Prestazioni ambientali dell'industria in Europa

L’Agenzia europea per l’ambiente mette a disposizione on line i profili nazionali che riassumono i dati principali riguardanti l’industria e il suo consumo di energia, acqua, le emissioni di inquinanti in aria e acqua e la produzione di rifiuti























L’industria apporta un contributo significativo al benessere economico dell’Europa ed è responsabile di oltre un quinto del valore economico prodotto in Europa.
Le politiche dell’Unione europea – in particolare la strategia di politica industriale – puntano ad un settore industriale a basse emissioni di carbonio, basato su flussi circolari di materia, che necessita sempre meno di risorse naturali, riduce le emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo e produce sempre meno rifiuti. Per analizzare i progressi verso questi obiettivi generali, l’Agenzia europea per l’ambiente ha messo a punto 33 profili dei paesi membri, che forniscono un'istantanea aggiornata delle fonti di inquinamento industriale in tutta Europa e raccolgono gli ultimi dati disponibili (al 2015) relativamente ad emissioni in aria ed acqua, mentre per i rifiuti i dati sono riferiti al 2014.
I profili nazionali completano il briefing sulle emissioni provenienti dal settore industriale in Europa pubblicato a luglio 2017 dalla stessa Agenzia.
Il quadro che emerge dimostra come il settore industriale rimanga una fonte significativa di inquinamento. Mentre infatti le emissioni di gas a effetto serra e altre emissioni di inquinanti sono costantemente diminuite dal 2007, nel 2015 il settore ha continuato ad emettere in atmosfera più della metà di tutto il biossido di carbonio, dei composti organici volatili non metanici, del PM10, di ossidi di zolfo e di metalli pesanti cadmio, piombo e mercurio. L’industria energetica, in particolare i grandi impianti di combustione, è stata responsabile di un’ampia quota di emissioni di questi inquinanti.
Inoltre, l’industria è responsabile in media di un quarto del consumo energetico in Europa.
Le emissioni industriali di gas a effetto serra e di altri inquinanti sono diminuite dal 2007, a parte qualche eccezione come l’aumento di emissioni di cadmio in Grecia e in Portogallo. Le emissioni delle grandi centrali elettriche risultano complessivamente in calo in tutti i 33 paesi: gli ossidi di zolfo diminuiscono del 70%, il PM10 del 69% e gli ossidi di azoto del 46%.
Si sono ridotte anche le emissioni industriali di inquinanti chiave per l’acqua come l’azoto, il fosforo, i composti organici totali e importanti metalli pesanti, alcuni però in misura minore di altri.
L’industria è responsabile di oltre la metà dei rifiuti non pericolosi e di oltre due terzi dei rifiuti pericolosi prodotti nei 33 paesi membri. Complessivamente, tutti i sottosettori industriali, ad eccezione dell’energia, della produzione di cemento e della stessa industria dei rifiuti, registrano un calo della quantità di rifiuti prodotti dal 2004.
L’industria italiana, dal canto suo, parte da un 22,05% di consumo totale di energia (sotto la media Ue) per un 18,66% di valore aggiunto lordo, mentre non è disponibile il dato sul consumo totale di acqua da parte dell’industria italiana.

Profilo italiano
fonte: http://www.arpat.toscana.it

L’Europa e il cibo di domani: meno carne e sprechi, più bioeconomia e innovazione. Tutte le raccomandazioni per un futuro più sostenibile


















Non si può più aspettare: è il momento di intraprendere tutte le azioni necessarie a garantire l’accesso al cibo al maggior numero possibile di persone, visto che il pianeta è sempre più esausto, e la popolazione mondiale cresce. E per essere realmente incisivi è indispensabile che nel prendere provvedimenti si risponda a una visione globale: quella fornita dal rapporto appena pubblicato dallo European Academies Science Advisory Council (EASAC), un’organizzazione che mette insieme 130 enti accademici europei, compresi alcuni centri svizzeri e norvegesi, e parte di un progetto che vedrà, nella prima metà del 2018, la pubblicazione di rapporti analoghi ma focalizzati sulle Americhe, sull’Africa e sull’Asia.
Il documento, complesso e articolato (un’ottantina le pagine in totale), affronta tutti gli aspetti del ciclo alimentare: dalla produzione alla sicurezza in termini di contaminazioni e contraffazioni, dal ruolo dei nuovi alimenti (a cominciare da quelli presentati in Expo a Milano nel 2015, per arrivare agli insetti e alla carne artificiale), dall’agricoltura e all’allevamento sostenibile alle pubblicità, dalle campagne educazionali alla malnutrizione e over-nutrizione fino allo spreco, e altro ancora. Per riassumere, si possono schematizzare i consigli in tre argomenti principali.

















Secondo il rapporto è necessario prendere misure atte a ridurre il consumo di cibo spazzatura e carne
1. Consumo di cibo e cambiamenti necessari per migliorare la salute:
  • Per il bene della salute umana e dell’ambiente, l’alimentazione deve cambiare. È necessario conoscere la risposta delle persone al cibo e individuare gli specifici bisogni, soprattutto per i gruppi più vulnerabili.
  • È indispensabile diminuire il consumo di proteine animali.
  • È fondamentale vietare tutte le pratiche che incentivano, con prezzi bassissimi, il consumo di junk food e di alimenti pessimi dal punto di vista nutrizionale e dannosi per l’ambiente come la carne a prezzi stracciati.
  • È urgente verificare la sostenibilità ambientale anche delle diete buone dal punto di vista nutrizionale.
  • Bisogna migliorare con urgenza i controlli al fine di individuare le fonti di contaminazioni e rendere il cibo più sicuro.
  • Gli stati europei devono creare una rete di dati che fornisca una visione chiara sullo spreco di cibo e valuti la resa delle iniziative tese a contenerlo. Parallelamente, bisogna promuovere la ricerca nel campo, valutando tanto il contenimento a valle quanto quello all’origine, secondo i criteri della bioeconomia e dell’economia circolare.
insetti piatto
















L’Europa deve incentivare il consumo di proteine da fonti alternative, come la carne artificiale e gli insetti
2. Allevamento e agricoltura:
  • Gli stati europei devono sostenere anche le politiche innovative e non solo i contadini. In Europa, un’agricoltura innovativa è fondamentale per lo sviluppo economico e per questo le autorità devono puntare molto di più sulla bioeconomia sostenibile.
  • L’Europa dipende dalle importazioni tanto per il cibo quanto per il nutrimento degli animali, e questo la rende vulnerabile di fronte ai mercati e alle sue oscillazioni. Al tempo stesso fa aumentare la sua impronta ambientale soprattutto rispetto ai paesi più poveri, dove spesso vengono coltivati o allevati i prodotti che essa importa. Tutto ciò deve cambiare, sia nella direzione di una maggiore autonomia sia in quella di scambi equi con i paesi più fragili.
  • Il continente deve ridurre le emissioni di metano e gas serra derivanti dagli allevamenti, soprattutto modificando le condizioni dei grandi agglomerati di animali attraverso innovazioni tecnologiche e scoraggiando la richiesta di carne.
  • L’Europa deve al tempo stesso incentivare il consumo di alimenti derivanti dai mari (ottenuti con pratiche sostenibili), di carni artificiali e di insetti, con adeguate campagne di informazione che aiutino i consumatori ad accettare prodotti innovativi nelle loro diete.
  • È necessario incentivare le ricerche sulla carne in vitro, che ha un impatto ambientale nettamente più basso rispetto a quello della carne da allevamento;
  • L’Europa deve promuovere studi focalizzati sulla biodiversità, sul ruolo del suolo e dei diversi ambienti nella cattura della CO2 e sui conti della bioeconomia.
















I paesi europei devono sostenere l’innovazione e l’agricoltura di precisione
3. L’editing genomico e l’agricoltura di precisione:
  • I paesi europei devono sostenere le ricerche sull’editing genetico, e fare tesoro dei risultati raggiunti tanto in agricoltura quanto nell’allevamento e per la salute degli animali.
  • Dal punto di vista di piante e animali, è importante preservare le specie originarie, studiarne il genoma in ogni particolare, al fine di poter sfruttare al meglio quanto la tecnologia e gli studi prospettano.
  • L’agricoltura di precisione può garantire uno sfruttamento delle risorse molto più razionale, con miglioramenti della produttività e dell’impatto ambientale. È importante però che i dati siano condivisi e che le ricerche riguardino anche i rischi e i possibili imprevisti per la salute e per l’ambiente.
Questi gli aspetti fondamentali evidenziati nel rapporto, che insiste sulla necessità di disporre di dati basati sulle prove scientifiche come base per qualunque politica innovativa. Ciò che emerge è la visione globale di tutto il sistema, e la necessità di allargare la cooperazione scientifica e decisionale per affrontare le sfide del futuro prossimo con provvedimenti, approcci e soluzioni efficaci e durevoli.

fonte: www.ilfattoalimentare.it

LETTERA ALL’EDITORE DELL’ALBUM DI FIGURINE I “CUCCIOLOTTI”





















Si può fare figurine senza ricorrere alla plastica. Perchè non farlo? La semplice richiesta di chi ci invita a guardare nel sacco nero della spazzatura con gli occhi dei bambini.
Gentile editore Pizzardi, siamo la classe 5a della scuola elementare A.Manzoni di Marlia.
L’ anno scorso abbiamo costituito il CLUB DELL’ ALBATROS per salvare i mari dalla plastica. Abbiamo visto l’album dei Cucciolotti e vi ringraziamo perchè è ben fatto. Infatti invita a salvare gli animali, presenta delle belle immagini e fornisce molte informazioni simpatiche per conoscere gli animali stessi.
Tuttavia abbiamo visto che non è cambiato niente per quanto riguarda il retro delle figurine che rimane in plastica producendo rifiuti NON RICICLABILI.
Il maestro ci ha detto che 5 anni fa con un’altra classe aveva inviato una email simile a questa. Noi capiamo che allora non è cambiato niente in questi 5 anni. L’anno scorso abiamo studiato diversi modi per ridurre o evitare la plastica nelle figurine. Per esempio potreste fare come il WWF che nel suo album SALVA IL TUO PIANETA usa figurine di carta che vengono fissate all’album con delle linguette.
Ancora, il maestro ci ha detto che nella vostra risposta di 5 anni fa dicevate che c’erano delle cartiere che riciclavano il dietro delle figurine.Ci siamo informati dalle cartiere di questa zona che sono molto importanti e ci hanno detto che quella carta lì mista alla plastica non si può riciclare.
Allora, siccome, abbiamo anche saputo che se non ci sarà una SVOLTA NEL 2050 NEI MARI CI SARA’ PIU’ PLASTICA CHE PESCI ci auguriamo che per trovare una soluzione al problema da noi segnalato non ci vogliano altri 5 anni. Grazie dell’attenzione e speriamo in una vostra gentile risposta.
IL CLUB DELL ‘ ALBATROS  DELLA CLASSE 5A DI MARLIA – CAPANNORI (LU)
ROSSANO ERCOLINI, INSEGNANTE.
fonte: http://www.zerowasteitaly.org

Cartiere Di Trevi: Con i tuoi rifiuti in carta produciamo tubi, carta per scatole e fogli di cartone



Ecco come ricicliamo 24 ore su 24 i tuoi rifiuti in carta che separi nella raccolta differenziata, perchè tu fai la raccolta differenziata, vero? La trasmissione #UnoMattina MattinaRai1 è entrata in Cartiera insieme a Comieco per raccontare i benefici del riciclo di carta e cartone in Italia.







Cartiere Di Trevi

Campagna "Cambiamo l'Aria" - Secondo Firma Day - Comunicato n.4



Movimento Legge Rifiuti Zero
per l'Economia Circolare

Sede in Roma piazza V. Emanuele II n. 2

Gli inceneritori nuociono alla salute: ecco lo studio commissionato a Pisa

Si intitola "Indagine sulla salute dei residenti nel Comune di Pisa in relazione all’esposizione alle principali fonti di inquinamento atmosferico", realizzato dal Cnr e commissionato dal Comune di Pisa. Le conclusioni? Gli inceneritori nuociono alla salute.


















Il  Progetto, commissionato dal Comune di Pisa,  è  stato  svolto  dal  gruppo  di  Epidemiologia Ambientale  e Registri  di Patologia  dell’Istituto  di  Fisiologia  Clinica  del  Consiglio Nazionale delle Ricerche  di Pisa.
A cura di: Fabrizio  Minichilli,  Anna  Maria  Romanelli,  Elisa  Bustaffa,  Alessio  Coi,  Olivia Curzio, Anna Pierini, Michele Santoro, Fabrizio Bianchi.
Ecco alcuni stralci del documento di sintesi.
Mortalità
«In relazione all’esposizione a inceneritore sono stati osservati eccessi per tutte le cause, le malattie del sistema  circolatorio  e  i  tumori  del  sistema  linfoemopoietico  tra  i maschi,  per  malattie  respiratorie acute tra le donne. In relazione  alle  fonti industriali nel loro complesso emergono eccessi per malattie respiratorie  acute tra gli uomini e per tumore di trachea-bronchi-polmoni tra uomini e donne. In relazione al traffico veicolare è emerso un solo segnale di eccesso di decessi per tumore del colon-retto tra gli uomini».
Ospedalizzazione
«In relazione all’inceneritore, oltre ad eccessi di ricovero per il sistema linfoemopoietico (leucemie e linfomi non Hodgkin) tra gli uomini, sono emersi eccessi tra le donne per il tumore di trachea-bronchi-polmone. Considerando  le  fonti  industriali  nel  loro  complesso,  sono  emersi  eccessi  di ricovero  per  tumori  di trachea-bronchi-polmone e del colon-retto tra le donne. Infine  in  relazione  al  traffico  veicolare  è  emerso  un  solo  segnale  di  eccesso  di  ricoveri  per  malattie respiratorie acute tra le donne. Dai risultati complessivi delle analisi sull’associazione della mortalità e dei ricoveri ospedalieri con l’esposizione alle fonti inquinanti studiate, si osserva:
-per l’inceneritore, sono emersi eccessi sia di mortalità che di ospedalizzazione per i tumori del sistema linfoemopoietico tra gli uomini;
-per le fonti industriali nel loro complesso, eccessi di mortalità per tumore di trachea-bronchi-polmoni tra gli uomini  e le donne, ed eccessi di ospedalizzazione tra le donne, in accordo con quanto emerso in associazione con l’inceneritore;
-eccessi   di   mortalità   per   malattie   respiratorie   acute   sono   emersi   in   associazione   con l’inceneritore e le fonti industriali nel loro complesso tra gli uomini, e per ospedalizzazione in associazione al traffico veicolare tra le donne;
-i due eccessi a carico del colon-retto sono emersi per la mortalità associata al traffico veicolare tra gli uomini e per l’ospedalizzazione associata alle fonti industriali tra le donne
-l’eccesso di mortalità per malattie del sistema circolatorio, in particolare infarto del miocardio e malattie ischemiche tra i soli uomini     
Nonostante  i  limiti  enunciati  e  le  cautele  suggerite,  non  mancano  alcuni  segnali  di  rischio  degni  di considerazione.
Gli  eccessi  di  mortalità  e  ricoveri  per  tumori  del  sistema  linfoemopoietico  associati ad  esposizione  a inceneritore,  sebbene  emersi  solo  tra  gli  uomini,  necessitano di  un  ulteriore  approfondimento,  ad iniziare dalla valutazione dell’età dei deceduti e dei ricoverati. Gli   eccessi   a   carico   del   tumore   della   trachea-bronchi-polmone   emersi   in   associazione   con l’inceneritore, per entrambe i sessi per la mortalità e per le donne per l’ospedalizzazione, non sono trascurabili,  sebbene  sia  da  tenere  conto  che  si  tratta  di  patologie multifattoriali  con  periodo medio-lungo  di  induzione-latenza,  non  completamente  coperto  dalla  ricostruzione  storica  dalla  coorte studiata, e per le quali esistono numerosi e diversi fattori di rischio, primo dei quali il fumo di tabacco, non   considerati   nel   presente   studio.   Anche   su   questo   gruppo   di   patologie   è   consigliato  un approfondimento.
Sono  degni  di  attenzione  anche  gli  eccessi  di  rischio  emersi per  le  malattie  respiratorie  acute  in associazione all’inceneritore (mortalità donne), alle fonti industriali (mortalità uomini), al traffico veicolare  (ricoveri  donne),  in  quanto  riportati  nella  letteratura  scientifica  con  elevato  grado  di evidenza eziologica per esposizioni a inquinanti dell’aria.
Tra  le  cause  di  decesso  e  ricovero  con  elevata  evidenza  eziologica  rispetto  all’inquinamento atmosferico,  i  decessi  e  le  malattie  del  sistema  circolatorio  nel  presente  studio  hanno  mostrato  un eccesso di mortalità associato all’inceneritore solo tra gli uomini».
fonte: http://www.terranuova.it

Energia sostenibile da rifiuti e reflui, un progetto ENEA con 11 partner

Il progetto REEF punta a individuare soluzioni innovative per soddisfare con fonti rinnovabili e una gestione integrata ed efficiente le necessità energetiche degli impianti di depurazione e di smaltimento dei rifiuti urbani.





















Individuare soluzioni innovative per soddisfare con fonti rinnovabili e una gestione integrata ed efficiente le necessità energetiche degli impianti di depurazione e di smaltimento dei rifiuti urbani.
Questo  l’obiettivo di REEF 2W, un progetto europeo partito di recente che vede l’ENEA capofila con 11 centri di ricerca e imprese fra cui il colosso francese Veolia Water e il Kompetenzzentrum Wasser Berlin partecipato dall’utility dell’acqua Berliner Wasserbetriebe/Berlinwasser Holding GmbH, una delle maggiori d’Europa e dalla Technologiestiftung Berlin di Germania. Altri paesi partner sono Croazia, Austria, Repubblica Ceca.
La sfida principale – spiega una nota dell’ENEA – è quella di poter rendere la gestione di reflui e rifiuti organici una risorsa e non un problema, sviluppando soluzioni per aumentare l’efficienza energetica e la produzione di energia rinnovabile nelle piattaforme di smaltimento e di arrivare alla ‘neutralità energetica’ attraverso l’integrazione ottimale fra la catena dei rifiuti solidi urbani con gli impianti di depurazione.
In particolare – chiarisce la nota – REEF 2W cercherà di sviluppare modelli che permettano di massimizzare gli output di energia rinnovabile ottenibile dalla fermentazione biologica di biomasse di scarto al fine di produrre energia da utilizzare innanzitutto all’interno del sito produttivo, mentre l’eventuale surplus potrà essere impiegato per alimentare reti locali di distribuzione, o da utilizzare nella mobilità pubblica al fine di arrivare alla neutralità energetica ed ambientale dei servizi di raccolta e trattamento reflui e rifiuti.
La novità di questo progetto – si spiega – sta anche nelle modalità di partecipazione e di comunicazione previste.
Infatti, oltre alle valutazioni tecnico-economiche delle possibili soluzioni per sfruttare la frazione organica dei rifiuti urbani e i fanghi di depurazione per produrre energia nelle piattaforme di trattamento, ampio spazio viene dato alla valutazione delle ricadute in termini di minori impatti ambientali e benefici per le comunità locali.
Verranno quindi sviluppati – spiega l’ENEA – appositi strumenti di valutazione integrata per individuare le tecnologie più opportune e i processi più ‘virtuosi’ a seconda delle diverse realtà territoriali; inoltre, i risultati ottenuti verranno trasmessi ai decisori finali attraverso corsi di formazione e informazione nei vai paesi dove le multiutility coinvolte sono presenti i quali potranno fare accordi per implementare il processo in altre località.
fonte: www.qualenergia.it

Firmato il protocollo d’intesa tra Conai, Roma Capitale e Ama per il potenziamento della raccolta differenziata in città

Prevista l’implementazione del modello di rd domiciliare per il conferimento degli imballaggi in plastica e metalli “multimateriale leggero”, vetro monomateriale, carta e cartone monomateriale, frazione organica e residuo non riciclabile. Il servizio parte a fine febbraio nei Municipi VI e X e coinvolge 500 mila cittadini



















È stato firmato in Campidoglio il Protocollo di Intesa per il potenziamento della raccolta differenziata di Roma Capitale, alla presenza della Sindaca di Roma Virginia Raggi, di Lorenzo Bagnacani, Presidente di AMA e di Giorgio Quagliuolo, Presidente di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi).
Il Protocollo di Intesa prevede l’implementazione del modello di raccolta differenziata domiciliare per il conferimento degli imballaggi in plastica e metalli “multimateriale leggero”, vetro monomateriale, carta e cartone monomateriale, frazione organica e residuo non riciclabile. Il servizio partirà a fine febbraio nei Municipi VI e X con la distribuzione dei nuovi kit alle utenze domestiche e commerciali, per un totale di quasi 500mila abitanti coinvolti.
La consegna dei kit sarà effettuata da una società individuata da AMA tramite gara, e ogni squadra di distribuzione sarà affiancata da facilitatori, che avranno il compito di illustrare il funzionamento del nuovo sistema di conferimento, esposizione e ritiro agli utenti.
In circa 4 mesi saranno distribuiti circa 107.000 kit per utenze singole domestiche10.000 contenitori condominiali 19.000 per utenze non domestiche, censite attraverso un’apposita attività di mappatura svolta da operatori AMA. Il nuovo sistema di raccolta partirà progressivamente in ogni municipio, interessando volta per volta le aree già oggetto della distribuzione delle attrezzature.
Parte integrante del protocollo è la predisposizione di un Piano Esecutivo per lo sviluppo della raccolta differenziata, redatto da AMA con il supporto di CONAI e approvato da Roma Capitale, che adotterà tutte le misure amministrative utili per la regolamentazione del nuovo servizio di raccolta differenziata, mettendo a disposizione, inoltre, un numero adeguato di vigili urbani per il supporto agli operatori impiegati nell’avvio del servizio e per il rispetto dell’ordinanza, che regolamenterà il nuovo servizio di raccolta. AMA garantirà anche l’acquisto di tutti i mezzi e le attrezzature utili ai fini dell’avvio del Piano e la piena operatività del servizio di raccolta. CONAI – oltre ad assicurare il ritiro dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata – si occuperà del coordinamento della fase di start-up del servizio e della progettazione della campagna di informazione e sensibilizzazione degli utenti.
Nel corso della conferenza stampa la sindaca Virginia Raggi ha dichiarato che il protocollo d'intesa firmato oggi rappresenta un nuovo tassello della strategia del Comune di Roma per la riduzione dei materiali, il potenziamento della raccolta differenziata e il migliormento qualitativo dei materiali avviati al riciclo."Mi preme inoltre sottolineare due aspetti importanti dell'ambizioso progetto che stiamo mettendo in campo: il primo riguarda il fatto che la nuova metodologia di raccolta differenziata su base domiciliare,basandosi sul grosso lavoro di mappatura delle caratteristiche dell'utenza,permetterà di realizzare modalità di raccolta e soluzioni tecnologiche fortemente innovative rispetto al passato e più adeguate alle esigenze dell'utenza; il secondo è che il successo di tale progetto sarà fortemente ancorato al coinvolgimento diretto della cittadinanza e in questo senso ci confortano i risulttai che abbiamo ottenuto nella sperimentazione realizzata negli scorsi mesi nel quartiere ebraico di Roma dove sono stati raggiunti risultati eccelenti n con una percentuale di materiali raccolti in maniera differenziata pari all'85%".

Lorenzo Bagnacani, presidente di Ama, 
ha invece dichiarato che "con questo protocollo d'intesa, completamente coerente con il nuovo piano industriale di Ama, l'azienda e la città lanciano un progetto molto ambizioso di estensione della raccolta differenziata  che riguarderà immediatamente 500.000 cittadini utilizzando le migliori tecnologie e modalità innovative accompagnate da una fase di introduzione basata su azioni mirate di comunicazione e sensibilizzazione diretta della cittadinanza". 

Rispondendo a una domanda diretta relativa alle esigenze di rinnovamento parco mezzi di Ama, Baganacani ha dichiarato che l'acquisto realizzato di nuovi 130 mezzi è solo un primo passo di un programma di rinnovamento del parco complessivo dell'azienda, che oggi è composto da 2.400 mezzi e che presenta gravi problemi di obsolescenza,  che ha l'obiettivo entro il 2021 di rinnovarne più della metà .

fonte: www.ecodallecitta.it

Nasce il database delle miniere urbane d’Europa

Dai rifiuti elettrici ed elettronici si possono ricavare decine di miliardi di euro in materiali preziosi. La mappa delle miniere urbane serve ad avviare il processo















Una mappa delle miniere urbane di tutta Europa, per tracciare le 18 milioni di tonnellate di computer, batterie, frigoriferi, rottami di veicoli e altri rifiuti elettrici ed elettronici che contengono materiali del valore di miliardi di dollari. Se fossero riciclati. Il nuovo database si chiama Urban Mine Platform, e dovrà garantire tracciabilità e previsione dei flussi di materiali in 30 nazioni europee, dalle vendite alla discarica.
A creare il nuovo contenitore è un gruppo di 17 organizzazioni europee, che hanno l’obiettivo di aumentare il tasso di riciclo dei RAEE nel continente. Si parte dai numeri: 30 paesi europei (quelli dell’Unione più Norvegia e Svizzera) hanno generato nel 2016 10,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, pari al 23% del totale mondiale. A questa montagna vanno aggiunte 2 milioni di tonnellate di batterie e 7-8 milioni di tonnellate di automobili a fine vita ogni anno. In tutto, si ottiene una mole di RAEE che pesa come 3 milioni di elefanti africani e contiene 55 miliardi di euro di materiali preziosi, la maggior parte sprecati a causa dei bassi tassi di riciclaggio.

 

Dentro questo immenso iceberg di spazzatura elettronica si nasconde però un valore economico altissimo: uno smartphone, ad esempio, ha una concentrazione di oro 25-30 volte superiore a quella dei minerali auriferi primari più ricchi.
«Si tratta di un passo avanti verso un’economia circolare – ha detto a Reuters Pascal Leroy, coordinatore del progetto e capo del WEEE Forum no-profit con sede a Bruxelles, che ha creato il database e promuove il riciclaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche».
Ogni europeo, secondo il rapporto del progetto ProSUM finanziato da UE e governo svizzero, possiederebbe circa 250 kg di oggetti elettronici, 3,5 volte il peso medio di un uomo adulto, a cui si aggiungono 17 kg di batterie e quasi 600 kg di veicoli se tutte le apparecchiature ora in uso fossero condivise.
Con la transizione alle auto elettriche, un maggior numero di batterie e di elettronica finirà nelle discariche: questi mezzi diventeranno una fonte di materiali come neodimio, litio e cobalto nei prossimi anni, specialmente in Norvegia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi.

fonte: www.rinnovabili.it