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Ambiente e salute nei siti contaminati

Webinar di presentazione del nuovo libro sulle conoscenze in materia di bonifica di siti inquinati.











Martedì 13 aprile 2021, alle ore 14.00, con la partecipazione di autorità e ricercatori, è tenuta la presentazione online del libro “Ambiente e Salute nei siti contaminati. Dalla ricerca scien­tifica alle decisioni”, a cura di Mario Sprovieri, Liliana Cori, Fabrizio Bianchi, Fabio Cibella, Andrea De Gaetano. ETS Edizioni, pagine 508, euro 28 (http://edizioniets.com).

La gestione delle aree altamente inquinate fa parte delle sfide per l’immediato futuro, e comprende una conoscenza profonda della storia del territorio e delle persone che ci vivono, nuove tecnologie di monitoraggio e bonifica, strategie di lungo termine assieme ad azioni rapide e incisive per mitigare i rischi esistenti.

Per i ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che hanno iniziato nel 2016 il progetto CISAS, Centro Internazionale di Studi avanzati su Ambiente, ecosistema e Salute umana, finanziato dal MIUR, la sfida è stata quella di monitorare, sperimentare, approfondire e proporre soluzioni coinvolgendo gli attori competenti su ambiente e salute assieme ad amministratori e Istituzioni locali, associazioni e scuole.

L’esperienza ha riguardato tre territori che includono aree a terra e aree marine, i tre SIN (Siti di bonifica di interesse nazionale) di Priolo, Crotone e Milazzo, dove le pressioni ambientali sono state rilevanti nel corso della storia e hanno prospettive differenti in termini di produzione e utilizzo del territorio.

Sono coinvolti nel progetto CISAS 9 Istituti del CNR – IAS, IFC, IRIB, IASI, IBF, IGM, IIA, ISAC, ISMAR – coordi­nati dal Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, in collaborazione con le Agen­zie Regionali per l’Ambiente di Sicilia e Calabria, ISPRA e Istitu­to Superiore di Sanità, ENEA, Aziende Sanitarie Loca­li, Università di Palermo, Messina, Catania, Enna, Roma e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Mentre il progetto sta per concludersi viene pubblicato il libro Ambiente e Salute nei siti contaminati. Dalla ricerca scien­tifica alle decisioni, che fa il punto sulle conoscenze consolidate e su quelle che sono mature per contribuire alle attività di bonifica e di limitazione dei danni all’ecosistema e alle persone.
Si parte da una panoramica sui siti inquinati europei e italiani, focalizzandosi poi sulle criticità specifiche delle zone marino-costiere, così rilevanti per l’Italia.

Gli studi sull’ambiente e la salute sono stati effettuati mantenendo l’attenzione alla loro relazione, ragionando sugli ambienti come ecosistemi che includono le persone e le coinvolgono direttamente, avvalendosi delle scienze sperimentali e della biomatematica.

Si sono intrecciati gli sguardi sull’inquinamento del mare, dalla qualità delle acque lungo la colonna che porta dalla superficie ai fondali, ai sedimenti, al fitoplancton, ai pesci, ai mercati dove i cittadini fanno la spesa, includendo tecniche innovative per capire il comportamento degli inquinanti nel tempo e la presenza di sostanze “emergenti”, non ancora conosciute, e di rischi cumulativi.

Il monitoraggio dell’inquinamento dell’aria e i modelli meteorologici e di trasporto degli inquinanti sono stati utilizzati per creare mappe di ricaduta e scenari previsio­nali, fondamentali anche per gli studi di epidemiologia ambientale. Si sono studiate le emissioni di sostanze odorigene con il contributo dei cittadini (che fanno segnalazioni con APP) e anche gli effetti della contaminazione dell’aria sull’epitelio polmonare.

Gli studi ecotossicologici e molecolari hanno utilizzato campioni prelevati negli ambienti naturali inquinati per osservarne da vicino l’evoluzione con modelli sperimentali, con un’attenzione specifica alle modificazioni del sistema endocrino e di quello immunitario.

Gli studiosi di epidemiologia hanno realizzato uno studio di coorte, coinvolgendo più di 800 coppie madre-bambino nelle tre aree, che continuerà negli anni prossimi durante la crescita dei piccoli nel tempo. Vengono proposti indicatori specifici per ciascun sito inquinato, per seguire l’evoluzione nel tempo dell’esposizione ai principali inquinanti e comprenderne gli effetti sulla salute delle comunità attraverso l’osservazione sistematica dell’andamento di specifiche condizioni patologiche. Per seguire in modo sempre più raffinato il destino degli inquinanti dall’ambiente al corpo umano è stato messo a punto un prototipo di micro capsula per l’esplorazione del microbioma intestinale.

Dentro e attorno agli studi una molteplicità di eventi di presentazione, concorsi per le scuole, corsi di formazione, congressi scientifici, più di recente teleconferenze e incontri webinar per riportare i risultati agli interessati, in una prospettiva di crescita delle conoscenze scientifiche della comunità e degli amministratori, di aumento delle occasioni di confronto tra ricercatori, di sviluppo delle azioni in collaborazione e delle sedi di confronto sul futuro.

Come scrive nella prefazione del libro Alessandro Bratti, Direttore di ISPRA “Ci si trova di fronte, quindi, ad ampi territori sostanzialmente “congelati”, che non possono esprimere le loro potenzialità economiche, urbanistiche, agricole, commerciali, in quanto condizionati dalla presenza del sito di interesse nazionale. In questo contesto non certo entusiasmante questo lavoro che raccoglie il contributo di numerosi ricercatori, specialisti nel loro settore, offre non solo una panoramica completa della complessità del problema trattando tutti i vari aspetti (giuridici, ambientali, sanitari ed economici) ma inquadra le possibili soluzioni all’interno di nuovi percorsi quali l’Economia circolare e la Bio-economia. … Grazie a questo lavoro si mettono le basi per cercare di affrontare e risolvere in via definitiva un’eredità pesante del passato che ha contribuito a creare ricchezza ma ad un prezzo elevato in termini di ambiente e salute. Oggi le conoscenze e le tecnologie ci aprono la possibilità di saldare i conti e di procedere verso uno sviluppo veramente sostenibile.”

fonte: www.snpambiente.it
 


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Ambiente: più di 105 milioni per bonificare i “siti orfani”, abbandonati e dimenticati

 

In Italia esistono centinaia di siti inquinati e dimenticati: discariche, fabbriche dismesse, fiumi e suoli contaminati, per i quali non è mai stata prevista alcuna bonifica.


Si tratta dei “siti orfani”, luoghi devastati dall’essere umano anche quaranta o cinquanta anni fa e per i quali non si è mai trovato un responsabile che dovesse farsi carico della loro bonifica e che formalmente non risultano di competenza e interesse né nazionale né regionale. Luoghi completamente dimenticati, il cui impatto interessa però tutta la collettività. 

Per questi territori, il Ministero dell’Ambiente ha adottato un decreto con il quale ha stanziato oltre 105 milioni di euro perché possano essere finalmente bonificati.


“Ci siamo inventati una nuova categoria giuridica – aggiunge Costa –, fatto approvare una legge e oggi, dopo tanti anni, la Repubblica italiana riconosce che ci sono tanti luoghi abbandonati da bonificare: i siti orfani. Ho firmato questo decreto dopo aver negoziato con le Regioni e attribuendo loro la competenza di individuare questi siti. E abbiamo fornito le risorse economiche per risolvere questo problema”, ha spiegato il Ministro Sergio Costa.

I fondi saranno ripartiti tra i vari territori e ogni Regione riceverà tra i 2 e i 13milioni di euro, che dovranno essere utilizzati per individuare e bonificare i siti orfani nell’arco dei prossimi cinque anni, attraverso interventi di risanamento e riqualificazione.


Fonte di riferimento: Ministero dell’Ambiente

fonte: www.greenme.it


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Fitotecnologie per la gestione e la bonifica di siti contaminati: esempi di buone pratiche














Sono disponibili i materiali del seminario nazionale promosso da Arpa Marche e tenutosi a Pesaro il 4 marzo 2019.
Il tema ambientale dei siti contaminati è, da alcuni anni, diventato di grande attualità; sono molte le criticità riscontrate nel territorio italiano: dai Siti di Interesse Nazionale, alle discariche risultate non conformi alla normativa europea, fino ai siti censiti dai piani regionali di bonifica.
In questo ambito di criticità ambientali che coinvolgono prevalentemente le risorse suolo e acqua, i nuovi indirizzi legati all’economia circolare, le difficoltà amministrative nonché la scarsità di fondi pubblici legata alla contingente crisi economica, hanno spinto le amministrazioni a valutare l’impiego di nuove tecnologie e di nuovi approcci al fine di garantire, nel modo più sostenibile possibile, il recupero o la messa in sicurezza delle aree contaminate.
In questo contesto, il ricorso alle fitotecnologie, ovvero strategie basate sull’impiego delle piante per le attività di bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati, risulta costantemente in crescita con la finalità di eliminare, degradare, immobilizzare o anche solo monitorare la contaminazione nei suoli e nelle acque.
L’obiettivo del seminario è quello di condividere i passi avanti fatti sull’applicazione del fitorimedio nel nostro Paese con l’intento di individuare nuovi orizzonti per la definizione di buone pratiche nell’ottica della sostenibilità delle bonifiche, per poter dare risposte concrete ed efficaci alle necessità di risanamento dei nostri territori.



Playlist dei video con tutti gli interventi del seminario

RELAZIONI
Introduzione ai lavori
Giancarlo Marchetti, Direttore Generale Arpa Marche
Alessandro Bratti, Direttore Generale Ispra
Saluti istituzionali
Matteo Ricci, Sindaco di Pesaro 
Giuseppe Paolini, Presidente Provincia Pesaro e Urbino

I sessione
Le bonifiche dei siti contaminati nel contesto nazionale e regionale


II sessione
Approccio metodologico e esperienze di fitorimedio sitospecifiche

III sessione
Il ruolo e il contributo delle Agenzie Ambientali nell’impiego delle fitotecnologie

Aspetti sanitari e opportunità dell’impiego di interventi di fitorimedio

Conclusioni

  • Giancarlo Marchetti, Direttore Generale Arpa Marche
  • Alessandro Bratti, Direttore Generale Ispra

fonte: http://www.snpambiente.it

Il WWF aveva ragione sull’interramento di ceneri e scrive al Ministro dell’Ambiente





W.W.F.  Fondo Mondiale per la Natura
O.A. di Perugia
Il Presidente

Il WWF aveva ragione sull’interramento di ceneri e scrive al Ministro dell’Ambiente

A seguito di specifica diffida da parte delle associazioni WWF, Italia Nostra Sezione Perugia, Gruppo ecologista “Il Riccio”, Comitato “Soltanto la salute” e Comitato “No centrale biomasse a Fabro” per il tramite dell’Avv. Valeria Passeri, a stretto giro di posta, risponde l’ARPA al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente, sostanzialmente confermando quanto denunciato dalle associazioni:“laddove le indagini hanno evidenziato contaminazioni ambientali o potenziali rischi di contaminazioni ambientali, si è sempre provveduto ad informare le autorità competenti, previo nullaosta dell’Autorità Giudiziaria”. Magra la soddisfazione degli ambientalisti additati e scherniti come untori, fanatici, affamatori che compromettono i livelli occupazionali. Avevamo visto giusto e raccontato nel dettaglio, come è stato possibile il verificarsi di tutto è abbastanza semplice, si ripete uno schema classico: l’imprenditore, l’affarista e la politica distratta, tollerante, se non connivente, che come le 3 scimmiette, …non vede, non sente, non parla. Smaltire in Umbria costava meno, tariffe a saldo, metà prezzo circa, rispetto ai valori di mercato. Il risultato drammatico è, che ora ci sono 255 ettari di terreno sequestrato, decine di pozzi inquinati, altri chiusi, con superamento dei limiti di Arsenico, ma non solo, anche di tricloroetilene, vinile cloruro, dicloro propano ed altri inquinanti ritenuti cancerogeni e gli effetti sono tragicamente noti: malattie tumorali, morti, malformazioni di feti, aborti con incidenze di percentuali preoccupanti e sospette concentrate in un areale spesso sovrapponibile a quello oggetto di indagini. L’Assessore Fernanda Cecchini smentisce: “nella discarica comunale in località Trebbiano, non fu mai autorizzato lo smaltimento di ceneri”. Eppure secondo testimonianze e riscontri, ci sarebbero ceneri miste a rifiuti solidi urbani e di altro genere (dal sito web “Tuttoggi” del 05.05.2018). Il WWF indica, che se c’è da scoprire qualcosa, occorre andare in profondità nel terreno, senza limitarsi allo strato superficiale, e chiede che vengano fatte tutte le necessarie azioni per questi fatti di disastro ambientale, per il quale sono già piovuti avvisi di garanzia. Il WWF invita il Ministro Costa ad interessarsi del caso e chiede di sapere, anche per il tramite di interrogazioni parlamentari se necessario, di sapere di quali mezzi e risorse sono stati forniti gli organi di P.G. e le Procure competenti, per essere efficaci, efficienti e accelerare al massimo le indagini, rispetto ad una situazione di eccezionale gravità. Il WWF si costituirà parte civile contro chi sarà ritenuto corresponsabile per fatti gravissimi che hanno colpito la nostra Regione e la nostra popolazione in maniera tragica, latente e subdola.

Avv. Valeria Passeri Vice Presidente del WWF Perugia
Sauro Presenzini Presidente WWF Perugia


Chi vive in siti contaminati si ammala e muore di più: studio conferma le ipotesi

La logica già portava in quella direzione da un pezzo; ma con il nuovo studio "Sentieri" è arrivata una ulteriore conferma. Chi abita in siti contaminati ha un rischio di morte più alto del 4-5% e un aumento di tumori maligni, con un eccesso di incidenza del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 50% per i linfomi Non-Hodgkin.
















Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 
Non solo: vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Il dato riguarda solo le zone d'Italia dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.
A illustrare questi dati e' stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", ha spiegato all'ANSA Iavarone. 
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".
"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - ha aggiunto Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento".
"Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 
fonte: http://www.ilcambiamento.it

Bagnoli, dopo un quarto di secolo per le bonifiche risiamo all’anno zero

Dal Tribunale di Napoli 6 condanne per disastro ambientale e truffa. Ora la partita è in mano a Invitalia























La storia del quartiere Bagnoli di Napoli come sito industriale inizia nel 1904, con la legge per l’industrializzazione della città che spalancò la porta alla siderurgia, attività poi spentasi nel corso dei decenni. Esattamente novant’anni dopo, nel 1994, arrivò dal Cipe la prima delibera che ordinava la bonifica e il risanamento ambientale dell’area; a occuparsene avrebbe dovuto essere dapprima l’acciaieria Ilva, poi la società di scopo Bagnoli Spa, infine la società di trasformazione urbana a partecipazione pubblica Bagnolifutura. Ma le bonifiche attendono ancora: nel frattempo, ieri il Tribunale di Napoli ha concluso il processo (di primo grado) per la mancata bonifica dell’area di Bagnoli e dell’ex Italsider – che dal 2000 è un Sin, Sito d’interesse nazionale – con sei condanne per la mancata bonifica dell’area, con disastro ambientale e truffa come principali reati contestati.
«Ancora una volta – commenta Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania – la magistratura deve sostituirsi alla politica. Assistiamo a un copione che in Campania si ripete ogni qualvolta si parla di bonifiche di siti contaminati. Ieri le discariche dell’ecomafia, oggi Bagnoli, ma con un unico comune denominatore: la bonifica nella nostra regione è una lontana chimera dove corruttela, sprechi e inquinamento la fanno da padrone. La sentenza di oggi rappresenta l’epilogo di un’annosa vicenda che vede ancora ferite mai rimarginate su quel territorio, bonifiche mai realizzate e partite con grande ritardo».
Oggi a Bagnoli la palla delle bonifiche è in mano a Invitalia – l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia –, che su incarico del Governo è il soggetto attuatore del programma di bonifica e rilancio dell’ex area industriale. “Il 2018 sarà l’anno delle bonifiche”, titolava l’Agenzia lo scorso dicembre al termine dell’ultima riunione della Cabina di regia, con l’amministratore delegato Domenico Arcuri a dettagliare: «Inizieremo l’attività di bonifica della rimozione integrale dell’eternit e dell’amianto sotto la superficie del sito di Bagnoli e questa sarà la prima attività di bonifica a terra che concluderemo, auspicabilmente, nel 2018. La rimozione dell’eternit e dell’amianto darà il via alla vera grande bonifica su Bagnoli, la stessa che aspettiamo da 25 anni». Paradossalmente, la sentenza di ieri potrebbe dare nuova energia all’iter, in quanto il Tribunale di Napoli ha revocato il sequestro finora vigente su alcune aree di Bagnoli: «Il dissequestro è benvenuto – ha spiegato infatti Arcuri all’Ansa – perché consente al proprietario dell’area, che in funzione di una norma è Invitalia, di poterla gestire pienamente. Prima dell’estate credo si possa iniziare lavori di progettazione della bonifica».
Sul quando le bonifiche a Bagnoli potranno però dirsi definitivamente concluse, visti i pregressi, dopo 24 anni sembra ancora troppo presto per pronunciarsi. Per questo il quartiere di Napoli è ormai uno dei simboli più tragici di un dramma – quello delle mancate bonifiche – che ammorba l’Italia in lungo e in largo. Gli ultimi dati disponibili documentano come le aree Sin occupino 2.200 chilometri quadrati di territorio italiano, e come per l’80% siano ancora in attesa di bonifiche; secondo Confindustria, concludere l’opera costerebbe sì 10 miliardi di euro, ma ne garantirebbe 5 di ritorni fiscali per lo Stato, oltre a creare 200mila posti di lavoro e a migliorare in modo determinante la qualità (e salubrità) delle aree Sin.
«Quella di Bagnoli – conclude Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – è una delle vicende italiane più gravi per quanto riguarda i ritardi nell’attuazione delle opere di bonifica e i risanamenti ambientali del nostro Paese. È tempo per l’Italia di voltare pagina: non possiamo più permetterci questo sperpero di denaro pubblico e l’incremento dei rischi per la salute dei cittadini derivante da un inquinamento protratto da false operazioni di bonifica».
fonte: www.greenreport.it

Bonifiche, rifiuti, inquinamento: il governo auto-denuncia risorse «assolutamente insufficienti»

Nella nota di aggiornamento al Def il ministero dell’Ambiente evidenzia l’inadeguatezza dei finanziamenti rispetto a quanto sarebbe necessario per realizzare i programmi promessi



 
















Tra i documenti allegati alla nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza) appena approvata dal Consiglio dei ministri è di particolare interesse andare a scartabellare le Relazioni sulle spese di investimento e relative leggi pluriennali: a dispetto della denominazione poco avvincente vi si possono trovare dati molto interessanti circa l’effettivo operato del governo, ovvero sul cosa accade una volta approvata una legge, magari ad anni di distanza. Non sempre – sorpresa! – ai buoni propositi si affiancano le risorse promesse, e in quei documenti dove i toni da propaganda sarebbero inutili i primi ad ammetterlo sono proprio i ministeri interessati.Tra questi rientra in pieno il ministero dell’Ambiente, che ha inviato relazioni specifiche in occasione della nota di aggiornamento al Def. Per quanto riguarda ad esempio la missione 18-Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, il ministero «in generale ritiene inadeguate le risorse al fabbisogno finanziario necessario al soddisfacimento dei programmi di investimento in corso e quelli ancora da avviare come per esempio le attività per la bonifica ed il risanamento dei siti inquinati».
Un motivo che si ripete anche osservando l’attuazione del programma 12-Gestione delle risorse idriche, tutela del territorio e bonifiche; anche in questo caso il ministero osserva che «non risultano ancora avviati i lavori per interventi di bonifica e messa in sicurezza dei siti di interesse nazionale nonché gli interventi per il disinquinamento e per il miglioramento della qualità dell’aria. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento lavori, presentano dei ritardi gli interventi di bonifica dei siti di interesse nazionale inquinati e quelli contaminati da amianto. In generale, le risorse finanziarie disponibili non sono compatibili con le attività programmate nei vari settori di intervento». E non a caso i Siti di interesse nazionale (Sin) attendono di essere bonificati in alcuni casi da decenni, ma al momento le operazioni risultano chiuse solo al 20%.
Anche per il programma 15-Prevenzione e gestione dei rifiuti, prevenzione degli inquinamenti, emergono le stesse lacune, se non in maniera ancor più acuta: «Le risorse allocate per gli investimenti attinenti alle politiche per la gestione integrata dei rifiuti, la riduzione della produzione dei rifiuti, l’incentivazione della raccolta differenziata, il recupero di materia e di energia gli interventi nonché alle politiche per il contrasto dell’inquinamento atmosferico e da agenti fisici, sono ritenute ampiamente insufficienti specie per gli interventi destinati al miglioramento della qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni di polveri sottili».
Un esempio concreto? Guardando alle Politiche per la riduzione e la prevenzione della produzione dei rifiuti, per la corretta gestione e il riutilizzo degli stessi e per il contrasto alla loro gestione illegale, il ministero dell’Ambiente osserva che «sulla base della esperienza maturata nel corso degli anni, si è rilevato che le risorse odiernamente disponibili si rilevano assolutamente insufficienti per consentire un intervento pubblico efficace per l’intero territorio e per tutte le più rilevanti problematiche». Al fine di «accrescere la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti nonché favorire il superamento delle situazioni emergenziali presenti in alcune aree del territorio nazionale», il “Fondo per la promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclaggio e smaltimento” dovrebbe ammontare a 60 milioni di euro – così come previsto dall’articolo 2, comma 323 della legge 244/07 –, e invece ne sono stati stanziati molti meno: 22.389.578 euro, ovvero il 37% circa di quanto promesso. Ma senza leggi coerenti con sé stesse e investimenti, pubblici in primis, l’economia circolare è destinata a rimanere solo una buona idea – e non possiamo permettercelo.

fonte: www.greenreport.it

Esperienze e buone pratiche di bonifica e risanamento dei siti inquinanti

Bonifiche: tecniche di biorisanamento, recupero di energia, rigenerazione e valorizzazione dei siti, innovazione nella nel trattamento e nella gestione delle acque e dei rifiuti. Le esperienze e le buone pratiche 




















fonte: http://ambienteinforma-snpa.it