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Seaspiracy, il documentario sugli oceani che ci cambierà per sempre è arrivato su Netflix

Dopo Cowspiracy arriva su Netflix Seaspiracy, il documentario che svela il lato oscuro dell’industria della pesca e di tutte le condotte suicide che stanno devastando gli oceani.


L’oceano, culla e polmone della vita sulla Terra, è l’habitat più vasto e prezioso del nostro ecosistema. Il luogo in cui tutto è cominciato e da cui dipende l’equilibrio di tutte le specie, uomo incluso. Noi, invece, lo stiamo condannando a morte, inquinandolo e depredandolo senza misura. A tracciare questo drammatico quadro, sbattendoci in faccia la verità è il documentario Seaspiracy, uscito il 24 marzo su Netflix.

Durante tutta la lavorazione del film, gli attivisti Kip Andersen (produttore esecutivo) e Ali Tabrizi (regista), hanno incessantemente divulgato notizie e dati sullo stato di salute dei mari, per cercare di accelerare la presa di coscienza delle persone e delle istituzioni, invocando un cambio di rotta nell’atteggiamento suicida che l’umanità porta avanti ormai da troppo tempo.













Seaspiracy, la trama del documentario

Risultato di anni di ricerche e di indagini (condotte anche a rischio della propria vita dai registi), il film mostrerà quali proporzioni ha raggiunto oggi il nostro impatto sugli oceani. Alleati indispensabili per la nostra sopravvivenza, essi producono la metà dell’ossigeno che respiriamo, ospitano l’80 per cento della vita, sulla Terra, assorbono circa un terzo delle emissioni di CO2 create dall’uomo e, dagli anni Sessanta ad oggi, hanno assorbito il 90 per cento del calore in eccesso con cui abbiamo alterato il clima della Terra.

In cambio noi, dal 1950 ad oggi, abbiamo portato al collasso il 29 per cento delle specie ittiche commerciali (con un trend che minaccia un declino sempre più rapido e devastante entro il 2048); uccidiamo 650 mila animali marini ogni anno tra balene, delfini e foche, massacrando 73 milioni di squali all’anno per la loro carne, ma anche “per errore”.

Senza fare sconti, gli autori sono andati a scavare all’origine delle condotte umane responsabili della distruzione oceanica, che sta provocando la più grande estinzione di massa delle specie degli ultimi 65 milioni di anni, dopo la scomparsa dei dinosauri.

Questo film trasformerà radicalmente il modo in cui pensiamo e agiamo sulla conservazione degli oceani per sempre. È ora che concentriamo le nostre preoccupazioni ecologiche ed etiche sui nostri mari e sui suoi abitanti. Questa è una nuova era per il modo in cui trattiamo l’habitat più importante della terra.

Ali Tabrizi, attivista oceanico e regista di Seapiracy

Andersen e Tabrizi hanno così portato le telecamere sui pescherecci, nelle aree di acquacoltura, ma anche negli uffici dei responsabili, portando a galla il lato oscuro dell’industria della pesca con il suo sfruttamento intensivo dei mari e dei suoi abitanti.


A finire sotto accusa è dunque la condotta scellerata e ottusa dell’umanità, che da anni aggredisce le acque oceaniche e i loro abitanti con spietata avidità e prepotenza. Un tema scottante e messo sotto silenzio anche da chi avrebbe dovuto denunciare e, di conseguenza, intervenire. Da qui la scelta del titolo, Seaspiracy (gioco di parole tra sea, mare, e conspiracy, cospirazione), con cui il film punta il dito contro l’omertà di chi finora ha taciuto su quello che è definito uno dei più grandi problemi che affliggono la nostra epoca e da cui dipenderà la salvezza dell’intero pianeta. 


Alcune popolazioni di squali sono diminuite fino al 98 per cento negli ultimi 15 anni e quasi un terzo delle specie di squali pelagici è considerato minacciato dall’Iucn © Netflix 2021
Il sequel di Cowspiracy

Lo stesso approccio usato in Seaspiracy era stato adottato anche nel documentario del 2015 Cowspiracy, prodotto da Leonardo DiCaprio e diretto dallo stesso Kip Andersen. Al centro delle sue indagini, allora, era stato l’impatto ambientale della produzione di carne sul pianeta e l’omertà delle associazioni ambientaliste.

Dopo aver appreso, tramite un rapporto della Fao, che l’allevamento del bestiame genera più gas serra dell’intero settore dei trasporti e rappresenta la causa motrice principale della devastazione ambientale, Andersen, attivista convinto, era rimasto sconvolto dal silenzio assordante sul tema da parte delle grandi associazioni ambientaliste. Le stesse che lui stesso aveva sostenuto per anni.

Da lì il suo desiderio di andare a fondo della questione e la scoperta del motivo di tale silenzio: la paura delle associazioni di essere identificate come realtà anti-carne, perdendo così l’indispensabile sostegno popolare ed economico.


Il legame letale tra allevamenti intensivi e oceani

Un altro aspetto che affronterà Seaspiracy è la connessione tra l’industria zootecnica e l’inquinamento delle acque, con la conseguente distruzione degli habitat, contaminati dai deflussi agricoli. Un legame letale che secondo l’Epa (Environmental protection agency) è la causa principale dell’estinzione delle specie marine e delle zone morte oceaniche.

Quello che è chiaro da tempo, insomma, è che da questa guerra che l’uomo ha dichiarato agli oceani, nessuno potrà uscire vincitore e che per ristabilire un equilibrio duraturo serve una decisa e rapida presa di posizione da parte di tutti. Il documentario Seaspiracy, con la sua denuncia chiara e coraggiosa, potrà certamente contribuire a questo scopo.


fonte: www.lifegate.it


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Micro2, alla ricerca della bottiglia perduta















Dopo il successo del video “Micro, l’incredibile viaggio di tre rifiuti”, arriva “Micro2, alla ricerca della bottiglia perduta”, un altro minidoc realizzato da ARPA FVG in collaborazione con La Cappella Underground di Trieste per la regia di Diego Cenetiempo.
Micro2 è un video dal tono leggero e ironico, nel quale il protagonista segue, tra mille ostacoli, il percorso di una semplice bottiglietta di plastica, cercando di dare risposta a domande che ci siamo posti molte volte: dove va a finire la bottiglia di plastica quando entra nella raccolta differenziata, in che cosa si trasforma, che viaggio deve fare?
Dal bidone al camion, dal sofisticato impianto di selezione delle plastiche a quello di trasformazione finale, il tutto per osservare da dietro le quinte il mondo della raccolta differenziata.
Il video va ad arricchire le produzioni audiovisive del progetto www.mediatecambiente.it e sarà utilizzato per attività educative, condiviso via web, TV e in eventi pubblici.
fonte: https://www.snpambiente.it/

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Michael Moore lancia l’allarme: “Le rinnovabili non sono verdi”

Michael Moore si scaglia contro le energie rinnovabili, poiché non sarebbero a impatto zero sull'ambiente: arriva un nuovo documentario.



Le rinnovabili potrebbero non rappresentare la risposta adeguata per la lotta ai cambiamenti climatici. È questo l’allarme lanciato da Michael Moore, il regista famoso per i suoi numerosi documentari d’inchiesta, alla vigilia del lancio di “Planet of the Humans”. Il lungometraggio è stato rilasciato in streaming gratuito su YouTube, in occasione dei 50 anni della Giornata della Terra.

Il documentario, prodotto dallo stesso Michael Moore e diretto da Jeff Gibbs, vuole indagare lo stato attuale della tutela dell’ambiente, interrogandosi sull’efficacia delle misure messe in atto per contrastare i cambiamenti climatici. Un’indagine su pellicola che, a detta del produttore nel corso di un’intervista per Reuters, evidenzia il lato oscuro delle fonti rinnovabili, oggi considerate il gold standard per un approccio più verde all’energia.

Per quanto possano rappresentare nel lungo periodo un’alternativa certamente migliore allo sfruttamento dei combustibili fossili, sistemi di produzione come il solare e l’eolico, così come nuove tecnologie come quelle per le auto elettriche, avrebbero comunque un impatto negativo importante sulla conservazione delle risorse naturali. Così spiega il regista:


Quelle che abbiamo chiamato energia verde, energia rinnovabile e civilizzazione industriale sono la stessa cosa: misure disperate non per salvare il Pianeta, bensì per salvare il nostro stile di vita. La crescita infinita su un Pianeta finito è un suicidio.

In produzione da diversi anni, il progetto include interviste con scienziati, imprenditori e attivisti ambientali, inoltre indaga sull’implementazione di centrali solari ed eoliche, sull’impatto degli impianti a biomasse e sugli interessi corporativi alla base delle aziende che investono nella cosiddetta energia verde. L’indagine sostiene che la produzione di tutte queste nuove tecnologie – ad esempio il silicio e il quarzo per i pannelli solari di ultima generazione – sfrutti ancora pesantemente le risorse naturali, peraltro affidandosi a processi produttivi che avvengono impiegano combustibili fossili.

Ancora, vi sarebbe un grave problema di deforestazione nell’implementazione dell’eolico, mentre la richiesta di batterie per le vetture elettriche starebbe alimentando un mercato non sostenibile di metalli e minerali rari, depauperando alcune zone del mondo. Una scoperta che non ha fatto altro che alimentare la delusione di Moore:

Ho dato per scontato che i pannelli solari potessero durare per sempre. Non sapevo cosa succede per produrli.

Pur rappresentando una tecnologia migliore rispetto ai combustibili fossili, Moore e Gibbs giungono alla conclusione che nemmeno le risorse rinnovabili possano rappresentare una soluzione sostenibile per il salvataggio della Terra. Anziché l’implementazione di questi sistemi, regista e produttore richiedono un cambio culturale affinché si possa abbandonare la società dei consumi, forti anche del risultato ottenuto in queste settimane di quarantena da coronavirus, dove la natura ha ripreso il sopravvento in assenza dell’uomo. Un proposito, quello dei due cineasti, che rischia però di essere troppo utopistico: risulta oggi impensabile rinunciare a un bene tanto importante come l’energia. Le rinnovabili non saranno certamente perfette, ma rappresentano un primo passo per l’abbandono delle ben più inquinanti energie fossili.

fonte: www.greenstyle.it


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Prima visione nazionale di FUKUSHIMA Il coperchio sul sole con l'ex primo ministro giapponese Naoto Kan - 1/11


Il primo novembre sarà da noi l'ex primo ministro giapponese Naoto kan  protagonista, suo malgrado, delle vicende collegate al disastro di Fukushima del 2011.
Con il produttore cinematografico Tachibana presenteranno in PRIMA VISIONE ITALIANA alle 20,45 presso l'auditorium Paccagnini di Castano, il film IL COPERCHIO SUL SOLE che narra i primi cinque giorni del disastro alla centrale nucleare di Fukushima: cosa accadde in centrale con l'esplosione di tre reattori nucleari, cosa accadde tra gli sfollati, e cosa accadde negli uffici del primo ministro con le tante menzogne diffuse dalla corporation nucleare. 

E' un film verità, inedito in Italia, che in Giappone ha suscitato accesi dibattiti e che grazie ai  potenti mezzi di cui dispone, la corporation nucleare sta boicottando. 

Questa iniziativa è importante per molti motivi, non ultimo per l'attualità del tema tutt'altro che risolto. (Non sanno più dove stoccare le continue acque di raffreddamento, pensano addirittura di sversarle nel Pacifico, con tutte le ricadute che questo avrà sull'ambiente, sulla catena alimentare e sulla salute a livello globale). Per non parlare del tentativo di rilanciare il nucleare con la scusa della lotta ai cambiamenti climatici!!!

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Oreste Magni
Ecoistituto della Valle del Ticino
Via San Rocco 48
20012 Cuggiono
tel      +39 02974075
cell    +39 3483515371
sede  +39 02974430
skype   oreste.magni

Antropocene, l’epoca umana. Al cinema il docufilm che racconta come l’uomo ha trasformato la Terra

Il 19 settembre arriva al cinema il documentario Antropocene, l’epoca umana. Una visione provocatoria dell’impatto che l’attività umana ha avuto sul pianeta








Urbanizzazione, industrializzazione, sfruttamento intensivo delle risorse naturali, deforestazione, bracconaggio, inquinamento. Sono solo alcuni dei più devastanti processi messi in atto dall’uomo a discapito del suo stesso pianeta. Il documentario canadese Antropocene, l’epoca umana (in sala dal 19 settembre) li passa in rassegna nei suoi 87 minuti, fotografando lo stato attuale della Terra e mostrando alcune delle sue più profonde ferite. Inserito in un progetto multimediale più ampio, il film è stato diretto dalla coppia di cineasti Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier (moglie e marito) e dal noto fotografo Edward Burtynsky. Un team che, grazie alla lunga esperienza e all’impegno sui temi ambientali, ha saputo dare vita a un’opera dall’impatto visivo eccezionale.

Per quattro anni i registi hanno viaggiato per il mondo, attraversando sei continenti e 20 Paesi, per immortalare la maestosità ferita di una natura drasticamente deturpata dall’azione umana. Immagini di una nuova epoca geologica: quella che gli studiosi chiamano Antropocene, l’epoca umana (dal greco ánthrōpos “uomo”).
















Antropocene, l’impronta umana cambia la geologia

Secondo geologi e scienziati del gruppo di lavoro Anthropocene oggi ci troviamo a vivere in una nuova fase della linea geologica del tempo, chiamata, appunto, Antropocene.

Collocata dopo l’Olocene (iniziato 11.700 anni fa) l’epoca umana sarebbe iniziata a partire dalla metà del XX secolo, quando l’umanità ha iniziato a mettere in atto processi che hanno provocato cambiamenti duraturi e talvolta irreversibili. La tesi degli studiosi, dunque, è che l’uomo, ospite su un pianeta di oltre 4,5 miliardi di anni, abbia portato (in diecimila anni di civiltà moderna) l’ecosistema oltre i suoi limiti naturali, trasformandosi da partecipante alla vita sulla Terra ad agente “in grado di influenzare l’ambiente e i suoi processi più di tutte le altre forze naturali combinate”. Nel film Antropocene, l’epoca umana cerca di restituire visivamente gli effetti di questo impatto.

La trama e i luoghi del documentario

Per realizzare il loro progetto e dimostrare questa tesi, i tre registi hanno viaggiato quattro anni intorno al mondo, immortalando immagini che parlano da sole. Scenari surreali capaci di scuotere le coscienze, come nelle intenzioni dei filmaker, consapevoli che “Il mondo sta cambiando a una velocità tale che è fondamentale comunicarlo nel modo più potente possibile al maggior numero di persone possibile”.
Miniere fosfato Florida
Le miniere di fosfato in Florida. Le quantità di fosfato (azoto e potassio) nel terreno sono raddoppiate nell’ultimo secolo. Usati come fertilizzanti essi hanno causato il più grande cambiamento nel ciclo nutrizionale dell’ecosistema in 2,5 miliardi di anni. © Burtynsky

Dall’Africa alla Siberia, bracconaggio ed estrazione

In questo excursus, Antropocene ci porta nella riserva di Ol Pejeta, in Kenia, dove si tenta di preservare l’esistenza di rinoceronti ed elefanti, messa in serio pericolo dal bracconaggio. Qui assistiamo allo straziante rituale della cremazione di migliaia di zanne di elefante, sottratte ai sanguinosi bottini della criminalità. Un funereo falò che diventa il simbolo del documentario stesso, raccontando tutta la miseria e il paradosso dell’avidità umana. Un’avidità che stermina e distrugge e a cui solo l’uomo stesso può rimediare, invertendo la rotta delle proprie azioni. Dall’Africa ci spostiamo a Norilsk in Siberia, uno dei luoghi più inquinati al mondo e noto come città del nichel, in cui tutto ruota attorno all’industria dell’estrazione mineraria.

Dalle cave di marmo di Carrara alle miniere di lignite in Germania

Da lì si va in Europa, in luoghi dove l’intervento umano ha ormai irrimediabilmente mutato l’aspetto della superficie terrestre, come le cave di marmo di Carrara, dove oggi le macchine riescono a strappare alla montagna in un giorno quello che una volta ne richiedeva manualmente almeno quindici. Ma è in Germania che diventiamo spettatori di uno dei momenti più sconvolgenti del film, quando nel paesino di Immerath una graziosa chiesa risalente alla fine del XIX secolo viene completamente abbattuta dalle ruspe, per fare spazio alla miniera di lignite, che ormai dilaga in tutta la cittadina. Qui i macchinari più grandi al mondo lavorano incessantemente, trasformando profondamente la superficie terrestre.
Barriera corallina Australia
La barriera corallina è la casa di oltre il 25 per cento di tutte le specie marine. L’acidificazione degli oceani e il riscaldamento globale potrebbe distruggerla entro la fine del XXI secolo. © Burtynsky

Dalle barriere frangiflutti cinesi ai giacimenti di litio in Cile

Il film prosegue trasportandoci lungo le barriere frangiflutti in cemento, edificate sul sessanta per cento delle coste cinesi, per arginare l’innalzamento dei mari, dovuto ai cambiamenti climatici, per poi condurci nelle profondità psichedeliche delle miniere di potassio nei monti Urali in Russia. Qui la città industriale di Berezniki era balzata agli onori delle cronache qualche anno fa per le enormi doline che, aprendosi nel terreno, hanno iniziato a inghiottire interi edifici.
Una delle visioni più surreali è quella delle immense vasche di evaporazione del litio nel deserto di Atacama, in Cile. Qui sorge il più grande giacimento di questo leggerissimo metallo, divenuto fondamentale per le moderne batterie di cellulari e strumenti tecnologici. Gli obiettivi dei registi ci conducono anche nelle profondità oceaniche della grande barriera corallina australiana, sempre più minacciata dall’acidificazione dei mari.
A chiudere il cerchio del devastante impatto dell’uomo sulla Terra il film ci accompagna a Dandora, in Kenya, tra le montagne di rifiuti di una delle più grande discariche del mondo, dove ogni giorno centinaia di disperati si guadagnano da vivere immersi nella spazzatura.
registi Antropocene
Per realizzare il film i registi hanno viaggiato quattro anni per il mondo, attraversando sei continenti e 20 Paesi © Anthropocene Film Inc.

Anthropocene, un progetto multimediale

Il film Antropocene, l’epoca umana ha debuttato al Toronto Film Festival 2018 ed è stato definito dall’Hollywood Reporter come “un viaggio visivo senza precedenti” e fa parte di un progetto multidisciplinare artistico e scientifico più ampio. Ne fa parte anche la mostra Anthropocene, attualmente allestita al Mast di Bologna e visitabile fino al 5 gennaio 2020. Il documentario rappresenta il terzo e ultimo capitolo di una trilogia, iniziata nel 2006 con Manufactures Landscapes, e proseguita nel 2013 con Watermark, dedicata dai registi proprio ad analizzare la fase più critica dell’attuale processo geologico e dell’impronta umana sulla Terra. In versione originale il film è narrato dal premio Oscar Alicia Vikander, mentre nella versione italiana è stata Alba Rohrwacher, profondamente colpita dal film, a voler prestare la propria voce.
Antropocene è stato selezionato da importanti kermesse cinematografiche, come il Sundance e il festival di Berlino, mentre in Italia  a Cinemambiente ha recentemente vinto il premio del pubblico.
Il 12 settembre si terrà un’anteprima del film a Milano (ore 19,40 presso CityLife Anteo in occasione del Milano Green Forum), mentre il 18 settembre è in programma un’anteprima a Torino, presso il Cinema Massimo.
Il 19 settembre Antropocene, l’epoca umana arriverà nelle sale italiane
fonte: www.lifegate.it

RAGAZZI IRRESPONSABILI: Storie di ragazzi italiani che vogliono salvare il mondo

Sono iniziate le riprese del film su Fridays for Future Italia. Per conoscere più da vicino la green generation italiana che, stufa di aspettare che i “ragazzi irresponsabili” crescano, è già cresciuta più di loro e ha cominciato ad assumersi le proprie responsabilità.


















Chi sono i ragazzi che in Italia seguono l'esempio di Greta Thunberg e organizzano gli scioperi della scuola per il clima? Quali sono i valori che li smuovono, i loro obiettivi, le loro contraddizioni? Dove possono arrivare? Con quali forme e azioni?



Italia Che Cambia lo sta scoprendo seguendo alcuni di loro, per un documentario dal titolo provocatorio diviso in più capitoli ambientati in diverse città.








Ad oggi le riprese del primo episodio sono già state completate e sono in fase di montaggio. Sono ora necessari i fondi per girare gli altri episodi per la post-produzione e la distribuzione attraverso web, sale e festival. Una sfida non di poco conto per Italia Che Cambia, che per questo progetto ha trovato l’entusiastica sponda di Ulule, la principale piattaforma di crowdfunding in Europa.



I protagonisti degli altri episodi del film e le città nei quali saranno ambientati sono tuttora in fase di selezione. Ma qualche certezza possiamo già metterla per iscritto: il nostro progetto è e resterà:
- indipendente
- a basso costo 
- con il minor impatto ambientale possibile. 

Lo potremo però fare solo con il vostro aiuto, anche piccolo.

Chiunque può donare, come singolo o in associazione.
Se fai parte di un Fridays For Future locale, o di una qualsiasi altra organizzazione, scorri le ricompense per sapere come inserire il nome dell’organizzazione fra i co-produttori del film.
Aiutaci a fare la differenza!

fonte: www.italiachecambia.org

Bag it: Come si può vivere senza plastica?


Come si può vivere senza plastica? Jeb Barrier ce lo dimostra nel suo documentario dal grande clamore mediatico, "Bag it" (USA, 2010). Ogni giorno compriamo, usiamo e buttiamo milioni di sacchetti, barattoli e molti altri oggetti di plastica, con serie conseguenze per l'ambiente e per la salute umana. Il documentario, diretto da Susan Beraza, è un divertente racconto dell'uso e l'abuso della plastica che segue "l'uomo qualunque" Jeb Berrier nel suo tentativo di vivere senza plastica.





Roberto Lepera

QUANDO RIFIUTI ZERO E’… ARTE.














E’ stato commovente (8 giugno ed ultimo giorno di scuola) vedere insieme ai bambini della mia ormai ex quinta A di Marlia (ora andranno alle scuole medie)
in anteprima il documentario della trasmissione ARTE Regards con il titolo “Zéro déchet : tous pour une ville propre” “Rifiuti Zero : tutto per una città’ Pulita”.
Ho “vissuto” insieme ai ragazzi questa visione proprio mentre loro stessi erano protagonisti(una parte del filmato è proprio dedicato al mio lavoro di maestro elementare).
Sono orgoglioso di essere riuscito in qualche modo a coinvolgere i bambini e a promuovere il mio comune di Capannori su quella che è definita la tv “culturale” più importante d’Europa.Ovviamente nel documentario si parla anche di altre storie come quella della città di Kiel e di Amburgo. Ma non voglio togliervi il gusto della visione
(eh si’ potete solo vedere perchè il video è in francese o in tedesco).
Buona Visione Rossano

fonte: http://www.zerowasteitaly.org

Arpa FVG al Festival Cinemambiente Torino




















Nella prossima edizione del Festival Cinemambiente, una delle più importanti realtà sulla cinematografia ambientale, che si svolge  a Torino da oggi 31 maggio al 5 giugno, parteciperà anche Mediatecambiente, il progetto sull’educazione ambientale attraverso l’audiovisivo creato da Arpa FVG – LaREA (Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale), nato in collaborazione con il Sistema delle mediateche del Friuli Venezia Giulia.
In particolare, il 4 giugno alle ore 19.30 al Cinema Massimo di Torino, verrà presentato BINARI, l’ultimo documentario sulla mobilità sostenibile, realizzato con la mediateca di Trieste – La Cappella Underground, che è stato selezionato nella categoria documentari italiani.
Inoltre, il 5 giugno alle 9.30 all’Auditorium Quazza – Palazzo Nuovo, Arpa FVG – LaREA presenterà il progetto Mediatecambiente, con particolare attenzione all’attività di produzione video nelle scuole, nell’ambito del Convegno Scuola Cinema e Ambiente, dove saranno presenti varie realtà che nel panorama italiano si occupano di audiovisivo e tematiche ambientali.

Per maggiori informazioni:
Evento presentazione documentario BINARIhttp://cinemambiente.it/movies/binari/
Progetto Mediatecambiente: www.mediatecambiente.it
fonte: https://ambienteinforma-snpa.it

Le meraviglie del mare, al cinema dal 17 maggio
















Il film Le meraviglie del mare, diretto da Jean-Michel Cousteau con la voce di Arnold Schwarzenegger, è un tripudio di immagini che porterà gli spettatori di tutte le età a innamorarsi del mare e a sentire il bisogno di proteggerlo. Nel film, il regista Jean-Michel Cousteau s’imbarca con i figli Celine e Fabien e la sua troupe, in un viaggio dalle isole Fiji alle Bahamas, per esplorare oceani sconosciuti e scoprire di più su ciò che li minaccia. La sua sarà un’esperienza straordinaria, un omaggio al mare che vuole portare l’attenzione del grande pubblico sull’urgenza di salvaguardarlo.


Un mare pulito significa un pianeta pulito

“Spero che il pubblico viva la stessa mia emozione nello scoprire il fondamento della vita di tutte le specie – ha commentato Jean-Michel Cousteau, co-regista de Le meraviglie del mare – e rifletta sul fatto che ogni respiro, ogni boccata d’aria proviene dal mare. Mi piacerebbe che i giovani, la classe dirigente del futuro, abbiano accesso a queste informazioni, non solo per imparare cose nuove, ma anche per proteggere l’ecosistema marino. Senza un mare pulito non ci può essere vita nemmeno sulla terra. Proteggere il mare significa proteggere noi stessi e le generazioni future”.










Le meraviglie del mare è stato concepito come un’immersione subacquea da guardare in 3D, mettendo lo spettatore nelle condizioni di ammirare le profondità marine quasi meglio di un sub.
“Quando ho visto le riprese del film, sono rimasto sbalordito e ho voluto subito far parte del progetto – ha sottolineato Arnold Schwarzenegger, produttore del film – Penso che guardando questo film inevitabilmente vi innamorerete del mare e scoprirete un mondo tutto nuovo. È un film geniale perché vi farà venire voglia di andare a prendere una bombola da sub e immergervi sott’acqua per andare a esplorarlo”.




Le immagini di Le meraviglie del mare sono state catturate grazie a tre anni di ricerca e sviluppo di nuovi strumenti che consentono la ripresa subacquea 3D in risoluzione 4K, slow motion, macro e in motion control. Lo spettatore può così osservare anche il comportamento delle creature più minuscole: come si alimentano, come si difendono e come interagiscono con le altre specie marine.
Il film presenta un’importante componente didattica, ed è per questo che il reparto marketing del film, insieme al team della Ocean Future’s Society, ha realizzato due opuscoli pensati per aiutare gli insegnanti nel divulgare la materia con attività educative che siano anche divertenti. Lo scopo è responsabilizzare le persone, e in particolare i bambini, facendo imparare loro quanto più possibile sulle meraviglie del mare e stimolando in loro l’idea di un futuro sostenibile.










Info

Il film, distribuito da M2 Pictures, dura 85 minuti, sarà in uscita nelle sale italiane il 17 maggio.
Vuoi acquistare i biglietti? Vai ora su Stardust e scegli la tua sala!
fonte: https://www.lifegate.it

Blue Heart, film in difesa dei fiumi UE ancora incontaminati















In uscita nelle sale di tutto il mondo il documentario Blue Heart, realizzato da Patagonia in difesa dei fiumi europei ancora incontaminati. Il film è diretto da Britton Caillouette (Farm League), con musiche di Andrew Bird, e rientra nel progetto “Save the Blue Heart of Europe”, che punta a difendere i fiumi dei Balcani da oltre 3.000 potenziali progetti idroelettrici e a sottolineare i rischi legati a un potenziale disastro ambientale che potrebbe interessare l’Europa.

Blue Heart vuole nello specifico sottolineare i rischi che corrono gli ultimi fiumi incontaminati d’Europa, situati nella penisola balcanica tra Slovenia e Albania. Come ha sottolineato Patagonia:


Ventimila chilometri di ruscelli lucenti e incontaminati, affluenti impetuosi e correnti degli ultimi corsi d’acqua incontaminati del continente verrebbero danneggiati per sempre da migliaia di dighe e derivazioni, in un momento in cui la costruzione di dighe è stata interrotta nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

A combattere contro i progetti idroelettrici gli attivisti locali insieme alle ONG europee, tra le quali RiverWatch ed EuroNatur. Blue Heart documenta la lotta per difendere il fiume Vjosa, in Albania, il più grande fiume incontaminato d’Europa, oltre agli sforzi profusi per salvare la lince dei Balcani (in via di estinzione in Macedonia).Nel documentario anche la lunga protesta delle donne di Kruščica, in Bosnia ed Erzegovina per la salvaguardia dell’unica fonte di acqua dolce della loro comunità. Il documentario Blue Heart verrà proiettato in Italia a Milano e Roma a partire dal 28 aprile, mentre dall’8 agosto sarà disponibile su iTunes. Come ha dichiarato Ryan Gellert, direttore generale, EMEA, Patagonia:

Con questo incredibile numero di dighe e derivazioni idroelettriche proposte nella penisola balcanica stiamo assistendo a quella che potrebbe essere una distruzione ambientale irreversibile, ma c’è pochissima consapevolezza di questo problema in Europa e nel mondo.
La nostra speranza è che questo film attiri l’attenzione internazionale sulle comunità locali che combattono per proteggere i fiumi che scorrono liberamente e che offrono loro sostentamento, e che educhi le persone sul perché le dighe idroelettriche siano una tecnologia obsoleta e non pulita.

fonte: www.greenstyle.it