mondiali più diffuse è quella dell’obesità. 


Lo spreco alimentare è un fenomeno che chiama in causa il rapporto della società e delle persone con il cibo

A fare il punto sullo spreco alimentare è stato, nell’ambito del webinar organizzato da MDC Perugia, il professor Luca Falasconi, Dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. La valorizzazione del cibo come salute si porta dietro il grande tema dello spreco alimentare. “È un fenomeno che non ha una definizione univoca al mondo – ha detto il professor Falasconi – e chiama in causa il rapporto della società e delle persone col cibo”.

Nonché i paradossi in cui si muove il cibo. Uno è fondato sulla disuguaglianza: il 5% della popolazione mondiale usa un terzo delle risorse alimentari dell’intero pianeta. Un altro riguarda il contrasto fra denutrizione e obesità, problema particolarmente sentito non solo in Italia ma anche in Paesi come Nigeria, Uganda, Messico, Egitto. Un altro ancora riguarda l’impiego non ottimale delle risorse alimentari. “Un terzo della produzione alimentare vegetale del pianeta viene destinata all’allevamento animale”, sottolinea Falasconi. Questo però porta a degli squilibri.

Un ettaro di terreno coltivato a patate, racconta l’esperto, può sfamare 22 persone in un anno; un ettaro di terreno a riso può sfamare 19 persone l’anno; un ettaro coltivato a foraggio per allevare bovini oppure ovini può sfamare una o due persone l’anno. E dal 1967 a oggi la produzione animale è esplosa: l’allevamento del pollame è aumentato del 700%, quello dei suini del 300%, quello di ovini e bovini del 200%. Altra distorsione deriva dalla produzione di biocarburanti: un ettaro di terreno coltivato a mais può sfamare una persona per un anno o fare un “pieno” al serbatoio, per una volta sola.

Il cibo non è distribuito in modo equo. La Fao stima che un terzo di quanto prodotto al mondo venga sprecato. Lo spreco alimentare rimanda dunque, spiega Falasconi, all’insieme dei prodotti scartati o perduti lungo tutta la filiera agroalimentare. È tuto il cibo che ha perso valore commerciale ma non caratteristica di cibo. Sono i prodotti utilizzabili ma non più vendibili, che perdono la caratteristica di merce, ma non quella di alimento. A quanto ammonta dunque questo spreco?

A livello planetario viene sprecato il 45% della frutta e della verdura prodotte

A livello planetario sono sprecati o persi il 30% del pesce, il 20% della carne, il 45% di frutta e verdura, il 30% dei cereali. Solo alla voce pesce, è l’equivalente di 3 miliardi di salmoni. In Europa gli sprechi alimentari si concentrano per il 43% nel consumo domestico. In Italia si spreca qualcosa come 2 milioni e mezzo di tonnellate di cibo a livello domestico.

Le cause dello spreco alimentare sono molteplici, ma alcune colpiscono in modo particolare – anche per la loro diffusione a livello casalingo e domestico. C’è ad esempio l’assenza di consapevolezza dei consumatori che, quando fanno la spesa, evitano di comprare i prodotti con imballaggio rovinato. Sono prodotti che verranno buttati via dai punti vendita per il solo fatto di avere, ad esempio, il cartone di un rivestimento strappato.

Altre cause, spiega Falasconi, sono “la straordinaria abbondanza di cibo, la straordinaria accessibilità, la straordinaria economicità”. Brutalmente: “possiamo permetterci di buttare via cibo”. Allo stesso tempo, possiamo anche invertire la rotta, almeno a livello di consumo domestico.

“È vero che il consumatore è la pecora nera dello spreco alimentare lungo la filiera, ma se tutti noi consumatori decidessimo di essere più attenti e ridurre a zero lo spreco, il 40% dello spreco alimentare verrebbe risolto”. E questo dà un grande ruolo ai consumatori nella lotta allo spreco di cibo. L’imperativo è dunque uno: “Ridare valore al cibo”.


Le nuove tecnologie hanno permesso di sviluppare strumenti digitali per contribuire a ridurre lo spreco alimentare

Le pratiche virtuose nella riduzione dello spreco non mancano, anche via app e con le nuove tecnologie. Due su tutte. Una è quella dell’app Too Good To Go, che mette in contatto gli esercizi al dettaglio con gli utenti quando ci sono prodotti invenduti a fine giornata, specialmente cibo fresco. I consumatori ritirano una magic box a sorpresa e hanno cibo “troppo buono per essere gettato via”, venduto a un terzo del suo prezzo. A livello globale, è un’esperienza che ha permesso di salvare 50 milioni di pasti, 2 milioni in Italia.

L’altra esperienza virtuosa è quella di Regusto, piattaforma blockchain per la gestione delle eccedenze e degli stock. Attraverso Regusto le aziende possono vendere o donare i propri prodotti a enti non profit e associazioni convenzionate. La piattaforma traccia le transazioni in blockchain e calcola la riduzione di impatto ambientale generata, nonché le persone raggiunte dai beni donati o venduti. In media all’interno di Regusto vengono donate e vendute più di 25 tonnellate di beni al mese.

Sabrina Bergamini – HelpConsumatori

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Le Iene: Le app che ci aiutano a evitare lo spreco alimentare (e risparmiare)

 








Ogni anno un terzo di tutto il cibo prodotto nel mondo viene sprecato: circa 1,6 miliardi di tonnellate. In Italia secondo le stime vengono buttati via 27 kg di cibo a persona all'anno. Un danno ambientale, oltre che economico. Per fortuna però ci sono delle app che ci aiutano a evitare lo spreco alimentare: ce ne parlano Matteo Viviani e Riccardo Spagnoli. E ce n'è una che si sta facendo particolarmente notare: Too good to go



fonte: www.iene.mediaset.it


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Il cibo è salute, oggi un focus su spreco alimentare e scarto organico

 













Si è svolto oggi, nell’ambito del progetto “Il Cibo è Salute“, un incontro online con gli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico Da Vinci di Foligno. Tema centrale il rapporto tra Ambiente, Cibo e Salute, con uno sguardo particolare sulla prevenzione dello spreco alimentare, sulla corretta gestione dei rifiuti e sul compostaggio.



Durante l’evento, a cura di Movimento Difesa del Cittadino Perugia, sono intervenuti Tommaso Bertolini, dell’app Too Good To Go, e Enzo Favoino, ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza e tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network). Favoino è anche coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe (il network di riferimento per la strategia Rifiuti Zero in Europa) e di Zero Waste Italy e Membro del Board di ZWIA (Zero Waste International Alliance).

Un’occasione per confrontarsi con i ragazzi sull’importanza, oggi più che mai, di “salvare” i beni alimentari, riducendo quindi gli sprechi, anche a tutela della salute e dell’ambiente, minacciato dai cambiamenti climatici.
Spreco alimentare, alcuni numeri

Un terzo di tutto il cibo viene sprecato, con conseguenze ambientali, sociali e ed economiche. 1,6 miliardi di tonnellate in totale, di cui 1.3 miliardi edibili e 300 tonnellate non edibili. Uno spreco che – spiega Tommaso Bertolini – si verifica lungo tutta la filiera agroalimentare.

In base a una media degli sprechi a livello globale, il 32% avviene nella fase di produzione, il 23% nella fase di trattamento e stoccaggio, il 10% in quella di lavorazione e packaging, il 13% in distribuzione e retail e il 22% nella fase di consumo. (Fonte; Fao, 2011; BCG 2018)

In Europa, in particolare, il 53% dello spreco alimentare si verifica proprio tra le mura domestiche (Fonte: EU Fusions 2016).

Numeri che mettono in luce la necessità di affrontare la problematica nel suo complesso.


“Capire da dove arriva il cibo è un gesto rivoluzionario – afferma Tommaso Bertolini. – Andare a comprare qualcosa che ha una filiera più corta, prodotto senza un determinato uso di fertilizzanti e in modo sostenibile è un gesto importante, con un impatto importante”.
Come funziona l’app Too Good To Go?

Da queste premesse nasce l’idea di creare uno strumento in grado di mettere in contatto diverse realtà, dalle aziende al consumatore finale, nella lotta allo spreco alimentare.

L’app Too Good To Go, nata nel 2015 in Danimarca e presente in 13 Paesi d’Europa, permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato”, grazie alle Magic Box. Delle “bag” con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo.

L’utente si geolocalizza sull’app e cerca il suo store preferito nelle vicinanze. Con pochi click prenota e acquista le sue magic box. Completato l’acquisto il consumatore può andare a ritirarle, nella fascia oraria indicata, per scoprire cosa c’è dentro, mostrando tramite cellulare la ricevuta.




Fonte: Too Good To Go



Un sistema che la piattaforma definisce “win win win”, in cui tutti vincono.


“Gli utenti – spiega Tommaso Bertolini – acquistano delizioso cibo invenduto a prezzi convenienti, aiutiamo l’ambiente riducendo gli sprechi e gli store riducono lo spreco e possono raggiungere nuovi clienti”.

L’app ha lanciato, inoltre, il “Patto contro lo Spreco Alimentare”, a cui diverse aziende hanno già aderito. Tra le iniziative, l’Etichetta consapevole che, posta sulla confezione del prodotto, inviterà i consumatori a verificare se i il cibo sia ancora consumabile dopo la data minima di conservazione, grazie alla presenza di una frase distintiva “Spesso buono oltre” e ad una serie di pittogrammi che consiglieranno di “osservare, annusare, assaggiare”.
Il ruolo dello scarto organico

Quando il cibo non è più adatto al consumo umano cosa si può fare? Da questa domanda parte l’intervento di Enzo Favoino, che ha spiegato agli studenti in che modo può essere valorizzato lo scarto organico tramite il processo di compostaggio.

In ogni parte del mondo, Europa compresa, lo scarto organico rappresenta la gran parte del rifiuto urbano.


“Quando riusciamo a raccogliere bene lo scarto organico – spiega Enzo Favoino – si minimizza la percentuale di organico nel rifiuto residuo (indifferenziato), e il fatto di avere poco organico ci consente di ridurre la frequenza di raccolta del rifiuto residuo stesso”.

Questo produce due effetti positivi sulla raccolta dei rifiuti: una ottimizzazione operativa ed economica e un’ulteriore spinta per l’utente a separare meglio anche gli altri materiali riciclabili, come carta, plastica, vetro, metalli.
Cos’è il compostaggio?

Il compostaggio è un processo biologico del tutto naturale, mediante il quale i materiali organici si decompongono grazie all’azione di microrganismi e si trasformano in “compost”, un terriccio che può essere utilizzato nel giardinaggio, nell’orto, come fertilizzante naturale.

Il processo, pur essendo naturale, va però controllato e “ingegnerizzato” – spiega Favoino – in modo da velocizzarlo, assicurare prodotti di alta qualità e minimizzare problemi come il rilascio di odori, gas serra.

Il processo avviato nel modo corretto produce, quindi, un aumento della temperatura della massa di materiale, consentendo la sanitizzazione: muoiono gli organismi dannosi e sopravvivono quelli positivi che portano avanti il processo. Muoiono, ad esempio, i patogeni delle piante.





Alcune regole per il compostaggio

Favoino spiega che vi sono due tipologie di materiali destinati al compostaggio: quelli a lenta degradazione, come paglie, potature di siepi e alberi, e quelli putrescibili, come verdure, scarto alimentare cotto, scarti di carne e pesce. La regola è, quindi, miscelare questi due materiali e il metodo più semplice è quello di disporli a strati.

Un’altra regola importante è quella di allontanare l’eccesso d’acqua che, accumulandosi alla base, determinerebbe condizioni che potrebbero causare assenza di ossigeno e quindi la putrefazione del materiale.

Per evitare l’eccesso di acqua si potrebbe, ad esempio, fare il cumulo su uno strato drenante, come un bancale di legno, che tramite le sue fessure permette di sgrondare l’acqua, o uno strato di paglia o ramoscelli spezzati grossolanamente.

Con queste poche regole si può dare via libera alla fantasia per creare diversi sistemi di compostaggio.



“Realizzato/acquistato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018”

fonte: www.mdcumbria.it



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Spreco alimentare: problema etico, economico e ambientale

Ogni anno, nel mondo, si sprecano circa 16 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo di quello prodotto per uso umano. Una situazione inaccettabile che ha risvolti etici, economici e ambientali. Come risolverla? Partendo dal carrello della spesa e dal frigorifero di casa




L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per la prima volta, ha indetto una Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari. Ogni anno, in tutto il mondo, un terzo del cibo prodotto per uso umano viene sprecato. Tradotto in numeri, uno sperpero di circa 16 miliardi di tonnellate. Un problema etico, senza dubbio, ma anche economico e ambientale che comporta lo smaltimento di questa immensa mole di rifiuti.

Nella sola Europa si stima che il 20% del cibo vada perso o sprecato, mentre milioni di persone non hanno accesso al cibo: una situazione inaccettabile che colpisce le persone più fragili. Per la commissaria europea la Salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides non ci sono scuse: «Dobbiamo riprogettare con urgenza i nostri sistemi alimentari. Quest’anno il Covid-19 ci ha costretto a ripensare il nostro modo di vivere e ad adattarci a nuove realtà, e ha dimostrato l’importanza di sistemi alimentari sostenibili, dalla terra alla tavola. Tutti dobbiamo impegnarci a lottare contro le perdite e gli sprechi alimentari».

Da uno studio di Coldiretti viene fuori un’Italia virtuosa: dopo l’emergenza Covid, il 54% degli italiani ha adottato varie strategie per diminuire o annullare gli sprechi alimentari. La prima, e forse la più banale, è quella di non buttare gli avanzi ma riproporli al pasto successivo, magari con qualche ritocco creativo; fare più attenzione alla data di scadenza (tenendo presente la differenza tra consumare entro o preferibilmente entro); comprare solo le quantità che servono di prodotti freschi anziché spedire nella pattumiera le eccedenze che inevitabilmente si rovinano.
La doggy bag, un imbarazzo immotivato

Uscendo dal ristorante, però, siamo molto meno virtuosi: solo il 34% circa dei clienti chiede di avere la doggy bag con il cibo avanzato, una pratica che all’estero è molto diffusa, a cominciare dagli Stati Uniti. Qualcuno ritiene che sia poco educato, qualcuno si vergogna di chiederla, invece gli stessi ristoratori ne sarebbero felicissimi: da un lato è un segno che il cibo che hanno servito è stato apprezzato, dall’altro avrebbero molta meno spazzatura da smaltire. Ormai esistono contenitori decorati in modo divertente come quelli di re-BOX che sembrano confezioni regalo: reFOOD è un contenitore completamente riciclabile per alimenti che può passare dal frigo al microonde, reWINE è un contenitore per portare a casa la bottiglia aperta ma non finita.

Bisogna fare una differenza tra perdite e sprechi: la perdita si verifica lungo la catena di approvvigionamento, ovvero dalla raccolta all’immissione in commercio, lo spreco avviene nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo individuale. Secondo l’ultimo Rapporto FAO The State of Food and Agriculture 2019, circa il 14% viene perso tra la raccolta e la vendita. Quali sono gli anelli deboli di questa catena? Nelle aziende, a causa di pratiche errate; nei magazzini, a causa di stoccaggi inadeguati; nelle fasi di trasporto per l’inefficienza della logistica commerciale; nella vendita al dettaglio di prodotti che hanno tempi limitati di conservazione o che non soddisfano gli standard estetici richiesti dal consumatore; in casa, se si compra in eccedenza cibo che non si riuscirà a consumare.

La mobilitazione dei grandi chef

Anche gli chef si sono mobilitati e hanno aderito alla campagna di Too good to go, un movimento che cerca di sensibilizzare persone, aziende, scuole e politica contro lo spreco alimentare. Carlo Cracco, ad esempio, ha sensibilizzato i suoi clienti in modo ironico ovvero impiattando la pizza con un terzo in meno. La presenza di chef stellati – hanno aderito, tra gli altri, Heinz Beck, Cristina Bowerman, Moreno Cedroni, Claudio Sadler – che hanno condiviso la propria ricetta antispreco fa capire come lo spreco sia da evitare in ogni contesto, dalla trattoria sotto casa al super ristorante. Ma ognuno di noi deve iniziare le pratiche virtuose nel proprio carrello della spesa e nel proprio frigorifero. Piccoli, grandi gesti quotidiani.




fonte: www.rinnovabili.it

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Troppo di tutto

INUTILE SCIUPO.

Mentre 2,7 milioni di italiani chiedono aiuto per mangiare, in famiglia si gettano
12 miliardi in alimenti, la grande distribuzione ne brucia 3. Nel mondo il 30% finisce nella spazzatura



In un mondo in cui 800 milioni di persone non hanno cibo e in cui nel 2050, per sfamare
9 miliardi, dovremo produrre il 70% in più di alimenti, un terzo della produzione globale
di cibo viene sprecata, tra cibo perso durante la produzione e quello letteralmente
gettato nel secchio. Metà della frutta e degli ortaggi, il 25% della carne – equivalente
a 75 milioni di mucche – il 35% del pesce, il 20% dei prodotti lattiero-caseari.
1,3 miliardi di tonnellate di cibo, 1,6 se si considera la parte non edibile degli alimenti,
secondo i dati 2019 della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition.
E purtroppo lo spreco è destinato ad aumentare del 61,5% entro il 2030, con un allontanamento dall’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile, che prevede per
quella data il dimezzamento dello spreco attuale. La differenza tra paesi è scioccante:
si sprecano 95-115 kg di cibo procapite all’anno in Europa e in America, contro i 6-11 kg
nell ’Africa sub-Sahariana e del Sud-est asiatico.
UN TERZO di cibo sprecato, purtroppo, significa anche acqua buttata - 250.000 miliardi
di litri, tre volte il lago di Ginevra - Significa suolo consumato invano - 1,4 miliardi
di ettari, il 30% della superficie agricola disponibile - E ancora, soldi sprecati: secondo
uno studio pubblicato dalla Fao, Food Wastage Footprint – full cost accounting, i
costi vivi e nascosti ammonterebbero a 2.600 miliardi di dollari, di cui 700 miliardi di
costi ambientali e 900 sociali.
Gettare cibo non è più solo un enorme problema morale, ma anche ambientale, perché
aggrava il riscaldamento globale Lo spiegano bene sia il rapporto “Combattere spreco
e perdite alimentari, la chiave per tutelare l’ambiente”, dell’Istituto superiore
per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), sia l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) su "Cambiamento climatico e territorio": allo spreco alimentare sono associate emissioni di gas serra per circa 3,3 miliardi di tonnellate, pari a circa l’8% delle emissioni totali (se fosse una nazione, lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto come paese emettitore dopo Cina e Usa). Tra l’altro, i cambiamenti climatici aggravano le perdite da filiera, visto che eventi avversi possono distruggere interi raccolti.
In Italia, dove 2,7 milioni di persone sono costrette a chiedere aiuto per il cibo, lo
spreco ammonta a 15 miliardi di euro, quasi un punto di Pil, di cui oltre 3 miliardi è lo spreco da filiera (il 21,1%) e quasi 12 lo spreco familiare, il più grave e più difficile da aggredire (Rapporto Waste Watcher/Last Minute Market 2019). Infatti, sul fronte degli
sprechi della grande distribuzione – ipermercati e supermercati – moltissimo si è
fatto, grazie anche alla legge Gadda 166 del 2016, che ha stabilito che gli operatori del
settore alimentare possano cedere gratuitamente le eccedenze alimentari ad associazioni
e istituzioni caritatevoli.
Pur senza arrivare all’obbligo francese (la Francia è tra le più virtuose, insieme
al Ruanda e alla Colombia), la legge ha prodotto un aumento delle donazioni del
36% al 2018, secondo il Banco Alimentare, protagonista in Italia nel recupero dello spreco
90.000 sono state le tonnellate di alimenti recuperati nel 2018 e donati a circa 7.569
strutture caritative, arrivando ad aiutare 1,5 milioni di persone bisognose, con un risparmio di 13 milioni di tonnellate di Co2. “La sensibilità generale di tutti gli attori della
filiera con i quali noi collaboriamo è aumentata - spiega Giovanni Bruno, Presidente
della Fondazione Banco Alimentare - ma ad oggi dobbiamo tenere conto del fatto che non tutte le strutture caritative con noi convenzionate sono dotate di celle frigorifere adatte a gestire alimenti deperibili”. Un altro intervento che potrebbe ridurre significativamente lo spreco è quello nelle scuole, che, come spiega sempre Bruno, dovrebbero essere
dotate di un abbattitore, “che fa scendere le temperature in un tempo brevissimo, impedendo la proliferazione batterica del cibo”. L’obiettivo, però, è ancora lontano. Più facile da attuare subito, invece, è una robusta educazione alimentare, sia in casa che a
scuola. È l’ambito in cui lavora da anni la società Last Minute Market, presieduta dal
professor Andrea Segré, attraverso la campagna “Spreco Zero”, che ha appena lanciato
un kit, scaricabile, di buone pratiche per le scuole, nelle cui mense si perdono 90
grammi di cibo a pasto per studente.
COME SPIEGA nel libro Il metodo spreco zero(Bur), le azioni per ridurre lo spreco sono
tantissime, dal compilare liste precise prima di comprare, all’effettuare acquisti ridotti
e ripetuti, dal consultare le etichette (ricordando che la data associata all’indicazione
“consumare preferibilmente il”non è una scadenza) al chiedere la famosa doggy bag con gli avanzi al ristorante.
“Con un po’ di impegno si può arrivare ad avere il bidone della spazzatura senza
nessuno spreco, risparmiando 450 euro l’anno”, precisa Segré, che suggerisce anche
di non acquistare prodotti espressivamente sottocosto.
Ma le pratiche che abbattono lo spreco sono, per fortuna, sempre più diffuse: alcune
in arrivo – l’industria produrrà confezioni che aumentino la shelf life, la vita da
scaffale, del prodotto, mentre si discute di differire la scadenza del latte – altre invece
già attive. Come i frigoriferi condivisi in strada in cui i ristoranti mettono le eccedenze,
diffusissimi ad esempio a Shanghai (dove hanno raggiunto 230.000 famiglie). E
poi app utili come Too Good To Go, che segnalano i ristoranti più vicini presso cui ritirare
cibo cucinato a pochi euro. Il digitale, infine, è stato fondamentale anche per il
progetto di un Banco Alimentare virtuale – Virtual Food Network - avviato da Red de
Alimentos Chile: una piattaforma che mette in connessione chi produce eccedenze
con i vari Banchi Alimentari. Con la rete, davvero, lo spreco non dovrebbe avere più ragion d’essere.

fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Sinapsi Fest: il festival che combatte gli sprechi alimentari














Ogni anno le tonnellate di cibo che finiscono nella spazzatura sono circa 1,3 miliardi, una cifra che non si misura solo in termini alimentari, ma anche ambientali: se questi sprechi fossero un Paese rappresenterebbero il terzo produttore al mondo di gas serra.Raggiunti oltre 200.000 utenti iscritti in soli cinque mesi dal lancio nelle città di Milano, Torino, Bologna, Firenze, Genova e Verona Too Good To Go, l'app che combatte lo spreco alimentare, in vista dell'imminente lancio nella città di Roma, previsto per la metà di settembre, collaborerà con Sinapsi Fest – Festival delle Avanguardie Multimediali, una manifestazione che verte su un immaginario in cui il paesaggio romano può trasformarsi in un terreno fertile per nuove forme di arte digitale.   
Nato in Danimarca nel 2015, Too Good To Go è presente in altri 10 Paesi d'Europa e permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e mettere in vendita tramite app - a prezzi ribassati - le "Magic Box", con il cibo invenduto "troppo buono per essere buttato".  Il funzionamento dell'app è molto semplice: ristoratori e commercianti di prodotti freschi iscritti all'applicazione per smartphone possono infatti mettere in vendita le Magic Box, delle scatole "a sorpresa" con una selezione di deliziosi prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti a fine giornata e che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. A questo punto, i consumatori possono acquistare tramite l'applicazione ottimi pasti a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro: basta geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla direttamente in app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c'è dentro.  
Proprio in occasione di Sinapsi Fest - l'organizzazione della kermesse si impegnerà a salvare gli invenduti del giorno provenienti dall'area food (comprensiva di ristorante e food trucksmettendoli a disposizione degli utenti attraverso l'app Too Good To Go. Gli utenti potranno così acquistare tali invenduti, riducendo all'osso eventuali sprechi alimentari della manifestazione. Si tratta del primo esperimento di Festival anti-spreco, una pratica virtuosa che Too Good To Go si impegnerà a replicare in altre occasioni su tutto il territorio italiano.  Vincitore del Bando Estate Romana 2019, Sinapsi Fest si svolge al Polo Museale ATAC, all'ombra della Piramide Cestiadal 29 agosto all'8 settembre e propone una offerta culturale e di intrattenimento che mira a coinvolgere e far interagire diverse tipologie di pubblico, a partire dagli abitanti del Municipio VIII.


fonte: www.greencity.it

Too Good To Go, arriva l’app contro lo spreco alimentare

Una app per combattere lo spreco alimentare ed evitare che cibo ancora buono finisca nella spazzatura: come funziona e quali sono i vantaggi.







Una app per combattere lo spreco alimentare. Si chiama Too Good To Go e punta a permettere di evitare che alimenti ancora buoni per il consumo finiscano nella spazzatura. Dopo il debutto nel 2015 in Danimarca ed essere arrivata a servire in totale 9 Paesi in Europa, l’applicazione ha raccolto oltre 8 milioni di utenti e permette loro di comprare a prezzi ribassati il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato” di bar, ristoranti, pasticcerie, forni, hotel e supermercati.
L’app Too Good To Go è disponibile sia per dispositivi iOS che Android tramite le piattaforme App Store e Google Play. Il meccanismo è semplice: i commercianti e i ristoratori possono iscriversi al servizio e mettere in vendita a prezzi minimi le cosiddette Magic Box, confezioni speciali composte da prodotti risultati invenduti a fine giornata e per legge non vendibili il giorno successivo.
Si tratta di pacchi dal costo compreso tra i 2 e i 6 euro, che gli utenti potranno acquistare presso i locali aderenti all’iniziativa. Una volta pagato il prezzo basterà andare a ritirare la propria “Magic Box” nella fascia oraria indicata per scoprire cosa c’è all’interno. Oltre a contrastare lo spreco alimentare tutto ciò permetterà di risparmiare all’ambiente 2 kg di CO2 e, grazie all’invito a portare con sé le proprie borse o contenitori, di limitare l’utilizzo di imballaggi. Come ha dichiarato Eugenio Sapora, Country Manager di Too Good To Go per l’Italia:
Il nostro obiettivo è creare la più grande rete antispreco in Italia: ad oggi sono state oltre 11 milioni le Magic Box acquistate in Europa, il che ha permesso a livello ambientale di evitare l’emissione di più di quasi 23 milioni di tonnellate di CO2. Punto di partenza è Milano, dove hanno già aderito numerosi ristoratori, bar e pasticcerie.
Tra i primi ad aderire all’iniziativa i ristoranti biologici EXKi e i punti vendita Carrefour Italia, mentre Eataly prende parte con un progetto pilota dedicato presso la sede di Milano Smeraldo. A commento dell’iniziativa è intervenuto Alfio Fontana, responsabile CSR Carrefour Italia:
La lotta allo spreco alimentare è da sempre al centro di numerose iniziative concrete, promosse a livello mondiale da Carrefour Gruppo nella strategia della Transizione Alimentare. Fondamentale è che sempre più persone siano consapevoli dell’importanza della riduzione degli sprechi, oltre che di una corretta alimentazione. È importante inoltre il coinvolgimento di tutti gli stakeholder, con particolare attenzione ai nostri clienti. La proposta di soluzioni pratiche come l’app Too Good To Go consente di accelerare il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dello spreco alimentare, esigenza non solo sociale, ma anche ambientale.


A Milano le Magic Box verranno preparate anche da to.market, mentre faranno parte dell’offerta anche i Tramezzini Veneziani di Tramè e i prodotti del micropanificio artigianale Le Polveri. Ha concluso Mette Lykke, CEO Too Good To Go:
Too Good To Go è nato dalla semplice intenzione di risolvere il problema quotidiano dello spreco di cibo, che ha delle ripercussioni importanti dal punto di vista sociale, economico e ambientale. L’app offre a ciascuno di noi l’opportunità di impegnarsi nella lotta agli sprechi, permettendo ai ristoratori di conquistare nuovi clienti e ai consumatori di provare nuovi prodotti a prezzi minimi.
fonte: https://www.greenstyle.it