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Il ruolo delle green city nella ripresa post Covid

Le green city possono essere la risposta per fronteggiare da una parte le emergenze provocate dalla pandemia, dall’altra l’emergenza climatica



La ripartenza delle città nel post emergenza Covid è stato oggetto di approfondimento in una nostra precedente Arpatnews in cui abbiamo affrontato il tema delle smart city. Nel dibattito sulla ripresa del nostro Paese e sul ruolo che in questa ripresa hanno le città entra anche il modello europeo delle green city; i nostri centri urbani infatti possono avere un‘impronta ecologica altamente insostenibile, ma allo stesso tempo possono giocare una parte importante per risolvere alcuni problemi a livello globale.

All’argomento è stata dedicata proprio la 3^ Conferenza Nazionale delle Green City organizzata dal Green City Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Al centro della conferenza i temi che richiedono un nuovo protagonismo delle città: dalla decarbonizzazione, all’economia circolare, alla mobilità sostenibile, alla digitalizzazione, alle infrastrutture verdi. Un programma di rigenerazione basato sul modello delle green city, città che puntano in modo prioritario sull’elevata qualità ecologica per assicurare resilienza e sostenibilità e che, ancora di più dopo questa pandemia, possono essere una leva decisiva del Green Deal in Italia.

La Carta, presentata in occasione della conferenza, propone 7 obiettivi strategici della rigenerazione urbana secondo il modello delle green city:


pianificazione urbana: definire e aggiornare la strategia comunale complessiva e gli indirizzi della pianificazione con la visione della green city quale quadro di riferimento dei progetti e degli interventi di rigenerazione urbana, definendo anche indicazioni per assicurare un’adeguata qualità ecologica e valorizzando le possibili integrazioni e sinergie tra le varie competenze e i diversi settori

consumo suolo: azzerare il consumo di suolo che genera degrado e impatti per la qualità architettonica e paesaggistica delle città, perdita di aree naturali e agricole, erosione e impermeabilizzazione dei suoli e aumento dei rischi idrogeologici

decarbonizzazione: valutare le prestazioni energetico-ambientali degli edifici, utilizzare soluzioni tecniche per ridurre i fabbisogni energetici, effettuare un’analisi delle fonti rinnovabili utilizzabili localmente e promuovere le migliori tecnologie di produzione disponibili e integrabili negli edifici e nelle città 

adattamento climatico: rendere le città più resilienti di fronte ai cambiamenti climatici individuando e programmando strategie integrate per prevenire e ridurre la vulnerabilità dell’ambiente costruito agli eventi atmosferici estremi, attraverso analisi tecniche dei rischi, l’arresto dell’impermeabilizzazione di nuovo suolo, soluzioni di adattamento basate sulla natura e individuando gli strumenti per fronteggiare le alluvioni e le ondate di calore

qualità urbana: per tutelare la ricchezza dei valori storici, identitari e culturali delle città, riqualificare gli spazi pubblici, rendendo disponibili aree pedonali, piste ciclabili, sharing mobility, ztl, “ibridizzando” le aree monofunzionali e realizzando housing sociale che assicuri benessere abitativo e integrazione sociale

qualità del patrimonio costruito: definire indirizzi e criteri per le valutazioni della qualità architettonica, urbana e ambientale; promuovere l’utilizzo di materiali per l’edilizia di qualità ecologica, riutilizzabili e riciclabili; negli interventi di riqualificazione e manutenzione del patrimonio edilizio migliorare l’efficienza energetica, l’uso dell’acqua, la gestione dei rifiuti

infrastrutture verdi: aumentarle perché contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento, mitigare il cambiamento climatico, salvaguardare la biodiversità in ambito urbano, migliorare il paesaggio.



Alla carta hanno aderito fino ad ora oltre 70 città italiane grandi, medie e piccole. Sul sito Web del Green City Network alcune di queste città raccontano i loro progetti di rigenerazione urbana. Tra queste le due toscane Firenze e Prato:
a Firenze il Sistema Informativo del Verde Pubblico (SIVEP) consente di integrare e ottimizzare i processi informativi utilizzati per la gestione del patrimonio verde del Comune di Firenze e di eventuali altri enti della cintura fiorentina; tra i nuovi servizi digitali sviluppati per i cittadini vi è la mappa del verde tramite cui è possibile scoprire quanti, quali e come sono gli spazi verdi in città, il servizio Dona Un Albero che consente di donare un albero alla città dedicandolo a una persona cara e scegliendolo tra 10 specie, il servizio Un Albero per ogni Nato che garantisce la trasparenza della messa a dimora di un albero per ogni nuovo bambino registrato all’anagrafe, la Smart Irrigation, un sistema avviato nei due nuovi giardini della ex Officine Galileo e di Porta Leopolda dove sono stati installati irrigatori intelligenti connessi alla rete internet, per rilevare le previsioni meteo, e dotati di decine di sensori che misurano la temperatura e l’umidità del suolo allo scopo di “decidere”come e quando irrigare;
a Prato, il Piano operativo del Comune è teso al contenimento del consumo di suolo e prevede interventi per la resilienza e l’adattamento climatico; tra i progetti segnalati il “Parco Centrale di Prato”, ovvero 4 ettari entro le mura in luogo del vecchio ospedale, il parco fluviale che si snoda per 8 km lungo il fiume Bisenzio attraversando la città, il programma “100 piazze” che prevede non solo la riqualificazione delle piazze nel centro storico ma anche un intervento sistematico nelle frazioni, il “PIU Prato”, programma di rigenerazione che interviene nel Macrolotto Zero e prevede l’insediamento di funzioni pubbliche e nuove aree verdi tramite interventi di riuso e demolizioni selettive, il progetto “Parco lineare al Soccorso”, dedicato all’interramento della Declassata, asse primario urbano con 50.000 veicoli giorno che ricuce quartieri ad oggi isolati dall’arteria e dona un respiro all’area più densamente costruita della città, Prato Urban Jungle che prevede di sperimentare in tre aree un nuovo paradigma urbano rispetto al quale la città esistente viene invasa dalla natura in spazi aperti e facciate, tetti ed interni.

E a livello europeo?

In Europa sempre più città puntano a diventare “green city”, alcune lo fanno da tempo, altre si sono mosse proprio sulla spinta del post Covid, lo fanno investendo ad esempio in progetti per aumentare gli spazi verdi e le infrastrutture per pedoni e ciclisti.

A questo proposito la Commissione europea mette a disposizione il “Green City Tool” per fornire ai cittadini europei e alle città stesse una serie di informazioni sui temi legati alle città, che vanno dall’ambiente e alla sua cura, alla sostenibilità.

Le aree di interesse dello Strumento sono 12 e fanno riferimento ai criteri del premio Capitale verde europea: aria, mobilità, energia, adattamento ai cambiamenti climatici, mitigazione dei cambiamenti climatici, natura e biodiversità, rumore, governance, acqua, crescita verde e innovazione, utilizzo del territorio, rifiuti.



Le città possono registrarsi ufficialmente, come amministrazione pubblica oppure usare lo “Strumento Città verdi” senza registrarsi; selezionando poi il tema di interesse e rispondendo alle domande del questionario possono accedere ai consigli utili forniti, agli orientamenti, ai link utili e alle best practice segnalate sui vari temi.

Il sito dedicato allo Strumento mette anche a disposizione una mappa relativa alle città sostenibili.

fonte: http://www.arpat.toscana.it


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Italiani preoccupati per clima e salute, disposti a fare sacrifici per salvare il Pianeta














Il cambiamento climatico preoccupa i cittadini italiani. La preoccupazione è tale che molti sono disposti a cambiare le proprie abitudini di consumo e affrontare sacrifici economici, pur di salvaguardare l'ambiente. È questo il dato più significativo che emerge dalla ricerca Dal global warming alle nuove sfide per la salute.  

Condotta da Episteme per conto di AXA Italia, la ricerca ha coinvolto 2016 persone di età compresa fra 18 e 74 anni. Le interviste sono avvenute a settembre 2019. La domanda più significativa era indicare i primi tre rischi emergenti che potrebbero avere l’impatto maggiore sulla società.
crediti nasa by robert simmonCrediti: NASA, foto di Robert SimmonAl primo posto è stato indicato il cambiamento climatico. È al primo posto per il 63,4 percento degli intervistati, con una crescita di 16,7 punti percentuali rispetto al 2018. Il secondo posto è andato all’instabilità finanziaria, con il 38,9 percento. Terza classificata la gestione delle risorse naturali, con il 36,1 percento dei voti.

La vera emergenza è quindi quella climatica, e di conseguenza ambientale. L’opinione pubblica concorda sul fatto che sia una priorità non procrastinabile. Secondo l’83,2 percento degli intervistati i governi devono intervenire subito. Devono affrontare il problema con la più alta priorità rispetto a qualsiasi altra emergenza.

L'impellenza è data dall'elevato livello di informazione dichiarato al riguardo. Il 79,8 percento degli intervistati si dichiara informato e interessato a seguire gli sviluppi.

I fattori scatenanti di tanto interesse possono essere molteplici. Il movimento Fridays For Future ha senza dubbio attirato l'attenzione. Ma non è tutto. Allagamenti, frane e crolli che accompagnano le ondate di maltempo preoccupano e impauriscono. Per non parlare del fatto che molti associano la salute dell’ambiente con la salute dei cittadini.
earth 4195982 1280Tra le possibili implicazioni sulla salute, gli intervistati hanno indicato al primo posto l'aumento delle malattie oncologiche (44,9%). Seguono il peggioramento generale dello stato psicofisico (33,4%) e l’aumento delle malattie respiratorie (24,8%).

Sempre secondo la ricerca, il 72,4% della popolazione pensa che gli effetti del cambiamento climatico riguardino tutti. Non è più un problema che si può circoscrivere alle persone anziane e già debilitate (12%) o alle popolazioni geograficamente distanti (6,9%). In altre parole, l'emergenza climatica è un fenomeno sia sistemico sia vicino alla vita quotidiana delle persone.

Da parte loro, gli intervistati si sono detti disposti a mettersi in gioco in prima persona. Pur di tutelare l'ambiente, quindi la propria salute, accetterebbero di cambiare le proprie abitudini di consumo. E anche di fare dei sacrifici in termini economici (77,4%).

La mobilitazione dal basso da sola non basta per ottenere risultati concreti. Per questo è richiesto un intervento pubblico quanto più rapido e incisivo possibile. È necessario che dall’alto vengano attivate una serie di misure globali. Secondo gli italiani, le prime a dover intervenire sono le nazioni più potenti al mondo (22,9%). Il 22,2 percento degli intervistati auspica poi una fattiva collaborazione tra grandi aziende e governi.

Le porte sono spalancate per i nuovi modelli di crescita sostenibile. In primis le smart city, che creano aspettative sempre più alte. I cittadini si aspettano che la loro implementazione porti a una diminuzione dell’inquinamento (36.2%). La maggior parte degli intervistati (85,9%) punta anche sugli impianti domotici, con la speranza di abbattere i consumi energetici e idrici. È invece l’81,5% a credere fortemente nell'impiego delle app per il corretto smaltimento dei rifiuti.


fonte: https://www.greencity.it

La raccolta dei rifiuti diventa smart con i sensori Internet of Things














Smart Waste Collection Systems è il progetto presentato dal Luxemburg Institute of Science and Tecnology allo Smart City Expo World Congress di Barcellona. Come suggerisce il nome, è una soluzione ideata per rendere intelligente la raccolta dei rifiuti indifferenziati (la frazione secca per intenderci).

Si parte dal presupposto che ogni giorno i veicoli per la raccolta dei rifiuti girano la città per raccogliere la spazzatura. È un processo regolarizzato mediante calendari fissi, con dei seri limiti. Ad esempio, non tiene conto che con la stagionalità cambiano il livello e la velocità di degrado dei rifiuti. Del fatto che non tutti i giorni viene depositata la stessa quantità di spazzatura. E che l'utenza, oltre ai privati cittadini, include ristoranti, negozi o artigiani che hanno necessità molto differenti da quelle dei singoli utenti.
swam2Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali l'industria del riciclaggio dei rifiuti sta cercando di automatizzare gli itinerari di raccolta per incontrare le mutevoli esigenze dei clienti. Un procedimento possibile grazie all'aumento delle tecnologie informatizzate. Utilizzando sensori o oggetti legati all'Internet of Things, si possono monitorare le piattaforme di raccolta e adeguare l'attività di raccolta in funzione dei dati raccolti.

Così facendo il settore del riciclaggio dei rifiuti guadagna nuove opportunità per ridurre l'inquinamento. Oltre che per migliorare la qualità dei servizi e creare nuovi indicatori di prestazioni. Sul mercato non ci sono molti dispositivi tecnologici che possono essere utilizzati in modo da soddisfare tutte le esigenze, gli obblighi e le priorità. Priorità che devono tenere conto delle esigenze degli utenti finali e delle imprese, ma anche dell'ambiente urbano in cui si evolvono.

Devono essere necessariamente dispositivi capaci di generare dati adatti a creare modelli di ottimizzazione dell'itinerario su larga scala, partendo da una rete di sensori. A crearli ci hanno pensato il LIST e l'azienda lussemburghese Polygone Sarl, con il progetto SWAM. Hanno progettato e costruito una piattaforma intelligente di raccolta dei rifiuti basata su processi di ottimizzazione che combinano criteri di business, client e operativi. I dati sono generati da sensori, delle dimensioni di una custodia per gli occhiali, inseriti direttamente nei contenitori dei rifiuti. Il loro compito è indicare quanto sono pieni i cassonetti.
swam4Una misurazione difficile, ci ha spiegato l'addetto allo stand dello Smart City Expo. Perché oggetti molto voluminosi, come un cartone di carta, possono far sembrare pieno il cassonetto quando invece è vuoto. E oggetti molto pesanti possono fare altrettanto, anche se sono di dimensioni ridotte.

Scartate la banale bilancia e gli indicatori di livello, è sceso in campo il LIST con un nuovo approccio di analisi multicanale. Un primo sistema di gestione dei dati raccoglie e fornisce flussi di dati multipli trasmessi da Polygone e da servizi esterni. Sulla base del flusso dinamico di dati raccolti, un secondo sistema consente di ottimizzare i processi logistici.

Una volta che sarà terminato lo sviluppo, la soluzione sarà valutata e validata in scenari reali. Alla fine del progetto, verrà sviluppato un prototipo di piattaforma di business intelligence per l'industria del riciclaggio dei rifiuti. Questo prototipo aprirà la strada all'implementazione di nuovi modelli di business per soddisfare il servizio e aprire a nuove opportunità di mercato.


fonte: www.greencity.it

Sviluppo urbano sostenibile: ecco le sei città italiane che guardano al futuro

Torino, Ravenna, Latina, Prato, Bergamo e Milano tra le 20 che beneficeranno degli 82 milioni messi sul piatto dal Fesr per progetti innovativi. Digital transformation e soluzioni per l'ambiente tra i focus principali












CI SONO ANCHE sei città italiane - Torino, Ravenna, Latina, Prato, Bergamo e Milano - tra le 20 "vincitrici" dell'Urban Innovative Actions - "Azioni urbane innovative" - l'iniziativa europea che punta a individuare e testare nuove soluzioni di sviluppo urbano sostenibile.

I progetti vincitori - innovativi, di buona qualità, concepiti e realizzati con il coinvolgimento dei soggetti interessati - potranno contare su 82 milioni di euro erogati dal Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale e si concentreranno su digital transformation, uso sostenibile del territorio, povertà e sicurezza urbana. Il budget totale stanziato dal Fesr per l'iniziativa UIA ammonta a 372 milioni di euro circa.
"Nessun soggetto è in una posizione migliore delle città stesse per progettare soluzioni che trasformeranno la vita nelle aree urbane", ha detto Johannes Hahn, commissario Neighbourhood Policy & Enlargement Negotiations. "Ecco perché la Commissione ha assegnato fondi in modo che le città possano testare le proprie idee".

Le proposte inviate erano state 175, provenienti da 23 Stati membri differenti. In particolare, sulla digital transformation hanno "corso" Gavà (Spagna), Heerlen (Paesi Bassi), Lisbona (Portogallo), Ravenna (Italia), Rennes (Francia), Växjö (Svezia), Vienna (Austria). Per la sicurezza urbana il Pireo (Grecia), Tampere (Finlandia), Torino (Italia). Per l'uso sostenibile del suolo e soluzioni ecosostenibili Baia Mare (Romania), Breda (Paesi BassBassi), Latina (Italia), Prato (Italia), Plymouth (Regno Unito). Per la povertà urbana Bergamo (Italia), Getafe (Spagna), Milano (Italia), Seraing (Belgio), Landshut (Germania).

Particolarmente interessante l'opportunità per il Comune di Latina, che si è aggiudicato un finanziamento di 3.947.760 "per l'uso sostenibile del suolo e soluzioni ecosostenibili". L'amministrazione aveva aderito alla call UIA col progetto "UPPER - Parchi produttivi urbani per lo sviluppo di tecnologie e servizi connessi a soluzioni basate sulla natura", che mira a trasformare aree verdi e abbandonate della città in aree verdi completamente accessibili e sicure, con strutture ricreative per i cittadini. I parchi saranno "produttivi", ovvero dotati di impianti di fitorisanamento di acqua e suolo, di alberi autoctoni per combattere l'effetto isola di calore e l'inquinamento atmosferico e di impianti di filtraggio e rinforzo sulle rive dei canali e lungo le dune costiere.

Il "suolo" - si legge nel bando - è infatti "una risorsa naturale finita ed essenziale", soggetta a pressioni stressanti come l'urbanizzazione, le infrastrutture e l'aumento della produzione di alimenti, mangimi, fibre e carburanti. Ogni anno, circa 1000 km quadrati di terreni agricoli o naturali in Ue scompaiono per diventare aree artificiali, e sempre più terreni finiscono abbandonati al degrado, con ricadute negative sull'ecosistema. Per affrontare queste sfide, sono tante le politiche europee che promuovono la protezione del suolo e della biodiversità e lo sviluppo urbano sostenibile, come il 7° Programma di azione per l'ambiente, la Strategia tematica per la protezione del suolo UE, la Strategia dell'UE sulla biodiversità e la Strategia per le infrastrutture verdi. Di recente, la Commissione ha anche adottato un "Piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia", proprio con l'obiettivo di accrescere il contributo alla protezione della natura.

Il prossimo bando sarà pubblicato nel settembre 2019 e rappresenterà l'ultima opportunità per le città di ottenere finanziamenti a titolo del bilancio Ue 2014-2020 per azioni innovative nei settori della cultura e del patrimonio culturale, dell'economia circolare, della qualità dell'aria e del cambiamento demografico.

Il progetto è realizzato con il contributo della Commissione Europea. Dei contenuti editoriali sono ideatori e responsabili gli autori degli articoli. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsivoglia uso fatto delle informazioni e opinioni riportate.

fonte: https://www.repubblica.it

Dalle smart city alla citizen science: un nuovo modo di essere cittadini

Come riappropriarsi di un sano senso civico





















Nel nostro Paese i cittadini si stanno rendendo sempre più parte attiva della cosa pubblica, realizzando, nel proprio contesto locale o su una scala anche più ampia, dei cambiamenti tangibili e creando allo stesso tempo un nuovo modo di essere cittadini e componenti di una determinata comunità.
Dalle persone che si rimboccano le maniche per risolvere un problema che affligge il proprio territorio o la propria comunità, a persone che in nome di una sensibilità sempre più accesa verso le problematiche ambientali si sono fatte promotrici di progetti di raccolta dati e monitoraggio ambientale.
In entrambi questi casi stiamo parlando di attività che, pur non arrivando sempre all’attenzione del grande pubblico, ci raccontano di cittadini partecipi alla cosa pubblica, corresponsabili del buon andamento della propria città o della cura e gestione della "casa comune", ovvero l’ambiente.


Esempi li possiamo ritrovare sia nei quartieri delle nostre città, sia nello spazio virtuale delle app e più in generale del Web. Ecco allora i movimenti Retake che sono impegnati per la diffusione del senso civico in diverse città italiane, in primis Milano Roma, e che cercano di coinvolgere i cittadini nella risoluzione comune di problemi, favorendo il recupero degli spazi e dei beni pubblici.
Fare Comunità è un blog dell’associazione “Amici di Pericle” di Piedimonte Matese nell'Alto Casertano, che vuole contribuire a diffondere nel territorio la cultura civica e democratica e favorire la partecipazione dei cittadini nella risoluzione dei problemi delle comunità.
Anche le app possono dal canto loro favorire tale senso civico, permettendo di gestire problematiche ed esigenze comuni in modo collaborativo, trovare soluzioni condivise, scambiare esperienze. Su Arpatnews ne abbiamo ad esempio parlato affrontando il tema della riduzione dei rifiuti, alimentaritessili ingombranti.
Guardando a queste esperienze e facendo riferimento a quel modello di società e di città oggi definita “smart”, potremmo qui a tutti gli effetti parlare di smart citizens, in quanto questi cittadini sono sì portatori di bisogni, ma manche soggetti capaci di proporre soluzioni e quindi attori collaborativi nell’attuazione delle loro proposte. Sono cioè cittadini "intelligenti" perché si prendono cura della cosa pubblica.
Se infatti la smart city è una città caratterizzata da un’alta qualità della vita, o perlomeno preoccupata di migliorare la qualità della vita dei propri abitanti e di proteggere l’ambiente in cui essi vivono, ed è in grado di rispondere ai bisogni sociali ed economici della società e dei singoli cittadini, questo vale anche per chi questa città la vive, come attore partecipe e consapevole.
Alcuni di questi cittadini si fanno chiamare “civic hackers”, per sottolineare il loro attivismo al di là delle intenzioni della pubblica amministrazione: anzi, là dove quest’ultima latita o ritarda, loro si inseriscono per cercare soluzioni e risposte creative ad esigenze e problemi concreti, senza allo stesso tempo contrastare chi ufficialmente e professionalmente deve gestire ed amministrare la cosa pubblica, contribuendo così a far emergere problemi altrimenti invisibili e a darne valore, prendendosene cura.


A ben vedere non sono poi tanto lontano dai movimenti Retake o simili, se non per il fatto che questi problem solvers delle smart city si affidano in modo preponderante alla tecnologia per facilitare l’individuazione e la soluzione dei problemi. Alcuni esempi sono i cittadini che attraverso la tecnologia si sono applicati con creatività per dare una risposta all’emergenza terremoto facendosi comunità (Terremoto Centro Italia) o l’esperienza di MappiNa, una piattaforma collaborativa che realizza una diversa immagine delle città attraverso il contributo, critico ed operativo, dei suoi abitanti.
Sulla stessa lunghezza d’onda possiamo collocare chi prende parte a progetti di citizen science, che è qualcosa di più che un modo di raccogliere dati, contribuendo attivamente a sensibilizzare, costruire capacità e soprattutto rafforzare le comunità.
Esempi di citizen science li abbiamo sotto i nostri occhi nelle nostre città: citiamo ad esempio il progetto Che aria tira? di autocostruzione - da parte di cittadini interessati al tema - di una rete di centraline low cost per la misurazione della qualità dell’aria nella piana fiorentina; sullo stesso tema il progetto umbro AirSelfie® che ha visto il contributo di cittadini che hanno indossato dei sensori portatili in grado di misurare in tempo reale le concentrazioni di PM2.5 nel corso della giornata.
Il campo della marine litter si presta molto bene ad esperienze di citizen science: la stessa Agenzia europea per l'ambiente (AEA) con Marine LitterWatch consente ai cittadini di monitorare, identificare e segnalare i rifiuti marini trovati sulle spiagge utilizzando l’elenco standard previsto dalla Strategia marina stessa, ottenendo quindi la comparabilità con i dati raccolti dagli Stati membri nei mari regionali europei e nell’insieme dell’UE.


Ricordiamo qui anche l'esperienza degli osservatori civici, “sentinelle per l'ambiente” che vigilano sul territorio con compiti di segnalazione per scoraggiare gli abusi, ma anche con finalità di proposta di soluzioni nei confronti delle istituzioni; tali osservatori sono particolarmente attivi in Campania.
Spostandoci in un altro campo c'è il Progetto Radon in Friuli Venzia Giulia, dove la popolazione è stata chiamata a collaborare attivamente con i ricercatori per le misure di radon nelle abitazioni.
Ad oggi purtroppo non vi è ancora sufficiente sinergia tra la citizen science e le iniziative delle smart city e neppure vi è interoperabilità e riusabilità dei dati, delle app e dei servizi sviluppati in ogni progetto. Questo rende difficile confrontare i risultati e quindi trasferirli da un contesto all'altro. Molto spesso i dati raccolti per un dato progetto scompaiono infatti dopo la fine del progetto stesso, rendendo impossibile la riproducibilità dei risultati e l'analisi delle serie temporali. Tentativi di diverso tipo sono alla base invece di iniziative come quella dell'AEA sui rifiuti marini.
Resta il fatto che costruire e mantenere attiva la comunità e la fiducia tra i suoi membri sono punti chiave di qualsiasi progetto di citizen science come di smart city e sarebbe dunque auspicabile che le istituzioni si facessoro promotori e facilitatori di tali iniziative da cui loro stesse possono trarre vantaggio. Del resto la stessa Costituzione ci dice che le amministrazioni dovrebbero favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini, per lo svolgimento di attività di interesse generale. I patti di collaborazione fra cittadini e amministrazione sono in questo senso strumenti importanti con cui i Comuni, insieme ai cittadini attivi, possono concordare tutto ciò che è necessario fare per realizzare degli interventi di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni in forma condivisa.
fonte: http://www.arpat.toscana.it

Tecnologie “smart” per tagliare i consumi del 70%: il progetto Enea per Livorno

Lampioni a led intelligenti, semafori telecontrollati, sensori e telecamere e altre soluzioni, per tagliare spese e CO2.


















Lampioni a led intelligenti, semafori telecontrollati, sensori e telecamere per la gestione del traffico e della sosta dei veicoli, ma anche per il monitoraggio ambientale.
Sono alcune delle tecnologie messe in campo da Enea nel programma di riqualificazione in chiave smart della città di Livorno, che – secondo quanto anticipato in una nota stampa dell’agenzia – consentirà risparmi energetici totali fino al 70%, oltre a un taglio della CO2 di oltre 1.400 tonnellate annue.
Queste attività, si spiega, rientrano nell’ambito del progetto ES-PA – Energia e Sostenibilità per la Pubblica Amministrazione, coordinato dall’Enea, per rafforzare le competenze degli amministratori pubblici sui temi energetici e della sostenibilità e costruire modelli replicabili in tutta Italia.
“Insieme all’amministrazione comunale stiamo predisponendo soluzioni che, oltre ai benefici economici e ambientali, avranno un impatto positivo anche sulla vita dei cittadini”, evidenzia Stefano Pizzuti, responsabile del laboratorio Enea.
“Oltre che nelle strade, i sistemi illuminanti ad altissima efficienza con regolazione del flusso luminoso saranno installati anche nei parchi e nei monumenti”, aggiunge Pizzuti.
Il piano di trasformazione di Livorno in chiave smart prevede anche torrette di ricarica elettrica e per il pronto soccorso, sensori per il controllo dell’allagamento di sottopassi, la riqualificazione delle linee elettriche, sistemi di video sorveglianza wi-fi urbano e fibra ottica, il tutto coordinato da una piattaforma urbana che raccoglie e redistribuisce i dati secondo principi di interoperabilità definiti da Enea. Questo primo modello di smart city su scala urbana prevede inoltre lo sviluppo e l’applicazione di strumenti e procedure standard per ottimizzare l’utilizzo delle soluzioni presenti sul mercato.
“Nell’ambito del progetto abbiamo sviluppato una piattaforma informatica, denominata PELL cioè Public Energy living Lab, che permette di monitorare e misurare le prestazioni dell’intera infrastruttura digitale”, sottolinea Nicoletta Gozo della divisione Enea “Smart Energy”.
“Grazie a questa piattaforma, per la prima volta in Italia in una gara per l’affidamento dell’illuminazione pubblica è stato possibile adottare l’istituto del dialogo competitivo, caratterizzato da modalità più flessibili che riescono a conciliare la prestazione di un servizio pubblico con la capacità innovativa delle imprese”, aggiunge Gozo.
“Questo modello rappresenta la combinazione vincente di innovazione, rispetto per l’ambiente e risparmio economico; infatti gli investimenti necessari per introdurre le soluzioni tecnologiche concordate tra Enea, Comune ed aziende saranno sostenute interamente dalle imprese stesse, mentre i costi di investimento saranno recuperati attraverso i risparmi energetici che le soluzioni stesse garantiranno”, sottolinea Mauro Annunziato responsabile della divisione Enea “Smart Energy”.
“Non solo il Comune di Livorno non dovrà effettuare nessun investimento, ma i costi di gestione dell’intero nuovo sistema smart saranno inferiori del 20% rispetto a quanto il Comune paga attualmente per la sola illuminazione pubblica. In questo senso il ‘modello Livorno’ può essere generalizzato in una policy nazionale che consente di risparmiare risorse energetiche, ambientali ed economiche per dare al cittadino molti più servizi e migliorare la qualità della vita e la sicurezza”, conclude Annunziato.
fonte: www.qualenergia.it

QCumber: una piattaforma per la partecipazione collaborativa



QCumber è una piattaforma per la gestione della sostenibilità ambientale basata sull’impiego di modelli di simulazione e di analisi massiva dei dati, selezionata dal Governo inglese (UKTI) come una delle “100 migliori idee al mondo” alle Olimpiadi delle Startup di Londra 2012, oggi impiegata da diverse istituzioni italiane per la valutazione di impatto ambientale.
In particolare la piattaforma è attiva in Regione Lombardia e nelle 12 province lombarde, oltre che in diversi comuni, alcuni applicativi sono infatti diventati lo strumento di gestione di procedimenti come lo screening ambientale degli impianti di trattamento rifiuti e la valutazione degli impatti cumulativi. 
In ARPA Umbria la piattaforma è utilizzata per la gestione delle problematiche connesse alle molestie olfattive e in Regione Basilicata è impiegata per la definizione dei quadri informativi ambientali a supporto della pianificazione dei rischi su area vasta (Regional Risk Assessment). Per la pubblica amministrazione la piattaforma è attivabile liberamente in modalità di "riuso del software". Per le imprese e i consulenti è previsto l'accesso tramite interfacce per l'acquisizione dei dati necessari alla PA per l'elaborazione degli scenari e la valutazione degli impatti ambientali, oltre che per la progettazione e la gestione di Piani di Monitoraggio.
QCumber fornisce la possibilità di integrare, negli algoritmi di valutazione dell'impatto ambientale che animano la piattaforma, i dati raccolti sul territorio, via internet, in tempo reale, in modo trasparente. 
Si avvale del supporto tecnico-scientifico della IAIA (International Association for Impact Assessment), di cui la sezione italiana ha coordinato i lavori della 35esima Conferenza Mondiale IAIA15 di Firenze: “Impact Assessment in the Digital Era”, dedicata proprio alle metodologie e tecnologie IT per la valutazione della sostenibilità ambientale 4.0, in cui Qcumber è stata presentata e condivisa assieme ai partner europei e internazionali 
foto_Giuseppe Magro.jpgfoto_Giuseppe Magro.jpgDi QCumber ne abbiamo parlato con il Presidente IAIA Italia, ing. Giuseppe Magro, ingegnere nucleare specializzato in sistemi di supporto alle decisioni e piattaforme digitali per la governance della sostenibilità ambientale delle Smart City, che è anche autore del libro “Open data e Ambiente, Una rivoluzione digitale per la Sostenibilità” (Edizioni Ambiente, 2015), selezionato dal Festivaletteratura di Mantova nel 2015.

Vuole illustrarci sinteticamente quali sono le caratteristiche della piattaforma on-line Qcumber?
Qcumber è una piattaforma multi-stakeholder che consente la governance integrata dei procedimenti di valutazione di impatto e rischio ambientale (tra cui VIA e VAS), impiegando tecnologie di elaborazione dati (IOT/ML) e modelli di supporto alle decisioni adottati dalle principali istituzioni internazionali e nazionali del settore (EPA/IAIA/WHO).
L'analisi e la valutazione degli impatti può essere svolta ai livelli di scoping, screening, assessment e monitoring e gli esiti vengono condivisi e convalidati dagli stakeholder coinvolti nei diversi procedimenti.
A chi è rivolta?
La piattaforma viene impiegata da Regioni, Province, Comuni, Agenzie, imprese, consulenti e cittadini per la E-governance dei procedimenti di pianificazione e di valutazione ambientale.
Al momento sono anche in corso tre sperimentazioni nazionali che vedono coinvolto il Ministero dell'Ambiente e a dicembre si conclude la fase di convalida inter-istituzionale avviata durante IAIA15 nell'ambito dell'E-Governance 4.0 Forum.
esempio schermata qcumberQuali sono le finalità che vi proponete?
Stiamo lavorando assieme alle istituzioni e agli stalkeholder per fornire strumenti speditivi e accreditati ai valutatori istituzionali coinvolti nei principali procedimenti di valutazione ambientale, nelle VAS delle Regioni, Province e Comuni, nelle VIA e nelle AIA degli impianti industriali, fino alle valutazioni integrate di filiera e nelle dichiarazioni non finanziarie (Bilanci di Sostenibilità).
L'obiettivo principale, in questa fase di sviluppo del progetto, è accompagnare il processo di digitalizzazione dei servizi nelle città e nei territori, supportando gli amministratori pubblici e gli operatori nelle delicate scelte di progettazione e gestione delle Smart City.
Sono in corso le attività di sviluppo e convalida degli applicativi relativi alle valutazioni ambientali e sociali in conformità agli obiettivi delle Nazioni Unite (SDG) e ai requisiti introdotti dal D.Lgs 254 che ha recepito la Direttiva Europea 2014/95 UE.
Nel 2019 è prevista l'implementazione di specifici applicativi per la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) applicabili a diverse scale territoriali.
mappa NOX
Chi raccoglie i dati che vengono inseriti, e come vengono poi utilizzati?
I dati impiegati sono sia di tipo ambientale che gestionale e vengono acquisiti in modalità automatica dai sensori che lo consentono, oppure estratti direttamente dai sistemi gestionali, oltre che inseriti dagli utilizzatori della piattaforma nell'ambito dei procedimenti. Una volta acquisiti e verificati vengono impiegati per alimentare i modelli di valutazione di impatto e rischio ambientale e condivisi secondo una profilazione basata su ruoli e funzioni amministrative dei diversi stakeholder coinvolti nei diversi procedimenti.
Quali sono le sue prospettive di sviluppo?
Lo sviluppo, la convalida e la diffusione della Piattaforma rientrano nel progetto E-Governance 4.0 che ha coinvolto la sezione italiana dell'Associazione Internazionale di Impatto Ambientale (IAIA), oltre a partner tecnologici come Microsoft, ST Microelettronic e il CERC di Cambridge.
L'obiettivo di breve termine è concludere la sperimentazione nazionale e internazionale (attiva al momento in Italia, UK e Portogallo), coinvolgere in modo strutturato il mondo della ricerca e quello della pubblica amministrazione e delle imprese, per definire le nuove strategie di E-governance da condividere nelle Smart city italiane. Durante IAIA 2020 a Siviglia la sezione italiana di IAIA presenterà, assieme agli stakeholder istituzionali, i risultati raggiunti estendendone l'applicazione anche alle Developing Countries.
fonte: http://www.arpat.toscana.it

Toscana sempre più smart

Trasformare una città in una smart city significa apportare modifiche e cambiamenti che hanno ricadute anche sull’ambiente in vari ambiti: utilizzo delle energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, miglioramento della qualità dell'aria ma anche dell'acqua






Secondo l’ultimo studio dello Smart City Index 2017 le città più “intelligenti” sono soprattutto nel Nord Europa, al primo posto la capitale danese Copenaghen.
Ben 10 città del Nord Europa si trovano nella top 20.  Milano è la prima città italiana in graduatoria, ma si trova al 60° posto, mentre Roma risulta settantunesima.
Inutile negarlo, l’Italia non è tra le migliori ma, negli ultimi anni, qualche segnale di miglioramento si è visto. In particolare i progetti di smart city, nel nostro Paese, si sono focalizzati sull’illuminazione intelligente seguiti da pianificazioni sui servizi turistici, sulla raccolta dei rifiuti, sulla gestione del traffico e dei parcheggi ed infine sulla sicurezza.
smart cityNell'ottica del potenziamento, la Regione Toscana ha avviato un percorso per promuovere ed implementare le smart city, al momento le esperienze più avanzate in questa direzione risultano quelle in essere a Prato, Firenze e Pisa.
Di recente è stato firmato un protocollo d’intesa da Regione Toscana, Anci e Confservizi Cispel Toscana con cui si cerca di dare le prime indicazioni ed individuare gli obiettivi strategici comuni dal punto di vista energetico, ambientale, informativo, tecnologico e sociale per lo sviluppo delle smart city. Al momento le città toscane coinvolte sono Firenze, Prato, Pisa, Grosseto e Siena ma l'accordo resta aperto anche a future adesioni da parte di altri Enti Locali ma anche Università, centri di ricerca ed aggregazioni territoriali.
Il protocollo vuole essere molto concreto, per questo individua alcune azioni prioritarie, quali la stesura delle linee guida e il censimento dei servizi, in sostanza si parte con la definizione di un piano operativo composto da un primo gruppo di progetti di smart city da realizzare nei Comuni in collaborazione con le società̀ partecipate e da coordinare a livello regionale, poi si individuano le società partecipate responsabili dei progetti per lo sviluppo operativo e industriale ed infine si ricercano possibili fonti di finanziamento, nazionali ed europee.
L’idea è di fare sistema fra Regione, Comuni, utilities e aziende private e Camere di Commercio per promuovere innovazione e servizi intelligenti per cittadini ed imprese, con l'obiettivo nel prossimo futuro di coinvolgere anche Confindustria Toscana.
Ad oggi, possiamo dire che il trasporto risulta uno dei settori in cui è più evidente il valore aggiunto dei servizi digitali della PA e delle infrastrutture digitali, si pensi a tutte le iniziative per ridurre l’uso dell’automobile privata (ad es. i sistemi di monitoraggio del traffico, o l’ampliamento della ZTL) come le iniziative per promuovere tutte le forme di mobilità sostenibile (come ad es le centraline per la ricarica elettrica delle auto, i sistemi di sharing e pooling dei mezzi di trasporto ecc).
I tempi sono, però, maturi per andare oltre; ormai il 70% della popolazione vive nei centri urbani, questo dato presumibilmente aumenterà in futuro, quindi bisogna porsi domande su come gestire e fare fruire in modo smart una serie servizi, non solo legati alla gestione della mobilità urbana, ma anche ai rifiuti, al servizio idrico, alla rete elettrica e del gas ecc. in modo da creare un coordinamento in grado di superare la frammentazione delle informazioni che provengono dalle autonomie locali e dalle diverse aziende di servizi pubblici locali.
smart cityNaturalmente in questo scenario diventa fondamentale che le reti di telecomunicazione (rete in fibra ottica, 5 G ecc) siano implementate e sempre più efficienti in modo da rendere un reale servizio al cittadino. Si pone, quindi, una concreta questione di governance in quanto è necessario che tutti i dati gestiti diventino effettivamente un valore quotidiano per i cittadini. Quindi tutti i protagonisti devono essere consapevoli che la sfida della smart city porta con sé anche una serie di altri temi, molti dei quali strettamente connessi al rapporto tra PA e cittadini in grado di influenzare anche l’odierno assetto democratico.
fonte: http://www.arpat.toscana.it

Il progetto Remourban per la riqualificazione delle città

Dall'8 al 10 Marzo, a Bruxelles, i primi risultati del progetto per la rigenerazione urbana sostenibile
In linea con la strategia delle Smart city europee, il progetto Remourban ha ricevuto un finanziamento di 23,8 milioni di euro dal programma di ricerca e innovazione Orizzonte 2020 dell'Unione Europea per raggiungere importanti obiettivi:
  • ridurre del 50% i consumi energetici domestici e dell'80% le emissioni di CO2 associate;
  • incrementare la quota di rinnovabili del 50% e arrivare al 100% di copertura dei consumi termici in due città oggetto della sperimentazione (Valladolid in Spagna e Tepebasi in Turchia);
  • dimezzare gli sprechi energetici nei trasporti grazie all'utilizzo di veicoli elettrici;
  • ridurre del 15% il tempo speso negli spostamenti urbani grazie al miglioramento del trasporto pubblico.
Nel corso dell'incontro di Bruxelles i 22 partner delle 7 nazioni partecipanti al progetto illustreranno i dati e i risultati ottenuti a Valladolid, Tepebasi e Nottingham, le tre “città faro” dove lo scorso gennaio 2015 ha preso avvio il progetto, che dovrà poi essere validato come modello di rigenerazione urbana sostenibile replicabile in fase successiva nelle città di Seraing, in Belgio e di Miskolc, in Ungheria.
Del consorzio Remourban che comprende 5 città, 3 istituti di ricerca, 5 grandi industrie e 9 piccole e medie imprese, fanno parte Officinæ Verdi, un energy efficiency group italiano nato dalla joint venture tra UniCredit e WWF, la Fondazione Cartif, le Università di Nottingham e Anadolu, le municipalità di Nottingham, Valladolid, Tepebasi, I gruppi Veolia e Acciona.
Lo sviluppo delle smart city, ribadiscono i responsabili di Officine Verdi, “rappresenta una grande opportunità per migliorare la qualità della vita nelle città puntando ad aumentare inclusione sociale, pari opportunità e accessibilità dei servizi, riducendo l'inquinamento e ottimizzando l'utilizzo delle risorse. Per gli attori economici, operare in un contesto di questo tipo significa passare dalla logica del ribasso dei prezzi attualmente dominante sul mercato, a quella della qualità dei servizi e della capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini”.
Per la riduzione dei consumi energetici sono previsti interventi di riqualificazione degli edifici, installazione di sistemi di riscaldamento e raffrescamento ad energie rinnovabili, generazione distribuita, sistemi avanzati di monitoraggio e di gestione delle reti.
Il progetto REMOURBAN prevede la partecipazione attiva dei cittadini quali utenti reali, consumatori di servizi e utilizzatori delle strutture, in tutto il processo di trasformazione della città, dalla progettazione del modello di rigenerazione fino alla verifica dei risultati.

fonte: http://www.arpat.toscana.it