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Ghiaccio artico: dal 2025 non scherma più le acque dal riscaldamento globale

La trasmissione di calore dall’aria all’acqua dell’Artico viene impedita dalla calotta. Ma solo se la coltre misura più di 50 cm



Il ghiaccio artico potrebbe smettere di schermare le acque del Polo Nord dal calore contenuto in atmosfera già dalla metà di questo decennio. Perché ciò si verifichi non c’è bisogno che la coltre ghiacciata scompaia del tutto. L’effetto-tappo del ghiaccio artico perde efficacia anche quando lo strato si assottiglia eccessivamente.

I calcoli li ha fatti un gruppo di ricercatori della Texas A&M University e pubblicati in un articolo sulla rivista Climate Dynamics. Il punto di partenza è l’osservazione che il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature globali, che tocca uno dei suoi picchi massimi con lo scostamento che si registra al Polo Nord e su gran parte delle regioni artiche, causa un assottigliamento della calotta polare. In particolare, la coltre che si è accumulata di anno in anno, e che quindi resiste all’estate artica ed è di spessore maggiore, non viene ricostituita a sufficienza durante l’inverno.

Lo strato più sottile che ne risulta è meno in grado di proteggere la colonna d’acqua sottostante dal calore diffuso dall’atmosfera. Gli studiosi sono riusciti a calcolare che la soglia oltre la quale lo spessore del ghiaccio artico inizia a diventare inefficace si aggira tra i 40 e i 50 cm. Ogni porzione di Polo Nord dove la calotta è meno spessa di questi valori registrerà quindi un incremento delle temperature delle acque marine dovuto al passaggio di calore dall’aria.

Un’informazione importante perché permette di calcolare l’esatta estensione della calotta che resta in grado di fare da schermo. Secondo i ricercatori, si tratta di una superficie di circa il 4-14% più ristretta di quella totale. Che forniscono una visione prospettiva del fenomeno: tra i 360mila e i 970mila km2 di ghiaccio artico, nel corso del 20° secolo, sono diventati troppo sottili.

Il 2020 è stato il 2° anno peggiore di sempre per l’estensione della calotte artica. Le rilevazioni del Noaa americano a dicembre certificavano che le emissioni di gas serra stanno trasformando l’Artico in un clima completamente differente. Con ghiaccio in minor quantità, più giovane e più sottile. Colonnine di mercurio che raggiungono picchi inauditi e temperature medie che fanno stabilmente registrare record da 7 anni a questa parte. Effetti feedback più frequenti. E con alterazioni profonde delle caratteristiche biologiche di questo bioma, che si riscalda ad un ritmo doppio del resto del mondo.

fonte: www.rinnovabili.it


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Addio ai ghiacci

Già nel 2005 la riduzione dei ghiacci nella zona artica del pianeta aveva cominciato a raggiungere dimensioni impressionanti di milioni di chilometri quadrati, oggi, con gli aumenti record delle temperature medie registrate, la situazione è diventata naturalmente sempre più grave. Tra le conseguenze ancora non del tutto accertate scientificamente ma certo più che probabili, c’è la possibilità che lo scioglimento dei ghiacci possa liberare virus antichi, rimasti in ibernazione per molti secoli e capaci di sopportare l’alternanza di caldo e freddi estremi.



Nel mese di settembre l’estate, in Italia e nell’Artico, non era certamente ancora finita, ma già si moltiplicavano le previsioni relative a un 2020 tra gli anni più caldi degli ultimi decenni, anche se forse non sarà stato il più caldo di sempre. Vediamo quindi, con lo sguardo necessariamente retrospettivo delle nostre rilevazioni d’insieme, le informazioni disponibili nel settembre scorso sulla crisi climatica.

Nel Circolo Polare Artico gli incendi di questa estate hanno battuto il record raggiunto nell’anno passato, producendo nuvole di fumo che hanno coperto una superfice equivalente ad un terzo del territorio del Canada.

La maggior parte degli incendi si è verificata nella Repubblica Russa del Sakha, Siberia orientale, dove hanno percorso milioni di acri di terra e causato un picco di anidride carbonica, stimata in 208 megatonnellate nel 2019 e in 395 nel 2020. Inoltre una massa di ghiaccio di 113 chilometri quadrati si è staccata dalla piattaforma 79N, situata nel nord ovest della Groenlandia.

Riportiamo inoltre i dati ripresi da un testo di grande interesse per la comprensione dello stato e delle prospettive delle aree più ghiacciate al Polo Nord e al Polo Sud (Peter Wadhams, “Addio ai ghiacci”, due edizioni in italiano, che è stata allegata alla rivista Le Scienze del settembre 2020) del quale consigliamo vivamente la lettura, in quanto completo nelle analisi e quasi profetico nelle previsioni.

Secondo questa fonte, attualmente il ghiaccio marino dell’Artico (cioè gli strati di ghiaccio che si formano non sulla terraferma ma sul mare) raggiunge la sua massima estensione e spessore a febbraio, e quella minima a settembre.

Già nel 2005 si registrava una grande riduzione dei ghiacci e quello marino si staccava dalle coste della Siberia e dell’Alaska agevolando l’attraversamento del mitico Passaggio a Nord Ovest. In termini quantitativi il ghiaccio si riduceva a 5,3 milioni di chilometri quadrati rispetto ad una media stagionale di circa 8 milioni di chilometri quadrati.

Nel 2007 si è registrata una ulteriore riduzione a 4,1 milioni di kmq. E nel 2012 si è pervenuti a 3,4 milioni sempre di chilometri quadrati. In previsione, è probabile che avremo nei prossimi anni durante l’estate solo delle sacche di ghiaccio per meno di un milione di chilometri quadrati complessivi.

Sempre secondo questo autore, la situazione dell’Antartide è un po’ diversa, l’accumulazione di ghiaccio marino durante l’inverno su coste sempre battute dalle onde e dai venti è molto maggiore, e le diminuzione dello spessore procede più lentamente, mentre dalla banchisa si staccano invece iceberg di grandi dimensioni (uno era grande come la Liguria e la frattura che ha causato il distacco era lunga 160 chilometri).

Infine, da una fonte giornalistica, ogni tanto si ricorda la possibilità che lo scioglimento dei ghiacci potrebbe liberare virus antichi, rimasti in ibernazione per molti secoli e che quando emergono potrebbero liberare antichi virus capaci di sopportare l’alternanza di caldo e freddi estremi.

L’ipotesi che siano ancora attivi e quindi particolarmente pericolosi per gli esseri umani attuali sembra sia ancora da dimostrare sul piano scientifico. Infine, può essere utile ricordare i livelli massimi e minimi raggiunti dalle temperature gli ultimi giorni di agosto: il termometro ha raggiunto a Herat, in Afghanistan i 55,2 gradi centigradi, mentre allo stesso 25 agosto a Dome A, in Antartide si registravano meno 69 gradi centigradi.

Tra i meccanismi globali di danno è da ricordare un dato fornito dall’Agenzia Europea per l’Ambiente: il 13% dei decessi in Europa è dovuto alle diverse forme di inquinamento.

In Cina la situazione è decisamente più grave perché il solo inquinamento dell’aria causa tra 1,2 e 1,5 milioni di morti ogni anno. I dati si riferiscono la concentrazione registrata tra il 2000 e il 2016 delle polveri sottili Pm 2,5, e quindi in complesso circa trenta milioni di morti premature tra gli adulti.

I dati disponibili riguardano le emissioni globali di gas serra. Tra il 1990 e il 2015 sono state emesse 722 gigatonnellate di gas serra, per circa la metà dovute ai consumi del 10% più ricco della popolazione mondiale (630 milioni di persone ( in Usa, Ue, Cina e India) che hanno un reddito netto di almeno 38mila dollari all’anno.

L’1% della popolazione con un reddito di almeno 109mila dollari, è responsabile del 15% delle emissioni. La classe media, 2,5 miliardi di persone, è responsabile del 40% delle emissioni, mentre la metà più povera causa solo il 7% delle emissioni.


Eventi estremi

Naturalmente, questi cambiamenti climatici hanno causato un numero impressionane e crescente di eventi meteorologici estremi.

Cicloni. Durante il passaggio dell’uragano Laura, si sono contati 29 morti, di cui 20 in Louisiana, 8 in Texas e 1 in Florida. Lo stesso evento aveva già causato la morte di 35 persone nei Caraibi, in particolare ad Haiti e nella Repubblica Dominicana. I venti hanno raggiunto i 240 chilometri orari e quindi si è trattato dell’uragano più forte degli ultimi 150 anni. L’uragano Sally, con venti fino a 155 chilometri orari, ha raggiunto Alabama e Florida, causando alluvioni e interruzioni di corrente elettrica.

Il tifone Haishen, in Corea del Sud, con venti fino 180 chilometri orari, ha causato alluvioni e la cancellazione di centinaia di voli.

In precedenza , aveva causato due morti in un’isola a sud-ovest del Giappone. Il ciclone Ianos, nel Mediterraneo con 120 chilometri all’ora ha colpito la Grecia nella Tessaglia e ha causato tre morti , mentre almeno 5000 case sono state danneggiate.

Incendi. Dall’inizio dell’anno, in California, gli incendi hanno distrutto più di 8000 chilometri quadrati di vegetazione, una superficie uguale a quello dello Stato del Delaware, è il dato più alto dal 1987. Gli incendi senza precedenti che dall’inizio dell’estate si sono propagati in California, Oregon e Stato di Washington hanno distrutto più di due milioni di ettari di vegetazione e hanno causato 35 morti.

In Argentina, secondo alcune associazioni ambientaliste locali, gli incendi hanno distrutto più di 350mila ettari di zone umide nel delta del fiume Paranà e 48mila ettari di foreste nella provincia di Cordoba. Per il 95% sarebbero di origine dolosa. Secondo il programma europeo Copernico, gli incendi di quest’anno in Siberia hanno prodotto emissioni record di anidride carbonica, e precisamente 244mila tonnellate , contro le 181mila del 2019.

Un incendio in Andalusia, Spagna, ha distrutto circa 10mila ettari di vegetazione e costretto 3200 persone ad abbandonare le loro case.

Alluvioni. A seguito di estese alluvioni, in Niger sono morte 35 persone dall’inizio di giugno e 300 mila sono state costrette a lasciare le loro abitazioni. In Pakistan sono state almeno 38 le persone morte a causa delle forti piogge, mentre in Burkina Faso i morti per la stessa causa sono stati 13.

In Sudan sono morte 99 persone e le case danneggiate oltre 100mila, e il Nilo ha fatto registrare il più alto livello raggiunto dalle sue acque da quando sono iniziate le rilevazioni. Molta pioggia è inoltre caduta su 5 delle 10 regioni dell’Etiopia, con almeno 200mila persone rimaste senza casa. Infine in Senegal le vittime delle piogge sono state 5.

Fulmini. In Uganda sono stati colpiti a morte 9 bambini.

Carenze idriche. Acqua generalmente sfruttata in modo insostenibile, con le acque fossili in netta riduzione in Africa.

Invasione di meduse. Anche se in realtà sono gli esseri umani ad invadere il loro habitat. A livello mondiale, sono circa diecimila le specie di meduse conosciute e vivono da oltre 500 milioni di anni sul pianeta, in quanto sono i primi animali pluricellulari ad essersi affermati nei mari.

Possono superare i due metri di diametro e pesare più di 200 chili. Quali sono le cause principali dell’invasione di mari diversi? La pesca intensiva di cetacei, tartarughe e tonni e il riscaldamento generale delle acque dei mari.


Aree colpite da disastri.

Dal mese di luglio l’Arcipelago delle Mauritius ha affrontato un grave disastro ambientale. A metà del mese una nave cargo, la MV Wakashio si è prima incagliata e poi spezzata in due parti a Grand Salle, una delle isole, e da essa sono fuoriuscite almeno 1000 tonnellate di petrolio.

Il 31 agosto, un vecchio rimorchiatore, uscito per trainare una chiatta che doveva raccogliere il petrolio, è affondato causando la morte di tre uomini dell’equipaggio.

Può sembrare che nel mondo vi siano meno incidenti che coinvolgono petroliere, ma in realtà il petrolio che fuoriesce è in quantità molto maggiori perché le navi hanno ormai dimensioni sempre più grandi.

Con le maggiori dimensioni, i percorsi più a rischio sono quelli attraverso gli stretti di Hormuz, Malacca, Bosforo, Suez, Bab Al Mandeb e quelli vicino alla Danimarca.

Il campo di accoglienza per immigrati di Moria, sull’isola di Lesbo, che ne accoglieva quantità molto maggiori della sua capienza e li manteneva in condizioni miserevoli, è bruciato nel mese di agosto. Alcuni paesi europei sono intervenuti per ricollocare almeno in parte gli immigrati, però hanno accettato solo 400 bambini, ben poca cosa rispetto alle 13.000 persone che affollavano il campo.

In Kenya, le grandi aziende petrolchimiche che producono la plastica stanno cercando di far modificare le norme in vigore nel paese, ma in realtà sono interessate anche ad altri paesi africani.

Queste imprese hanno investito 200 miliardi di dollari nelle attività produttive. Inoltre nel 2019 hanno spedito quasi 700mila tonnellate di rifiuti di plastica in 96 paesi, dove solo una parte sarà riciclata secondo modalità corretta, mentre il resto sarà disperso nell’ambiente.

I flussi di rifiuti verso l’Africa sono quadruplicati dopo che la Cina nel 2018 ha bloccato queste importazioni. E’ tuttavia importante notare che in Africa 34 paesi su 57 hanno vietato l’uso dei sacchetti di plastica.

Kobalt Belt, la grande area dove si estrae il cobalto, un minerale prezioso per costruire le batterie di auto e telefonini, la richiesta mondiale ammonta 200mila tonnellate.

A 2000 chilometri dalla capitale del Congo, nella regione del Katanga, oltre ai minatori ufficiali che lo estraggono, lavorano oltre 40.000 tra bambini e adulti che scavano a mani nude o con strumenti rudimentali le pietre incrostate del prezioso minerale, che sarà poi purificato nell’impianto di una multinazionale inglese, la Glencore.

Per reperire e raccogliere dieci chili di pietre servono due giornate di lavoro pagate da 3 a 5 dollari ciascuna, mentre i prezzi internazionali del minerale aumentano ogni giorno.


Politiche dannose per l’ambiente

In Egitto, sono molto discussi i progetti di due autostrade che sembra debbano attraversare la zona turistica delle Piramidi

E’ in corso la costruzione della Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che costerà all’Italia 4,5 miliardi di euro e attraverserà la Puglia, per far arrivare il gas dal Mar Caspio e dall’Azerbaigian.

Il reddito garantito, volto ad eliminare il lavoro nero In Italia, ha fatto emergere 200mila cameriere e badanti, ma un numero molto ridotto di braccianti agricoli.

L’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile chiede che siano cancellati i 19 miliardi di sussidi alle imprese che con le loro attività produttive e commerciali continuano a causare rilevanti danni all’ambiente.

Un articolo riporta che almeno il 43% delle spiagge italiane è colpito da forme di erosione e sottolinea che la possibilità di procedere ad un arretramento degli stabilimenti balneare e degli altri locali impiantati sulle spiagge è stata finora completamente ignorata, mentre le cifre pagate dai concessionari per l’uso del demanio pubblico continuano ad essere ridicolmente basse.

L’Eni e il governo annunciano su molti giornali la creazione vicino Ravenna del più grande centro di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica già presente nell’atmosfera, che verrà quindi bloccata ad almeno tremila metri di profondità, negli spazi lasciati liberi dal petrolio e dai gas estratti in precedenza.

Le fonti non precisano le quantità da prelevare e immagazzinare e i costi complessi di tutta l’operazione. E’ bene ricordare che queste soluzioni tecnologiche a uno dei più gravi problemi ambientali sono state pochissimo sperimentate e potrebbero risultare eccessivamente costose.

Ma l’aspetto più preoccupante è quello del rapporto tra le emissioni che continuano ad aumentare e le quantità di CO2 che in quantità crescenti si accumulano nell’atmosfera.

In altre parole, la priorità assoluta dovrebbe essere data a una rapida riduzione delle emissioni di gas serra, fino a farle sparire entro pochissimi anni (e su questo versante ancora si agisce in misura praticamente irrilevante): vi è cioè il rischio che le soluzioni tecnologiche distraggano dagli obiettivi reali da perseguire subito.

Mancano inoltre indicazioni precise sulle reali possibilità di trasformare l’anidride carbonica in sostanze utili e sui costi relativi. Infine un dato che dovrebbe essere approfondito e confermato. Su un giornale, che faceva riferimento alla “lentocrazia” c’era un dato preoccupante: i decreti finora emanati contenenti misure anticovid sembra siano stati attuati solo nella misura del 28%! C’è solo da sperare che si tratti della immaginazione troppo fervida di un giornalista poco scientifico…

Alberto Castagnola

fonte: comune-info.net


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Ci preoccupano i virus? Allora fermiamo i cambiamenti climatici e lo scioglimento del permafrost

C’è chi pensa che, in pieno allarme coronavirus, parlare dei cambiamenti climatici non sia di attualità, che le priorità siano altre; e invece noi pensiamo che sia fondamentale continuare a dare una informazione adeguata in merito. Perché i due temi non sono poi così lontani fra loro...




C’è chi pensa che, in pieno allarme coronavirus, parlare dei cambiamenti climatici non sia di attualità, che le priorità siano altre; e invece noi pensiamo che sia fondamentale continuare a dare una informazione adeguata in merito.

Chi da sempre ha ammonito sui disastri climatici a cui andiamo incontro, con tutti i problemi che ne derivano e ne deriveranno, non lo ha fatto per qualche fissazione particolare, per fare il profeta di sventura, per avere visibilità o guadagnarci qualcosa. Lo ha fatto perché tiene non solo alla sua di pelle ma anche a quella del prossimo e alla vita del pianeta intero.

Ma invece di essere ascoltati, supportati, messi nella condizione di lavorare e agire in maniera appropriata, chi si è impegnato in questo senso è stato per lo più ignorato. Del resto per capire il pochissimo impegno e considerazione circa la gravità della situazione, basta guardare una qualsiasi pubblicità in cui veniamo raffigurati in una baldoria continua, un party infinito. Infatti perché mai ascoltare chi ci dice di preoccuparci dell’ambiente, di cambiare stili di vita, di fare in modo che il lavoro e la nostra esistenza contempli anche gli altri e la casa in cui viviamo e non solo il nostro tornaconto?

E così, a chi si impegna per cambiare in meglio la situazione viene data al massimo qualche pacca sulla spalla, un "bravo, bene", ma poi viene detto che le cose importanti sono altre, come la crescita, cioè la falsa economia che si occupa di rendere i ricchi sempre più ricchi, di sfruttare tutte le risorse in maniera indiscriminata e produrre inquinamento a più non posso. L’importante è non fermare il party e convincere tutti quelli che sostengono e lavorano per questo sistema che anche loro potranno avere briciole e che potrebbero essere addirittura fra i pochissimi fortunati e diventare ricchi, potersi fare i selfie nelle loro ville lussuose con piscina.

Poi è arrivata da non si sa quale pianeta Greta Thunberg portando alla ribalta le tematiche che da sempre sosteniamo. Applausi, belle parole, ma che brava ragazzina, bene, bravi, avete ragione, bisogna intervenire, bisogna fare. Ma alle parole non sono seguiti né fatti, né quegli interventi di emergenza necessari. Tant’è che Greta continua ad andare in giro a dire ai politici che non stanno facendo nulla e loro la applaudono, ma imperterriti continuano a non fare nulla o prendono misure solo di facciata e lontanissime dall’emergenza in corso.

Poi, improvvisamente irrompe sulla scena un altro elemento spiazzante, cioè il coronavirus, ed è panico mondiale. Si assiste alla reazione che auspicava Greta quando parlava della casa in fiamme, cioè il nostro pianeta e il conseguente panico che avremmo dovuto avere per l’umanità gravemente minacciata dai cambiamenti climatici. Quindi è chiaro: della nostra casa in fiamme ci interessa poco e niente, del coronavirus certamente sì. Allora se una reazione la si ottiene solo tramite un virus e le sue conseguenze, abbiamo paradossalmente una notizia che riguarda proprio questo ambito e che è direttamente collegata al riscaldamento globale.

Da un punto di vista sanitario, oltre alle malattie che aumenteranno con il riscaldamento della temperatura globale (ma questo è stato detto innumerevoli volte e pare non interessare granchè), c’è anche un ulteriore pericolo fortissimo determinato dall’aumento della temperatura a causa dal nostro sistema di vita e produzione: si sta sciogliendo il Permafrost, cioè lo strato di ghiaccio che si è formato nel corso di migliaia di anni e che si trova tra l’estremo Nord Europa, la Siberia e l’America Settentrionale.

Il suo spessore può variare da un metro a oltre un chilometro. Il primo pericolo è dato da tutto il metano intrappolato al suo interno che se uscisse sarebbe una bomba climatica che ci darebbe il colpo di grazia definitivo, ma questi aspetti climatici, per quanto drammatici, sono argomenti che non vengono presi molto in considerazione. Allora analizziamo il fattore virus che pare smuova maggiormente le coscienze. Se infatti si scioglie il permafrost ci sono virus intrappolati nel ghiaccio che potrebbero rianimarsi con conseguenze difficilmente immaginabili. Queste notizie sono risapute, dette e ridette da noi ma qualche volta riprese anche dalla stampa ufficiale, ovviamente fra le notizi minori, molto dopo il gossip, lo sport e l’oroscopo. Ne riportiamo qui sotto solo una piccola carrellata di simili notizie uscite in passato, così che non si dica che non lo si sapeva, che eravamo all’oscuro.

Quindi tutti ne erano potenzialmente al corrente: dai politici ai decisori, dai medici agli infermieri, dai virologhi ai luminari della scienza medica, dagli esperti ai cittadini. I virus fanno più paura dei cambiamenti climatici? Allora si agisca immediatamente per fermare i cambiamenti climatici e il conseguente disastro ambientale, così oltre che fermare l’incendio della casa in fiamme, diminuirà anche il rischio di virus.

Paolo Ermani

Ecco, per documentarvi:

https://www.lastampa.it/cultura/2019/04/15/news/pericolo-permafrost-il-ghiaccio-perenne-si-scioglie-e-fa-resuscitare-batteri-sconosciuti-1.33695549

https://www.focus.it/scienza/scienze/i-patogeni-nel-permafrost-virus-e-batteri-possono-tornare-attivi

https://tg24.sky.it/scienze/2019/06/22/artide-carbonio-mercurio-virus-permafrost-sciolto.html

https://www.agi.it/scienza/scioglimento_ghiacci_virus-6890769/news/2020-01-15/

http://www.biosost.com/hub/cambiamento-climatico/639-17_04_19.html

https://www.repubblica.it/scienze/2015/09/14/news/quel_virus_preistorico_potrebbe_risvegliarsi_per_colpa_del_riscaldamento_globale-122597610/

https://it.businessinsider.com/il-bacillo-che-venne-dal-freddo-i-ghiacci-si-sciolgono-e-liberano-virus-e-batteri-che-potremmo-non-saper-combattere/

https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/17_maggio_06/malattie-nascoste-ghiaccio-virus-pericolosi-che-riprendono-vita-d1595f44-325c-11e7-b0d7-0686cd4c6368.shtml

https://www.scienzenotizie.it/2019/07/08/carbonio-mercurio-e-virus-ecco-cosa-contiene-il-permafrost-che-si-sta-sciogliendo-4431495

https://www.osservatorioartico.it/che-cose-il-permafrost/

https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.03.894675v1

fonte: www.ilcambiamento.it

Il ghiaccio della Groenlandia che si sta sciogliendo si avvicina ad un ‘tipping point’(punto critico) dicono gli scienziati.

Michael Bevis professore  dell’Università dell’Ohio e primo autore di uno degli studi sulla Groenlandia: “In futuro un grado di riscaldamento avrà molto più impatto di un grado di riscaldamento nel secolo scorso”


















l'Artico si sta riscaldando il doppio di altre zone del pianeta. In uno degli studi pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science gli scienziati hanno usato dati da satellite e di strumenti sui terreni per misurare la perdita di ghiaccio della Groenlandia nel 21° secolo:  hanno trovato che la perdita di ghiaccio della Groenlandia nel 2012 è stata di 400 miliardi di tonnellate l'anno, quasi il quadruplo dello scioglimento avvenuto nel 2003. Lo scioglimento è in accelerazione... 
In un altro studio questo relativo allo scioglimento di ghiacci in Antartide hanno trovato che mentre negli anni ’80 l’Antartide perdeva nel complesso circa 40 miliardi di tonnellate di ghiaccio l’anno, nell’ultima decade perde circa 250 miliardi di tonnellate di ghiaccio l’anno e secondo gli scienziati contribuirà sei inches  (un inch = 2,53995 cm) all’ aumento del livello dei mari. L'aumento del livello dei mari è una delle conseguenze più chiare del riscaldamento globale: è dovuto sia all'espansione termica delle acque sia
allo scioglimento dei ghiacci continentali."Le previsioni attuali dicono che se il pianeta si riscalderà di due gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale in media i livelli dei mari saliranno di oltre due piedi (un piede =30,479cm) .."

















Nel secolo scorso l'aumento del livello dei mari è stato di 19cm.. Questa informazione è contenuta nel V° Rapporto sul clima dell'IPCC = Comitato Intergovernativo per i cambiamenti climatici. 
Alla stesura di tale Rapporto formato da migliaia di pagine, tradotto in varie lingue affinché le informazioni che contiene siano facilmente accessibili a tutti quanti siamo sulla Terra hanno contribuito migliaia di scienziati ed esperti in vari campi provenienti da 195 diversi paesi.
Il Rapporto contiene anche le Sintesi per i Decisori politici e sono quanto di più ufficiale ci possa essere, ogni frase di tali sintesi è concordata  tra scienziati e governi.









Qui c'è l'articolo all'interno del quale ci sono tutti i link per accedere
agli studi scientifici citati.
https://www..nytimes.com/2019/01/21/climate/greenland-ice.html?nytapp=true


Nadia Simonini

Rete Nazionale dei Comitati Rifiuti Zero       

L’impatto dei cambiamenti climatici in Europa - Video















In un video animato prodotto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), l’effetto dei cambiamenti climatici che già si sta avvertendo anche nel nostro Continente.


I cambiamenti osservati nel clima stanno già avendo un impatto di vasta portata sugli ecosistemi, l’economia e sulla salute e il benessere in Europa. Nuovi record continuano ad essere fissati sulle temperature globali ed europee, sul livello del mare e sulla riduzione del ghiaccio marino nell’Artico.
L’andamento delle precipitazioni sta cambiando, generalmente rendendo le regioni umide in Europa più umide e le regioni più secche ancora di più. Il volume dei ghiacciai e il manto nevoso diminuiscono. Allo stesso tempo, gli eventi estremi legati al clima come le ondate di calore, le forti precipitazioni e la siccità, stanno aumentando di frequenza e intensità in molte regioni. Le migliori proiezioni climatiche forniscono ulteriori prove del fatto che gli eventi estremi legati al clima aumenteranno in molte regioni europee.

fonte: http://ambienteinforma-snpa.it

Clima: con scioglimento dei ghiacci inquinamento da mercurio tossico

















Mentre il nostro Pianeta si scalda, gli habitat stanno subendo importanti trasformazioni e le regioni del permafrost sono tra le più colpite. Una nuova ricerca pubblicata sul Geophysical Research Letters espone un’altra preoccupante conseguenza che lo scioglimento dei ghiacci, a causa dei cambiamenti climatici, può avere in tutta la Terra: sotto il permafrost si nasconde una quantità enorme di mercurio tossico, che potrebbe essere presto liberato.

Pare che vi siano oltre 15 milioni di galloni (58 milioni di litri) di mercurio sepolti nel permafrost dell’emisfero settentrionale, ovvero circa il doppio del mercurio che si può trovare nel il resto dei suoli della Terra, oceano e atmosfera messi insieme. Se le temperature globali continuano a salire, tutto quel mercurio potrebbe essere rilasciato nell’oceano e avere conseguenze disastrose sugli ecosistemi anche a migliaia di chilometri di distanza.

In geologia, il permafrost è definito come qualsiasi terreno che è stato congelato per più di due anni. Tanto per capirne meglio l’estensione, nell’emisfero settentrionale, il permafrost si estende per circa 22,79 milioni di km quadrati, circa il 24% della Terra. In una dichiarazione rilasciata in occasione dei risultati emersi con la ricerca, Paul Schuster, idrologo presso l’US Geological Survey di Boulder, in Colorado, ha spiegato che:
Non ci sarebbe alcun problema ambientale se tutto fosse rimasto congelato, ma sappiamo che la Terra si sta riscaldando. Questa scoperta rappresenta un punto di svolta.


I ricercatori hanno già osservato lo scongelamento del permafrost indotto dai cambiamenti climatici e se si continuerà in tal senso, l’enorme quantità di mercurio ora intrappolato nel permafrost sarà riversata nell’acqua, provocando uno scenario assolutamente non auspicabile: se ciò accadrà, il mercurio potrà essere assorbito da microrganismi e trasformato in metilmercurio, una tossina pericolosa che causa effetti neurologici e riproduttivi sugli animali.

fonte: http://www.greenstyle.it

L’Artico non ghiaccia più, arriva il nuovo record negativo

È il peggior febbraio di sempre, da quando 38 anni fa sono iniziate le rilevazioni satellitari, con un’estensione dei ghiacci di appena 14,28 milioni di kmq: un milione in meno rispetto alla media















«L’obiettivo dei 2°C può essere insufficiente per prevenire che l’Artico resti senza ghiaccio». È la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori dell’università di Exeter dopo una revisione delle proiezioni statistiche sull’andamento dell’estensione della calotta polare. Secondo James Screen e Daniel Williamson, autori dello studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, il limite dei 2°C stabilito dall’Accordo di Parigi lascia ancora il 39% di possibilità che la coltre ghiacciata del Polo Nord scompaia del tutto durante l’estate artica. Al contrario, la calotta ha un’altissima probabilità di restare intatta se si prende a riferimento l’altro limite di riscaldamento globale concordato a Parigi, 1,5°C.
 



Il  quadro tracciato dalle previsioni statistiche è a tutti gli effetti allarmante. E lo è ancora di più se si aggiunge all’equazione un altro dato che è impossibile ignorare: con i tagli attuali alle emissioni di gas serra decisi dai governi di tutto il mondo, gli obiettivi dell’accordo sul clima non sono affatto raggiungibili. Anzi. Se non cambiamo rotta, considerano gli scienziati, il trend attuale porterà ad un aumento della temperatura globale di ben 3°C. Di conseguenza la calotta artica si scioglierà del tutto ogni estate con una probabilità del 79%.

Passando dalla probabilità ai dati di fatto, la situazione appare più che compromessa. Proprio oggi il National Snow and Ice Data Center statunitense ha rilasciato i dati relativi al mese di febbraio, il culmine dell’inverno artico durante il quale la calotta polare si ricostituisce. I dati confermano ciò che gli scienziati temevano: l’Artico ha fatto segnare un nuovo record negativo. È il peggior febbraio di sempre, da quando 38 anni fa sono iniziate le rilevazioni satellitari, con un’estensione dei ghiacci di appena 14,28 milioni di kmq (40mila in meno di un anno fa), e ben 1,18 milioni di kmq in meno della media di riferimento 1981-2010. Le temperature infatti sono rimaste stabilmente dai 2 ai 5°C al di sopra della media stagionale. A spingere la colonnina di mercurio verso l’alto sono stati i venti caldi che hanno soffiato per gran parte dell’inverno sui mari di Barents e di Kara.

fonte: www.rinnovabili.it

L’Artico si sta squagliando: caldo senza precedenti, forte declino di ghiaccio marino e neve (VIDEO)

Le politiche anti-climatiche di Donald Trump potrebbero essere devastanti per l’Artico e il pianeta
















L’11esimo Arctic Report Card della Natioal oceanic and atmospheric adminisration Usa (Noaa)  dimostra che nel 2016 l’Artico ha registrato temperature calde dell’aria senza precedenti e che questo ha portato ad un ritardo record nella formazione del ghiaccio marino ed ha portato ad un  vasta scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e della  coltre di neve.
















La Noaa spiega che il suo nuovo rapporto,  presentato al meeting annuale dell’American geophysical union in corso a San Francisco, riunisce il lavoro di «61 scienziati provenienti da 11 Paesi che riferiscono su aria, mare, terra e cambiamenti degli ecosistemi. Si tratta di uno strumento chiave utilizzato in tutto il mondo per seguire i cambiamenti nell’Artico e come questi cambiamenti possono influenzare comunità, businesses e persone».











Jeremy Mathis, direttore dell’Arctic research program della Noaa, sottolinea che «Rispetto a quest’anno, raramente abbiamo visto l’Artico mostrare un segnale più chiaro, più forte o più pronunciato del persistente riscaldamento e dei suoi effetti a cascata sull’ambiente. Mentre la scienza sta diventando sempre più chiara, dobbiamo migliorare ed estendere le osservazioni prolungate dell’Artico ,che possono informare le decisioni sane per la salute dell’ambiente e la sicurezza alimentare, nonché le emergenti opportunità per il commercio».



fonte: www.greenreport.it

Riscaldamento globale, l’Artico si avvicina al punto di non ritorno

Il trend attuale può causare una serie devastante di effetti a catena, capaci di sconvolgere il clima a livello globale: occhi puntati su 19 “punti di non ritorno” climatici















La lunga fase di riscaldamento dell’Artico può provocare una catena di effetti che si faranno sentire fino all’Oceano Indiano, dando il via a incontrollabili cambiamenti climatici a livello globale. Una sequenza di eventi innescata dal rapido e anomalo assottigliamento della coltre di ghiaccio che ricopre il Polo Nord, che rischia di far superare ben 19 “punti di non ritorno”, avverte un team di scienziati che ha rilasciato il rapporto Arctic Resilience Report.
In questo momento stanno suonando diversi campanelli di allarme. Le temperature artiche sono almeno 20°C superiori alla norma stagionale, così lo spessore del ghiaccio sta diminuendo invece di crescere, come sarebbe naturale in questo periodo dell’anno. L’estensione della calotta artica ha toccato il suo secondo minimo nel 2016, addirittura al di sotto dei livelli del 2012, l’anno peggiore della storia.

Come è possibile che ciò che avviene nell’Artico abbia ripercussioni così imponenti sul resto del globo? Il rapporto sottolinea l’importanza dei punti di non ritorno climatici: vengono superati quando un sistema naturale, come per l’appunto la calotta artica, subisce un cambiamento drastico e repentino, che a sua volta modifica profondamente gli ecosistemi vicini, anche in modo irreversibile. In buona sostanza, quello che si può verificare è un meccanismo di feedback.
Il rapporto, firmato da 11 organizzazioni tra cui l’Arctic Council e ricercatori di 6 diverse università, identifica alcuni di questi eventi potenzialmente devastanti originati dal riscaldamento globale nell’Artico. Si va dalla crescita della vegetazione sulla tundra, che ricopre neve e ghiaccio e ne limita la rifrazione dei raggi solari incorporando anzi più calore; all’aumento delle emissioni di metano legato al riscaldamento della tundra; alla modifica della distribuzione della neve che va a riscaldare l’oceano e influisce sui modelli climatici delle regioni limitrofe, influenzando anche la stagione dei monsoni asiatica; fino al collasso di molte specie marine artiche, con ripercussioni sugli ecosistemi oceanici di tutto il globo.

fonte: www.rinnovabili.it

Ciò che succede nell’Artico non resta nell’Artico

I ghiacci artici si sciolgono con effetti devastanti sempre più evidenti in tutto il mondo, mentre il Polo Nord si riscalda 2 volte più velocemente del resto del pianeta



Il Polo Nord si riscalda due volte più velocemente del resto del pianeta. I dati che Greenpeace ha raccolto confermano purtroppo quanto già si temeva due anni fa. Il riscaldamento globale scatena i suoi effetti con maggiore virulenza proprio nella regione artica, dove si innescano meccanismi di feedback che amplificano la portata del problema. E da lì, a cascata, si riverberano in tutto il pianeta.
Uno di questi, sottolinea Greenpeace nel lavoro dal titolo “Ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico”, è il noto effetto albedo: più ghiaccio si scioglie, più la capacità della superficie di riflettere le radiazioni solari diminuisce. Così sempre più energia viene assorbita dal sistema ambiente e ciò contribuisce a scatenare ulteriormente i cambiamenti climatici.
«La superficie totale della banchisa artica in estate è andata via via diminuendo negli ultimi 30 anni – scrive Greenpeace – Ciò significa che è aumentato il calore che si trasferisce appunto dall’atmosfera ai ghiacci. L’ecosistema artico è cruciale per il sistema climatico globale, e il riscaldamento al Polo Nord non causa profondi mutamenti soltanto in questa zona, ma ha un impatto enorme anche su tutte le zone climatiche del mondo».

Gli effetti dello scioglimento dei ghiacci nel resto del pianeta

La letteratura scientifica più recente, cui fa riferimento Greenpeace, suggerisce l’esistenza di un collegamento causale diretto tra il declino del ghiaccio marino e le fluttuazioni sempre più estreme delle temperature nell’emisfero nord. Ecco gli effetti del surriscaldamento del Polo nel mondo.


Estati più calde in Usa e Canada – Dallo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord dipende il surriscaldamento della parte orientale degli Usa e del Canada. Entro la fine del secolo le estati vedranno temperature del 20% più variabili rispetto ad ora, e diventeranno più comuni le ondate di calore. Un quadro corroborato dai risultati di 29 modelli predittivi sui cambiamenti climatici che interesseranno la fascia delle Great Plains americane.

Mediterraneo bollente – Le evidenze raccolte dimostrano che durante le estati con meno ghiaccio al Polo Nord, le temperature di superficie delle acque del Mediterraneo (ma anche dei mari del sud-est asiatico) tendono a salire e vengono modificati anche i modelli di andamento atmosferico.

Inverni sempre più rigidi e nevosi alle medie latitudini – Nord America, Europa e Asia orientale: ormai gli scienziati sono concordi nell’affermare che le ondate improvvise di freddo e copiose precipitazioni nevose sono strettamente legate allo scioglimento dei ghiacci artici durante le estati.

Piogge in nord Europa, siccità in America e Asia – Nel nostro continente le 6 estati tra il 2007 e il 2012 sono state più umide e piovose della norma. Anche questo è un effetto dei cambiamenti climatici in corso al Polo Nord. Viceversa, America del nord e Asia orientale potrebbero vedere siccità sempre più frequenti in futuro.

Innalzamento del livello delle acque – Lo scioglimento dei ghiacci artici è ormai considerato a livello internazionale un fattore con alta probabilità di causare l’aumento dei livello dei mari.

Sparirà la tundra artica – Gli incendi in questi ecosistemi sono un fatto ciclico e naturale. Ma estati più calde e secche li intensificheranno, liberando in atmosfera CO2 e minacciando gli equilibri della regione.
fonte: www.rinnovabili.it

L’Artico si scalda due volte più in fretta del resto del Pianeta

Le ripercussioni gravano sull’intero clima terrestre 
Oggi abbiamo pubblicato un Rapporto il cui titolo è molto chiaro: Ciò che accade nell’Artico non resta nell’Artico. La fragile regione polare si sta infatti scaldando due volte più in fretta di qualsiasi altra area del mondo, con conseguenze che pesano sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi.
Estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara, ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.

fonte: http://www.greenpeace.org

Scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare e super tempeste


Scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare e super tempeste è il titolo di un nuovo studio scientifico presentato nell’'articolo del New York Times che segue (il link è dopo la mia sintesi).

Lo studio scientifico citato è firmato da 19 esperti nelle scienze del clima tra cui anche James Hansen per molti anni Direttore dell’Istituto Goddard della NASA e uno dei più esperti climatologi a livello
internazionale; gli autori sostengono che se continua a bruciare combustibili fossili con emissioni di quantità immense di gas serra l'umanità sta per causare un brusco cambiamento del clima e lo scioglimento dei ghiacci continentali innescherà un meccanismo di retroazione (feedback) che porterà ad una disintegrazione rapida di parti dei ghiacci in Groenlandia e Antartide. 
Questa parte del lavoro è stata criticata da altri scienziati – ma praticamente la comunità scientifica è concorde con quanto ritiene il gruppo di Hansen, ovvero che la società non si sta muovendo abbastanza velocemente nella riduzione delle sue emissioni di gas serra, il che comporta gravi rischi. L' ’accordo di Parigi del dicembre 2015 per ridurre le nostre emissioni di gas serra non è neanche lontanamente ambizioso abbastanza per limitare il futuro riscaldamento globale nella misura ritenuta necessaria dal dott. Hansen che in anni recenti è anche diventato un attivista per la battaglia contro il cambiamento climatico, è stato persino arrestato nel corso di manifestazioni e si è unito ad un gruppo di giovani che hanno intentato una causa al governo federale che non è riuscito a limitare il riscaldamento globale. È dal 2009 che le nazioni si sono messe d’accordo per cercare di limitare il futuro riscaldamento globale a 2 gradi centigradi, la Terra si è già riscaldata di circa 1 °C, sembra che il clima si stia destabilizzando, praticamente tutti i ghiacci terrestri hanno iniziato a sciogliersi e l’aumento del livello del mare sta accelerando. In questo studio scientifico i 19 scienziati sostengono che lo
scioglimento dei ghiacci – che prima si riteneva avrebbe richiesto almeno dei secoli per verificarsi – potrebbe avvenire molto più rapidamente, con aumenti del livello del mare di parecchi piedi (1 piede = 30, 479cm) nei
prossimi 50 anni, più avanti nel tempo l’aumento del livello del mare sarebbe ‘così precipitoso che costringerebbe l’uomo ad allontanarsi frettolosamente dalle coste’.
All'’inizio dell’'articolo c’è una foto di un masso enorme dalle parti delle Bahamas. Gli autori del citato articolo scientifico ritengono che probabilmente fu spostato lì nel corso di una super tempesta che si verificò
nell’ultimo periodo caldo della terra, 120mila anni fa (allora era di poco più caldo di oggi giorno) e avvertono che super tempeste di questo tipo, più forti di qualunque tempesta che si può verificare oggi, potranno
verificarsi continuando le nostre emissioni di gas serra; altri esperti ritengono che invece il masso fu spostato da uno tsunami.
Fine della sintesi dell'articolo del NYT. 

Aggiungo che è ovvio che chi oggi possiede carbone, petrolio o gas naturale non ha la minima intenzione di rinunciare alla ricchezza che oggi ne può ricavare, ma in questo modo loro affossano la più che necessaria direi vitale modernizzazione. In un altro articolo scientifico recente scrivono 'bisogna tornare indietro di 66 milioni di anni - l'epoca dei dinosauri - per trovare emissioni di CO2 elevate fin quasi ai livelli odierni'. Gli
scienziati si riferiscono ad un antico riscaldamento noto come 'Massimo termico del Paleocene - Eocene ' (PETM) per capire come reagisce il clima agli aumenti di concentrazione della CO2; secondo gli autori di quello studio in quell'antico riscaldamento rapido ci furono emissioni di  4 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno per un periodo di 4000 anni, mentre adesso abbiamo emissioni di circa 37 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno.
Al referendum del 17 aprile SI per fermare le trivelle e con esse le emissioni di CO2.

Nadia Simonini
Rete Nazionale dei Comitati Rifiuti Zero

fonte: http://nyti.ms/1VxXhev

Pericolo per il ghiaccio dell’Artico, parola di Sea blind


Siamo veramente “Sea blind”? Cioè, siamo diventati ciechi di fronte allo stato di salute degli oceani? Secondo Bernice Notenboom, giornalista climatica olandese, e le produttrici Sarah Robertson e Jennifer Abbott, autrici di questo documentario presentato alle numerose conferenze sul clima in corso, sì, siamo ciechi.
Leggiamo ormai ogni giorno notizie sullo scioglimento dei ghiacci dell’Artico causato dal riscaldamento globale, e quasi non ce ne accorgiamo più. I ghiacci del Polo Nord, però, versano in gravi condizioni anche per l’inquinamento trasportato in quelle zone dalle navi container. Questo è il tema centrale di “Seablind”: a causa dei passaggi delle navi cargo, dei fumi e dei vapori che emettono, il ghiaccio della zona polare, un tempo di un bianco quasi accecante, ora sta diventando nero.
In “Seablind” viene raccontato che le navi container sono di estrema importanza per il commercio mondiale, poiché esse sono utilizzate in tutto il mondo come mezzo di trasporto principale per le merci. Sono navi molto grandi che arrivano anche a 400 metri di lunghezza, e proprio per la loro stazza, richiedono una grande quantità di “bunker fuel”, un tipo di gasolio che, una volta bruciato, emette nell’aria quantità enormi di polveri sottili. Sono in pratica delle ciminiere che galleggiano.
Si stima che siano centomila le navi che solcano gli oceani e i mari non solo attraverso le rotte tradizionali del Canale di Suez e del Canale di Panama, ma anche per il Mar Glaciale Artico attraverso i passaggi a Nord-Ovest e a Nord-Est. Questi due varchi, se prima in inverno erano inaccessibili per la presenza dei ghiacci, oggi, per opera dello scioglimento esercitato dal rialzo delle temperature, costituiscono le nuove rotte commerciali delle navi cargo anche nella stagione fredda. Ciò ha determinato un’ulteriore sviluppo del commercio marittimo, grazie al risparmio che ne deriva: essendo rotte più brevi, si risparmia non solo sul costo e sulla quantità di carburante, ma anche sui tempi di percorrenza.
Lo scioglimento dei ghiacci, dice la Notenboom nel documentario, se da una parte è la funesta conseguenza del riscaldamento globale, dall’altra rappresenta una buona notizia per le compagnie commerciali marittime. Esse, infatti, hanno potuto approfittare delle nuove rotte libere dai ghiacci e i traffici sono aumentati. Di contro, il ghiaccio dell’Artico presenta ora striature nere ben visibili.
I grandi porti europei, come quello di Rotterdam, si sono impegnati nel far usare alle navi cargo carburanti meno inquinanti, come quelli a basso contenuto di zolfo e come il gas liquido. Anche se molto costosi (costano infatti quasi il 50% in più del “bunker fuel”), questi carburanti alternativi hanno posto un freno all’emissione di sostanze inquinanti nell’ambiente. Le compagnie portuali hanno varato anche delle direttive per le navi che transitano nei porti o che sono ormeggiate per lunghi periodi per limitare l’emissione di sostanze tossiche.
Per la salute dell’ambiente, queste azioni, seppur concrete, sono insufficienti. E allora, che fare? Allo stato attuale sono stati varati progetti futuristici di navi container, come quelle a energia elettrica e nucleare, o addirittura, a vela. Ma sono solo dei progetti. Il commercio marittimo oggi è troppo importante per l’economia mondiale; è necessario quindi l’impegno di tutti per utilizzare metodi e strumenti alternativi e sostenibili per migliorare le condizioni dell’ambiente e per far tornare, se possibile, più bianco il ghiaccio dell’Artico.


sea blind teaser from bernice notenboom on Vimeo.



fonte: http://www.improntaunika.it

ARCTIC MELTING: ‘l’estensione’ dei ghiacci artici a Dicembre 2015 è stata la quarta più bassa mai registrata


Fonte: LTEconomy su NSIDC
 
ARCTIC MELTING:  In base ai dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC), il mese di dicembre 2015 ha registrato la quarta più bassa estensione dei ghiacci nella storia delle osservazioni satellitari; il tasso lineare di decrescita per il mese di dicembre è pari a -3,4% per decennio.  Nell’Antartico l’estensione dei ghiacci è stata leggermente superiore alla media, ma molto al di sotto dei massimi registrati nel 2013 e nel 2014.
 
Dicembre 2015:  estensione dei ghiacci pari a 12,3 milioni di kilometri quadrati; persi 780 mila kilometri quadrati rispetto alla media di lungo periodo (1981-2010)
 
Più in dettaglio, l’estensione del ghiaccio artico nel mese di dicembre 2015 è stata mediamente pari a 12,3 milioni di kilometri quadrati, il quarto più basso registrato nella storia satellitare. Il valore è stato di 780.000 di kilometri quadrati sotto la media di lungo periodo (1981-2010) e 260.000 kilometri quadrati sopra il minimo osservato per il mese di dicembre nel 2010. Il tasso lineare di decrescita per il mese di dicembre è di -3,4% per decennio (ovvero 44.200 km quadrati in meno ogni anno). L’estensione dei ghiacci resta ben inferiore alla media nel Mare di Bering, Okhotsk e Barents, in parte bilanciati da un estensione leggermente superiore alla media nella Baffin Bay.
 
Se consideriamo anche il dato di giugno (920.000 km quadrati sotto la media di lungo periodo), è possibile notare che nel corso del 2015 la perdita di estensione dei ghiacci artici è compresa tra 750 mila e 1 milione di km quadrati. 
Tasso di crescita del ghiaccio artico superiore alla media di dicembre, ma in rallentamento
 
L’estensione del ghiaccio artico nel mese di dicembre 2015 è cresciuta mediamente di 65.000 km quadrati al giorno, più della crescita mediamente registrata nel mese (64.000 km quadrati al giorno). Il tasso di crescita ha subito un rallentamento nel corso del mese fino a quasi cessare nei primi giorni del 2016.
 
 
Il 2015 in sintesi…
 
Il 2015 sarà ricordato per tre eventi che hanno caratterizzato l’estensione dei ghiacci:
 
- nel 2015 è stata registrata la più bassa massima estensione dei ghiacci nell’Artico,
- è stato registrato il quarto minimo più basso nell’estensione dei ghiacci dell’Artico,
- Dopo due anni di record, l’estensione dei ghiacci nell’Antartico è ritornata a livelli in linea con la media di lungo periodo.
 
Nel 2015 la massima estensione dei ghiacci artici è ststa registrata il 25 febbraio. Essa è stata la più bassa massima estensione mai registrata, per effetto di temperature eccessivamente elevate nel mare diOkhotsk e in quello di Barents.
 
L’estensione minima dei ghiacci artici nel 2015 è stata invece osservata l’11 settembre. Esso è stat il quarto minimo più basso mai osservato, per effetto soprattutto di temperature eccessivamente elevate nel mese di luglio che hanno portato ad una riduzione eccessiva dei ghiacci.
 
Tra febbraio 2013 e giugno 2015, l’antartico ha registrato record di estensione dei ghiacci.  ice was at record or near-record daily extents. Ma nel corso della stagione invernaòe del 2015 la crescita del hiaccio nell’Anytartico ha subito un rallentamento. L’estensione dei ghiacci nell’Antartico, pur essendo superiore alla media di lungo periodo, è inferiore ai record registrati negli inverno 2013 e 2014.
 
 

 
Fonte: NSIDC

 
 
 
Figura - Estensione dei ghiacci a dicembre 2015: 750 mila km quadrati in meno
 
fonte: http://www.lteconomy.it