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Dopo il Coronavirus: pensiamo una riforma verde per il Pianeta e per l’economia


















Ognuno di noi sta facendo la sua parte per contribuire al superamento della critica situazione legata al Coronavirus, ma tutti sappiamo che è importante iniziare a discutere cosa fare quando questa emergenza, prima o poi, finirà. Molte cose sono cambiate nelle nostre vite, e non solo: tanti saranno anche i cambiamenti che riguardano il nostro modello economico, soprattutto in Europa, che rappresenta l’orizzonte delle politiche in cui ci muoviamo e che contribuiremo a determinare. Il superamento del patto di stabilità è un fatto completamente nuovo e ci dice quanto questa pandemia stia mettendo in gioco le strutture economiche attuali. Strutture che vanno cambiate.
Cambiare il modello economico per tutelare il Pianeta

La connessione tra pandemie e distruzione della biodiversità è stata esplorata in diversi studi e è riconosciuta da numerosi esperti: non c’è dubbio che la particolare severità con cui la pandemia sta colpendo certe zone del Paese – come in pianura padana – sia connessa anche alle condizioni strutturali di forte inquinamento della qualità dell’aria, condizioni che persistono da decenni e che hanno già, di per sé, un elevato impatto sulla mortalità in eccesso: da alcuni anni la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente ne riporta le stime: 76.200 morti in Italia nel 2016.

Dunque, abbiamo più di un motivo, seguendo il principio di precauzione, per una riforma strutturale del nostro modo di produrre e consumare, ed è il momento di attuarla.
Uscire dal dogma dell’austerità e investire in infrastrutture pubbliche

Patto di stabilità: è necessario uscire dal dogma dell’austerità – anche a lungo termine – e iniziare a promuovere gli obiettivi sociali e ambientali, trasformandolo in un patto per promuovere il benessere umano e la protezione dell’ambiente naturale. E, dunque, investire in una transizione equa verso un’economia a zero emissioni di CO2, creare posti di lavoro di qualità, e investire in infrastrutture pubbliche che assicurino la qualità della vita, dalla sanità, ai servizi di mobilità pubblica, istruzione etc.

Quanto più tempo aspettiamo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e per proteggere la biodiversità, tanto maggiori saranno i costi per la vita umana e i mezzi di sussistenza, tanto maggiore sarà il danno al Pianeta che ci sostiene, tanto maggiori saranno i costi finanziari e tanto più ingiusti saranno l’impatto e i costi sociali. L’attuale crisi è un campanello d’allarme per il nostro dovere di proteggere le persone e il Pianeta. Per questo è necessario che l’Europa punti a ridurre di almeno il 65% le emissioni di CO2 al 2030 – in linea con le più recenti conoscenze scientifiche – e ad arrestare la perdita di biodiversità.


180 students of the secondary school in Derendingen – Luterbach at Solothurn get involved with solar energy.

Investire nelle persone, non nelle industrie

In parole povere, va cambiato il paradigma: bisognerà investire nelle persone, non nelle industrie. Laddove i governi stanno pianificando di fornire un sostegno finanziario alle aziende, questo dovrà essere subordinato a non licenziare i lavoratori, e a garantire che tutti loro abbiano accesso ai servizi di cui hanno bisogno. Per le industrie fortemente inquinanti, bisognerà prestare particolare attenzione a garantire che i fondi destinati a sostenere i lavoratori non siano usati per promuovere gli interessi delle aziende, sostenere pratiche devastanti dal punto di vista ambientale o gli stipendi dei dirigenti.

Dopo il crollo finanziario del 2008, abbiamo assistito a un flusso sproporzionato di fondi pubblici verso le industrie inquinanti e le aziende più ricche. La risposta alla crisi finanziaria globale ha aggravato la disuguaglianza e ha dato una spinta controproducente alle industrie che causano i cambiamenti climatici. La Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca centrale europea (BCE) devono aprire la strada promuovendo solo investimenti in soluzioni climatiche come ferrovie e altre infrastrutture di trasporto pubblico, strutture per la mobilità ciclistica, servizi idrici pubblici, soluzioni locali di gestione dei rifiuti che diano la priorità ai sistemi locali di riutilizzo, compostaggio e riparazione; fonti rinnovabili sviluppate da comunità energetiche e promozione di standard di efficienza energetica. E gli investimenti in queste soluzioni dovrebbero essere permanentemente escluse dalla regola del disavanzo nazionale del 3%.

In una fase di instabilità sociale ed economica è ancora più importante che alimenti sani ed ecologici a base vegetale siano ampiamente disponibili e convenienti. Attualmente oltre un terzo del bilancio dell’UE finanzia sussidi agricoli nell’ambito della PAC. Questo denaro pubblico deve essere trasferito da fattorie industriali insostenibili a un’agricoltura intensiva a un’agricoltura più ecologica che partecipa alla costruzione di un modello alimentare e agricolo diversificato e resiliente, che protegga la biodiversità.

Garantire la democrazia

Proteggere e rafforzare la democrazia. Bisogna garantire che le regole sviluppate nel contesto di un’emergenza nazionale si applichino solo all’emergenza. Ai governi non deve essere permesso di darsi poteri extra che possano mantenere dopo la fine della crisi o che si estendano oltre ciò che è necessario per il suo contenimento, così come sarà necessario adottare regole per garantire le elezioni e sostenere le istituzioni democratiche.

Quando questa emergenza sarà finita, la qualità della nostra civiltà sarà definita dalle scelte che avremo fatto per proteggere i più deboli e promuovere un modello diverso di produrre e consumare, e non gli interessi delle multinazionali – soprattutto quelle fossili – che ancora dominano il panorama attuale.

Around 2000 demonstrators walk in Athens to call for climate action and energy from 100% renewable sources ahead of crunch climate talks in Paris.

fonte: https://www.greenpeace.org

Ordine dei Medici di Torino: “sospendete il 5G, la legge sull’irradiazione elettromagnetica va riformulata!”





Si è tenuto la scorsa settimana il Convegno su” Onde elettromagnetiche, effetti sulla salute delle persone ?“. Il Convegno organizzato dalla Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Torino, si è tenuto nella Sala Convegni di Villa Raby, sede dell’Ordine.
Sono intervenuti il Prof Tartaglia del Politecnico di Torino, il dottor D’Amore e la dottoressa Ivaldi di ARPA Piemonte, il prof Tamino (Comitato scientifico ISDE), la dottoressa Uga (pediatra Ospedaliera), la dottoressa Memore della Commissione Ordinistica, la dottoressa Difonte e il dottor Orio (associazione elettrosensibili).La dr.ssa Pastena Coordinatrice della Commissione Ordinistica ha portato i saluti del Presidente Giustetto, introducendo il Convegno.
A moderare la prima sessione la dottoressa Zanino (pediatra e componente della Commissione Ordinistica))
Molto partecipata la tavola rotonda condotta dal dottor Diaferia.(componente della Commissione Ordinistica)
I relatori intervenuti hanno dato chiare indicazioni sullo stato delle evidenze scientifiche, ricordando l’importanza dei principi di Precauzione e di Prevenzione, ma anche di Responsabilità, là dove non emergano dei chiari rapporti causali tra patolgie, non solo tumorali, ed esposizione ad onde elettromagnetiche.
Il focus è ovviamente stato sui cellulari di vecchia e nuova generazione molto diversi tra loro per potenza e versatilità, sull’evidenza che occorre allontanare la fonte di emissione grazie a cuffiette e che sarebbe molto utile evitare di portare il cellulare vicino agli organi riproduttivi, oltre che effettuare telefonate di molti minuti, per via dell’effetto di riscaldamento della parte del capo su cui poggia il telefono.
Molta attenzione si è posta nei confronti dei bambini, spesso incolpevoli inquinati ma anche poco consapevoli sui rischi eventuali da un uso eccessivo del cellulare con possibili ricadute sulla salute aumentate rispetto al soggetto adulto, esposto alle onde elettromagnetiche.
Un attenzione è stata poi posta alla prossima tecnologia del 5G, che molto inquieta anche perchè non vi sono ancora sistemi validati e precisi per la  misurazione del campo elettromagnetico generato. Ne è certa l’azione a livello dell’epidermide e quindi sui nocicettori cutanei, senza dimenticare che l’epidermide è collegata agli strati cutanei profondi.


Nella Tavola rotonda si sono ripresi ed approfonditi i temi trattati, come quello degli Elettrosensibili” che non vedono ancora riconosciuta dall’OMS la identificazione della patologia, con un numero nosologico dedicato. Pertanto le persone che lamentano disturbi di vario genere dall’esposizione ai c.e.m, vengono spesso curati come persone ansiose , depresse o afflitte da fibromialgia.
Tuttavvia grazie all’azione di medici del lavoro legati all’Associazione , sono oggi possibili dispense dal lavoro o dalle lezioni scolastiche ponendo come diagnosi quella della Elettrosensibilità, che conta all’incirca 1,8 milioni di persone in Italia.
Dalla giornata sono quindi emerse le seguenti considerazioni
– ad oggi non è disponibile in commercio la strumentazione validata per misurare il campo elettromagnetico generato dal “5G” (in fase di sperimentazione anche a Torino)
– i limiti di legge europei sono stati decisi senza tener conto del voto del parlamento UE – prendendo in considerazione i soli effetti termici delle onde elettromagnetiche (ad oggi la letteratura scientifica mostra un ampio ventaglio di effetti dannosi non-termici)
Si chiede quindi che venga applicato il Principio di Precauzione e si sospendano le sperimentazioni  perlomeno fino a quando non si sarà in grado di misurare il campo elettromagnetico effettivamente prodotto – in attesa che gli organismi competenti recepiscano i risultati degli studi scientifici per l’eventuale riformulazione dei limiti di legge per l’esposizione della popolazione a lungo termine.


FONTE: ECOGRAFFI –
Foto Ordine dei Medici di Torino (si riferisce ad un incontro diverso da quello narrato)
Testo di Giorgio Diaferia Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E’ docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E’ medico di medicina generale e giornalista pubblicista.
fonte: https://oasisana.com

Dall’Istituto Superiore di Sanità : Color Glass S.p.a. Azienda Insalubre di Prima Classe




















Apprendiamo dalla stampa che la vicenda Color Glass si arricchisce di ulteriori particolari.
Questa volta è addirittura l’Istituto Superiore di Sanità che esprime il proprio  parere, su richiesta del Ministero della Salute, circa la classificazione dell’azienda Color Glass Spa che opera a Trestina quale industria insalubre di prima classe.
Giorno dopo giorno vengono infatti alla luce documenti e pareri ufficiali che smentiscono puntualmente l’atteggiamento di alcuni politici e amministartori, che, ostinatamente,  insieme ad Arpa e Usl,  si impegnano a cercare cavilli e scappatoie, per sostenere il rilascio di favorevoli autorizzazioni,  relegando in secondo piano le grida di preoccupazione, per la propria salute, della popolazione di Trestina e Calzolaro.
Abbiamo promosso convegni scientifici, partecipato a commissioni consiliari, assemblee e Consigli Comunali, per tentare di far capire l’esasperazione in cui vivono le persone della zona Sud, ma, purtroppo, il solito rimpallo politico/amministrativo ha finora sempre prevalso, nonostante le preoccupanti stime di mortalità per cancro che in Altotevere esigerebbero tutt’altro trattamento.
Seppure la legislazione Nazionale ed Europea sia ormai chiaramente orientata alla tutela della salute e dell’ambiente e sostenga con forza quel famoso “principio di precauzione”,  nella nostra disgraziata realtà sembra che tali norme non siano applicabili.
Prendiamo atto quotidianamente di pareri di agenzie ed enti pubblici, che, formulati in maniera acquiescente e funzionale, tendono a favorire il rilascio di autorizzazioni a dir poco discutibili, dove mancano procedimenti fondamentali quali ad esempio la valutazione di impatto ambientale.
A questo punto servono azioni più efficaci e, visto che  la politica non riesce a risolvere i problemi, allora è necessario che intervenga la Magistratura.
Il Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Altotevere Sud non ha alcuna intenzione di mollare, anzi, con rinnovata convinzione e fortissima determinazione,  continuerà la propria azione a tutela della salute e dell’Ambiente del proprio comprensorio.

NON CI FERMEREMO
COMITATO SALUTE AMBIENTE CALZOLARO-TRESTINA  ALTOTEVERE SUD

Ricominciano Le Emissioni Dai Comignoli Di Color Glass

 “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”
























  

La nota invettiva di Cicerone pronunciata al senato Romano, sembra calzare a pennello per descrivere  l’atteggiamento di Color Glass nei confronti della popolazione di Trestina.
L’intera vicenda, con tutti i suoi risvolti di carattere tecnico, politico e giuridico, appare giorno dopo giorno,  sempre più grottesca.
Ci sembra piuttosto stravagante oltre che arrogante infatti, l’atteggiamento di certi “personaggetti”, per usare le parole di un noto politico Campano,  che ad ogni piè sospinto, in nome e per conto dell’azienda,  minacciano querele e azioni legali a destra e a manca.
Questa volta è toccato al Vice Sindaco Bettarelli  ricevere gli strali del novello Temistocle, l’accusa è di menzogna, visto che in punto di diritto, secondo quanto riportato dalla stampa,  “ nelle more del procedimento di rinnovo del titolo autorizzativo il soggetto istante può infatti proseguire l’attività sulla base della precedente autorizzazione”.
Ci chiediamo allora, allo stesso modo, se in punto di diritto si possono commettere abusi edilizi per c.ca 190 metri quadri, oppure se  si possono emettere sostanze dai camini oltre i limiti consentiti dalla legge, oppure ancora se un’azienda insalubre di prima classe può rimanere in mezzo a Trestina vicino a scuole e abitazioni.
























Quesiti che il Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Altotevere Sud ha più volte rivolto sia all’azienda che ai nostri amministratori pubblici.
In questa circostanza il Comitato non può che sostenere quanto affermato dal Vice Sindaco, il quale finalmente sembra rendersi conto della esasperazione che vivono gli abitanti di Trestina.
Preoccupazione ed esasperazione che alcuni consiglieri di minoranza Arcaleni, Bucci,  Morini, Vincenti,   hanno già percepito fin dall’inizio e con spiccato senso di responsabilità hanno sempre rappresentato all’interno delle Istituzioni. Riteniamo opportuno sottolineare anche la grande disponibilità dimostrata  dal consigliere Gasperi ed in particolare la sera del 20 marzo scorso, quando i carabinieri, dopo alcune segnalazioni della popolazione, si sono presentati davanti all’ingresso della ditta, il consigliere ha ritenuto opportuno alzarsi e venire a Trestina per essere presente, il gesto merita a nostro avviso un ringraziamento particolare. 
Ciononostante la preoccupazione che la vicenda suscita ci induce a non abbassare la guardia e continuare l’opera di sostegno a quel movimento culturale e morale che anche il giudice Borsellino auspicava per la lotta alla mafia.
Il potere economico e le disponibilità finanziarie non possono e non devono rappresentare un viatico preferenziale attraverso il quale, chi le detiene, può permettersi qualsiasi tipo di comportamento anche al di sopra delle leggi.
Il comitato pertanto esorta tutte le persone, che nei vari ambiti sono chiamate a diverse responsabilità, ad osservare le leggi, in particolare quelle che maggiormente tutelano i cittadini.
In sostanza intendiamo ricordare che l’osservanza del famoso Principio di Precauzione è assolutamente indispensabile in una società orientata sempre più al profitto a tutti i costi.
Le note vicende degli ultimi tempi, che hanno tristemente caratterizzato la nostra Regione, ci devono far riflettere sul grado di penetrazione, da parte delle ecomafie, sulla lavorazione dei rifiuti e sulle ricadute, in termini negativi, che la popolazione è costretta a subire, che certamente paleseremo alla Commissione ecoreati il 27 marzo p.v., attraverso l’Avv. Valeria Passeri.


Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Altotevere Sud

Greenpeace: la plastica minaccia la salute umana

Nuovo studio avverte sui rischi alla salute dell'inquinamento da plastica e Greenpeace ricorda: va usato il principio di precauzione.















“In ogni fase del ciclo di vita, le materie plastiche presentano evidenti rischi per la salute umana“. A sostenerlo un nuovo rapporto sull’argomento ad opera del Center for International Environmental Law (CIEL), dove viene segnalata l’urgenza di adottare il principio di precauzione per proteggere l’umanità dall’inquinamento da plastica.
Secondo lo studio, per produrre plastica viene rilasciata una grossa quantità di elementi nocivi in natura che, inevitabilmente, finiscono per entrare a contatto con l’uomo. Dalle sostanze chimiche utilizzate per estrarre petrolio, agli additivi chimici rilasciati tramite l’utilizzo di plastica che, una volta terminata la sua funzione, viene dispersa nell’ambiente arrivando a contaminare il cibo.
Quando la plastica si decompone in microplastiche, è capace di aggirare le barriere difensive dell’organismo penetrando e alterando la composizione delle cellule. Gli impatti sulla salute umana non sono ancora completamente chiari, ma queste lacune non devono essere un alibi per non intervenire su una situazione divenuta ormai insostenibile.
Della stessa idea Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, che parlando dei risultati dello studio ha commentato:
I rischi per la salute derivanti dall’inquinamento da plastica sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti. Imprese e istituzioni hanno scelto invece di mantenere lo status quo. Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire le conseguenze della dipendenza dalla plastica della nostra società, siamo tutti noi a subirne gli effetti. Nonostante ci sia ancora molto da chiarire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta.

fonte: www.greenstyle.it 

Csa Calzolaro: Quando La Ragione Non Vale..…Spunta L’arroganza!
















Appare piuttosto singolare, in effetti che una società che tratta rifiuti organici,  nel bel mezzo di un paese, a poche decine di metri dall’asilo, da tempo in conflitto con la popolazione a causa di emissioni maleodoranti, sia così sfrontata da arrivare addirittura ad elaborare un esposto nei confronti di un avvocato che ha il solo torto di aver accettato, con coraggio e grandissima disponibilità, la carica di presidente del Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Alto Tevere Sud.
E’ del tutto evidente che qualsiasi tentativo di screditare il Presidente del Comitato da un lato coinvolge emotivamente tutte le persone che in questo comitato credono e si impegnano e dall’altro, lasciatecelo dire,   qualifica  le menti  “illuminate” che hanno deciso di ricorrere all’utilizzo di certi espedienti.
Per rispondere Inoltre, a coloro che in maniera subdola millantano l’assunzione di un incarico scomodo e pieno di impegni, quale quello della presidenza del comitato,  “per fama o per soldi” ribadiamo che oltre essere offensivo è assolutamente fuori luogo perché, come sentenzierebbe un giudice “ Il fatto non sussiste“ , sussistono invece le diffide e le denunce che taluni gentleman ritengono di dover proporre all’indirizzo del nostro avvocato.
Tuttavia, al di là delle rimostranze che ognuno legittimamente può proporre nelle sedi deputate  in punto di diritto,  e nel rispetto delle leggi, appare sempre più sconcertante l’arroganza con la quale, un privato cittadino, per il solo fatto di aver acquistato dei capanni  in mezzo ad un paese, possa rendere, attraverso la lavorazione di rifiuti organici,  la vita invivibile alle stesse persone del paese.
Ci sono intere biblioteche di leggi, Europee, Nazionali, Regionali e Municipali che sottolineano in maniera sempre più evidente quali sono i principi da osservare, il Primo più importante è il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, in sostanza è il principio che se c’è un dubbio sulla pericolosità dell’azienda , l’attività si considera non idonea al fine della tutela della salute pubblica, secondo ma non meno importante è il Principio di Valutazione di aziende Insalubri, che deve essere fatto sempre prima di rilasciare qualsiasi autorizzazione alla produzione e che determina la corretta allocazione dell’impianto aziendale nell’ambito del territorio Comunale.
Dunque quali sono i nostri interlocutori?

COMITATO SALUTE AMBIENTE CALZOLARO TRESTINA ALTOTEVERE SUD

NON CI FERMEREMO

Comunicato Stampa Il “Riccio” interviene sulla Nuova Vetreria Piegarese


Il Gruppo Ecologista “Il Riccio”, Associazione di Volontariato di matrice ambientale, con sede a Città della Pieve, è venuto da poco a conoscenza della volontà, da parte della Vetreria Cooperativa Piegarese (VCP), già proprietaria di due ciminiere attive, di investire in un nuovo impianto industriale, che si vorrebbe realizzare a soli 2000 mt circa dalla fabbrica esistente, ubicata nei pressi di Piegaro.



L'Associazione sente il dovere di esprimere un proprio parere in merito e di richiamare l'attenzione delle Istituzioni tutte sulla vicenda, poiché la nuova fabbrica si andrebbe ad inserire in un territorio, la Valnestore, già fortemente provato in materia di inquinamento ambientale. L'inchiesta della Magistratura, che indaga nell'area della vecchia centrale Enel, e che non si è ancora conclusa, ci suggerisce una criticità ambientale ormai accertata, causata da fumi ed interramenti inquinanti che si sono protratti per decenni e che oggi richiedono un delicato intervento di bonifica dell'area; ben 255 ettari sono sotto sequestro del NOE di Perugia su ordine della Procura della Repubblica.
Perfino il fiume Nestore, da cui la vallata prende il nome, non gode di buona salute, gli ultimi monitoraggi effettuati dall’Arpa evidenziano forti alterazioni sia a carico delle comunità biologiche che dei parametri chimico-fisici di base, in netto contrasto con la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60 CE. Senza dimenticare l’inquinamento scaturito dal traffico veicolare indotto, si tratterebbe di 114 camion al giorno solo tra la vetreria esistente e quella in progetto.





La seconda vetreria si stima possa portare 80 posti di lavoro, ma a quale prezzo?
Una quarta ciminiera nella vallata, l’incremento delle emissioni da traffico pesante, le acque di raccolta indirizzate nel fiume Nestore, con le dovute incognite, ed un laghetto naturale, alimentato direttamente dalla falda con una capacità di 15.000 mc, che sarà invece destinato al raffreddamento dei circuiti chiusi dei nuovi impianti.
La situazione complessiva desta non poca apprensione e ci chiediamo pertanto se attivare un’ulteriore industria, potenzialmente impattante, sia la scelta migliore per la salute pubblica, attualmente invalidata da un preoccupante tasso di incidenza tumorale, che pone la Valnestore, e Piegaro in particolare, ai primi posti in Umbria.
L'area individuata per la nuova vetreria è la zona industriale della Potassa, peraltro adiacente il centro abitato di Tavernelle, luogo di interramento di ceneri industriali, come denunciato da Comitati e Associazioni ambientaliste, e che si dimostra, anche per questo motivo, area poco indicata ad ospitare una quarta ciminiera. Tra l'altro, come noto ormai da decenni, il posizionamento di ciminiere nelle valli, a causa della scarsa ventilazione, impedisce un’adeguata dispersione dei fumi, che per forza di cose andrebbero a ricadere nel raggio di pochi chilometri, ovvero su tutte le località limitrofe.



Non trascurabile è lo stesso impatto visivo, già decisamente compromesso da vecchi capannoni industriali di privati e dai nuovi depositi della stessa VCP, di recente costruzione, e, a nostro avviso, non adeguatamente camuffati, ai quali la nuova ciminiera e corpo di fabbrica, darebbe maggiore risalto. Già oggi la visione dalle alture e dai preziosi Borghi del territorio, che si affacciano sulla valle, non è delle migliori, anche a causa di un’incomprensibile distribuzione di aree industriali, a macchia di leopardo, intorno al centro abitato di Tavernelle, talune abbandonate e consolidate, con il
passar del tempo, come simboli eretti al degrado urbano.
Echeggiano ancora nitide le voci delle Istituzioni Comunali e non solo, che hanno promesso ai cittadini, ed alla Valnestore, martoriata dalle vicende giudiziarie, che il territorio in questione ha già dato e mai più si sarebbero costruite ciminiere nella valle, anche per questo, la notizia ci copre di sconcerto lasciandoci attoniti.
Autorizzare il progetto della Vetreria Cooperativa Piegarese, sarebbe un modo piuttosto atipico e discutibile scientificamente, per Regione e Comuni interessati, di ripristinare la salubrità, di mettere in sicurezza l'area e di iniziare il necessario percorso di bonifica.
Concludendo si chiede ai Comuni di Panicale e Piegaro ma anche e soprattutto alla Regione Umbria, incaricata proprio in questi giorni di vagliare il progetto e di valutarne la VIA, di tenere debitamente in considerazione che il sistema economico si trova all’interno di un più ampio sistema ecologico e, pur usufruendo delle sue risorse naturali e dei suoi servizi eco-sistemici, deve rispettarne regole di funzionamento e limiti fisici, biologici e climatici, di ponderare adeguatamente il caso, dimostrando sensibilità ed interesse per un territorio compromesso, la cui tutela e l’attuazione del Principio di Precauzione è, a nostro avviso, un obbligo.
Il Gruppo Ecologista pievese, ovviamente, non rimarrà inerte e verificherà il procedere della vicenda.

Il Gruppo Ecologista “Il Riccio”


C.S.A.- Calzolaro: Attenzione su tutto meno che alla salute ed alle preoccupazioni della popolazione.













Nella seduta del Consiglio Comunale Tifernate del 18  Giugno u.s. è stata affrontata, per l’ennesima volta, la discussione circa le note vicende che hanno caratterizzato negli ultimi tempi la società Color Glass.
Una interpellanza, proposta dalla minoranza, ha dato il via alle argomentazioni dei consiglieri Comunali; gli interventi registrati sono stati  pubblicati nella pagina Facebook del    Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Altotevere Sud.
Ascoltando tutti, lo sgomento e la preoccupazione, causate da talune posizioni, crescono in maniera esponenziale e non concorrono sicuramente a creare quel clima di “ tranquillità “ che da molte parti viene invocato e auspicato.
C’è chi ha affrontato l’argomento parlando esclusivamente di spese da sostenere per favorire la riconversione dell’azienda, chi invece continua imperterrito a manifestare le “legittime” esigenze aziendali che non devono e non possono essere messe in discussione solo perché  un Comitato  allarmista e  populista ha semplicemente sollevato una mera questione di attenzione alla salute.
Per non parlare poi di chi, con “elevato senso di responsabilità”, sostiene di aspettare la pubblicazione dei dati secretati, che consentiranno addirittura, udite! Udite!  di approfondire le problematiche; 
Tutto ciò, ed altro ancora, alla luce di episodi certi che francamente fanno apparire paradossale l’intera vicenda.
Una determinazione Dirigenziale Regionale ed una Ordinanza Sindacale hanno di fatto imposto alla società di sospendere la lavorazione per motivi non del tutto trascurabili, ma che nessun effetto sembrano suscitare nelle argomentazioni di taluni avveduti consiglieri e/o amministratori, che probabilmente non hanno nemmeno letto lo studio dell’Università di Perugia commissionato dalla ditta stessa.
Quindi dovremmo concludere che tali atti ufficiali compiuti da organismi Istituzionali si basano sul nulla? 
Ma siamo su scherzi a parte o in un serio consesso dove si devono affrontare le problematiche della popolazione?
Il famoso principio di precauzione che dovrebbe imporre la più larga tutela circa la protezione della salute della gente, è soltanto una enunciazione oppure un concetto al quale prudentemente attenersi?
E’ più importante la tutela tout court dell’azienda oppure la salute delle persone?
La popolazione, molto più avveduta di quanto qualcuno pensa, ha molto chiaro lo scenario in questione e insieme al Comitato che la rappresenta non è assolutamente spaventata o preoccupata né  per le minacce  né per le intimidazioni che vengono adombrate neanche troppo velatamente. Lo spavento semmai riguarda la condizione ambientale e psicologica imposta dalla situazione attuale e pregressa.
Chi ha la consapevolezza di tutelare la propria salute non può essere spaventato da alcuna ritorsione e soprattutto non può temerla.
Vorremmo tuttavia,  questo si, avere al nostro fianco i rappresentanti eletti nelle istituzioni, perché crediamo fermamente e riteniamo che questo sia semplicemente il loro ruolo.   

NON CI FERMEREMO

Comitato Salute Ambiente - Calzolaro, 




CETA, al via il comitato segreto sui pesticidi - Chiediamo trasparenza al Parlamento

La Campagna Stop TTIP/Stop CETA pubblica documento interno dell'UE con l’agenda dei lavori e lancia un appello: “La prossima settimana a Ottawa i nostri diritti saranno messi in discussione da un comitato tecnico non trasparente. I nuovi parlamentari intervengano subito"













ROMA, 21 marzo 2018 – Negare o autorizzare l'utilizzo di alcuni fungicidi, rimettere in discussione i veti nazionali sul glifosato, armonizzare le regole che consentono di importare o esportare alimenti tra Canada e Unione Europea. E il tutto senza il controllo dei Parlamenti, diretta espressione delle cittadine e dei cittadini europei. Accadrà tra pochi giorni, il 26 e il 27 marzo a Ottawa, quando si terrà la prima riunione del Comitato congiunto sulle misure sanitarie e fitosanitarie creato dal CETA, l'accordo di libero scambio concluso tra Unione Europea e Canada e in via di ratifica nei Parlamenti degli Stati membri, Italia compresa. Un comitato composto da rappresentanti della Commissione Europea, del Governo canadese, delle imprese e degli enti regolatori, senza alcuna traccia di organismi eletti.
Per denunciare la scarsa trasparenza di questi meccanismi, la campagna StopTTIP/StopCETA pubblica un documento ad accesso ristretto (“Limided”) trapelato dagli uffici della DG Sante della Commissione UE, che reca l’agenda del meeting a porte chiuse in programma lunedì e martedì prossimo.
Tra i temi all'ordine del giorno ve ne sono molti di stretto interesse per i cittadini e per i produttori agricoli, che però verranno trattati in segreto e fuori dal controllo diretto dei Parlamenti o della società civile. I tecnici europei e canadesi, insieme ai rappresentanti del settore privato, si scambieranno informazioni sulle nuove leggi che riguardano la salute animale e delle piante, così come sulle ispezioni e sui controlli. Discuteranno anche di linee guida che determineranno l’equivalenza tra prodotti europei e nordamericani, così come dell’impatto sulle importazioni causato dai limiti per le sostanze chimiche. All’ordine del giorno c’è poi il mancato rinnovo da parte dell’UE per i prodotti contenenti Picoxystrobin, un fungicida considerato altamente rischioso per animali terrestri e acquatici. Non basta: verranno prese in esame le differenze tra le misure europee sul glifosato e quelle nazionale. Dopo il rinnovo dell’autorizzazione per altri 5 anni da parte della Commissione Europea, infatti, alcuni Paesi hanno deciso, entro i loro confini, di varare norme più stringenti per l’uso di questo diserbante, accusato di essere probabilmente cancerogeno per l’uomo. Regole più dure, in definitiva, sono viste come un problema per il libero commercio, anche se tutelano consumatori ed ecosistemi. Toccherà al comitato tecnico capire come superare l’ostacolo del principio di precauzione. Stesso discorso per il commercio di animali vivi e carni, con la richiesta dei nordamericani di semplificare la certificazione dei loro prodotti.
"Il rischio che abbiamo preannunciato in questi anni di mobilitazione alla fine si realizza", sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della Campagna italiana StopTTIP/StopCETA, piattaforma che coordina più di 200 organizzazioni nazionali e 50 comitati locali. Il CETA, nonostante si sia riusciti a fermarne finora la ratifica almeno in Italia grazie a una potente campagna di pressione insieme a organizzazioni come Coldiretti, CGIL , Arci, Arcs, Ari, Assobotteghe, Attac, CGIL, Fairwatch, Greenpeace, Legambiente, Movimento Consumatori, Navdanya International, Slowfood, Terra! e Transform, comincia ad attivare le sue commissioni tecniche inaccessibili a cittadini e eletti. 
“In una di esse, convocata a Ottawa il 26 marzo, si comincia a discutere della modifica di standard e regolamentazioni che difendono i nostri diritti a spese del commercio”, prosegue Di Sisto. “Come si può  leggere chiaramente dal documento ottenuto dalla Campagna StopTTIP/StopCETA, si delega a un gruppo di presunti portatori di interessi ed esperti, scelti non si sa come, il confronto su come armonizzare, abbassare, cancellare standard e regole inerenti la qualità dei prodotti alimentari o l'utilizzo di sostanze chimiche come i fungicidi. Un'ulteriore deriva che allontana le scelte più delicate e impattanti dagli occhi scomodi dei cittadini, nonostante siano proprio questi ultimi a subirne le eventuali conseguenze”.
Per questo, la Campagna Stop TTIP/Stop CETA lancia due richieste urgenti:
·         la prima ai parlamentari europei più impegnati, perché convochino la Commissione UE in audizione chiedendo spiegazioni sui contenuti di questo incontro e la piena trasparenza degli argomenti trattati;
·         la seconda ai neoeletti parlamentari italiani, che prenderanno posto nelle Camere rinnovate il 23 di marzo. Molti di loro hanno firmato il decalogo "#NoCETA - #Nontratto", per la costituzione di un gruppo interparlamentare Stop CETA. Ora esercitino il diritto al controllo in nome e per conto degli italiani, chiedendo conto al Governo ancora in carica e al Ministero dell'Agricoltura di quali indicazioni, richieste ed eventuali veti si è fatto interprete davanti alla Commissione Europea.
Che il loro intervento sia improrogabile lo dimostra il capitolo sui pesticidi dell'ultimo rapporto "Il CETA minaccia gli stati membri dell'UE", pubblicato pochi giorni fa dal centro di studi legali ambientali europeo CIEL (Center for International Environmental Law). Secondo lo studio*, infatti, l'applicazione dell'accordo porterà a una progressiva fluidificazione degli scambi commerciali in agricoltura, attraverso l'armonizzazione o la cancellazione di regole, molte delle quali a protezione dei consumatori e dell'ambiente. Uno scenario che, senza un controllo diretto da parte degli organismi eletti, rischia di diventare realtà. 
Contro questa marginalizzazione dal processo decisionale e contro i rischi del CETA si sono schierate gran parte delle forze politiche che entreranno in Parlamento il 23 marzo. La richiesta di una loro immediata attivazione viene anche da tanti territori. Come in Friuli, dove il giorno dell’insediamento, alle 15,30, in via Savorgnana è prevista una mobilitazione del Comitato StopTTIP/StopCETA, organizzata insieme a Coldiretti.

Monica Di Sisto 


Sul glifosato l’UE rischia la Corte di Giustizia

Il Parlamentino della Regione di Bruxelles-Capitale ha promosso un ricorso al tribunale supremo d’Europa contro il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato

















La battaglia sul glifosato non è finita con il rinnovo dell’autorizzazione da parte della Commissione Europea. Sebbene sia stata una sconfitta per tutto il movimento ambientalista, che aveva investito molto sulla battaglia contro il modello agricolo industriale, il capitolo non è chiuso. Lo dimostra la nuova ondata di opinione sollevata dal ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che il Parlamento della Regione di Bruxelles-Capitale ha presentato qualche giorno fa.
Secondo il Parlamentino belga, la Commissione avrebbe violato il principio di precauzione. Nonostante il Belgio abbia votato contro il rinnovo della controversa sostanza chimica, a livello federale non ha voluto appellarsi al tribunale supremo dell’UE. Così, se n’è incaricata la regione di Bruxelles-Capitale, un fatto che potrebbe minare l’iniziativa, dato che la Corte di giustizia riconosce solo gli stati.
“Anche se la Regione di Bruxelles-Capitale non è un candidato privilegiato come gli stati membri, le argomentazioni dovrebbero dimostrare che il regolamento riguarda direttamente l’esercizio dei poteri della Regione di Bruxelles nel campo dell’ambiente”, ha affermato Stéphane Vanwijnsberghe, consigliere presso l’ufficio del Ministro dell’ambiente, Céline Fremault. Il governo regionale, a novembre, ha vietato sul suo territorio l’uso del glifosato, proseguendo una politica di tolleranza zero verso i pesticidi. L’attacco all’Europa si basa sul fatto che l’esecutivo comunitario non sembra aver rispettarto il principio di precauzione, che richiede, in caso di incertezza scientifica sui rischi per la salute o l’ambiente, l’adozione di un approccio precauzionale.

 

“Le valutazioni scientifiche su cui si basava il rinnovo hanno dato troppo peso alle analisi commissionate e fornite dall’industria, analisi spesso non pubblicate e riservate, e troppo poco agli studi universitari pubblicati su riviste sottoposte a revisione paritaria”, ha sottolineato il funzionario belga.
Insomma, dichiarando che il glifosato non può essere vietato finché il nesso causale con gli effetti dannosi non è provato al 100%, l’UE si sarebbe schierata contro il principio di precauzione e contro l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, che continua a classificare la sostanza come un probabilmente cancerogena per l’uomo.
Nello specifico Bruxelles, con il suo ricorso, vuole dimostrare che la decisione di rinnovare il glifosato non sia stata accompagnata da adeguate misure di attenuazione o riduzione del rischio. “La Commissione avrebbe potuto decidere di limitare l’approvazione solo agli agricoltori o solo a determinate colture. Avrebbe anche potuto pianificare un phasing-out. Nulla è stato fatto in questa direzione”, afferma il consigliere del Ministro dell’Ambiente

fonte: www.rinnovabili.it