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A Carlisle i rifiuti in plastica diventano manto stradale

Per ri-asfaltare Lowther Street saranno impiegati circa 240.000 sacchetti di plastica monouso, triturati e miscelati al bitume.




Lowther Street di Carlisle si aggiunge all’elenco delle strade inglesi realizzate grazie ai rifiuti in plastica. Per coprire poco più di 3mila metri quadrati, l’azienda specializzata MacRebur prevede di utilizzare circa 240.000 sacchetti di plastica monouso che altrimenti sarebbero finiti in discarica.
Non certo una novità (specialmente in Inghilterra) l’uso di rifiuti in plastica miscelati all’asfalto permette una serie di notevoli vantaggi, tra cui una maggiore resistenza alla contrazione e all’espansione del manto stradale causata dai cambiamenti delle temperature. Inoltre, poiché sostituito dalla plastica stessa, si risparmia anche una notevole quantità di bitume, materia direttamente derivata dai combustibili fossili.

“Dopo aver iniziato le prove a gennaio 2019, è fantastico vedere la prima strada realizzata con rifiuti in plastica qui a Carlisle“, ha detto Toby McCartney, CEO di MacRebur. “L’implementazione di simili strade in tutto il paese fornirebbe una reale opportunità per ridurre l’impronta di carbonio”.

La costruzione vera e propria è frutto di mesi di approfonditi test già condotti nella contea di Cumbria nell’ambito del programma ADEPT SMART Places Live Labs. Il progetto, sostenuto dalle autorità locali insieme a vari partner del settore privato, ha finora ricevuto circa 22,9 milioni di sterline di finanziamenti da parte del Dipartimento per i trasporti, ai quali si aggiunge il milione e mezzo di sterline già erogato all’amministrazione locale di Cumbria in qualità di soggetto selezionato per i test condotti sulla rete stradale.

Keith Little, membro del gabinetto del Consiglio della contea di Cumbria per le autostrade, ha affermato che l’autorità locale sta investendo circa 150.000 sterline nel progetto di riqualificazione di Lowther Street, che secondo lui “renderà i viaggi più fluidi e sicuri per i conducenti”. “Lavorando con il nostro appaltatore Hanson, Cumbria s’è fatta pioniere nella realizzazione di strade fatte con rifiuti in plastica. Oggi – ha aggiunto Little – c’è un genuino interesse mondiale per questo innovativo materiale”.






Lowther Street di Carlisle si aggiunge all’elenco delle strade inglesi realizzate grazie ai rifiuti in plastica. Per coprire poco più di 3mila metri quadrati, l’azienda specializzata MacRebur prevede di utilizzare circa 240.000 sacchetti di plastica monouso che altrimenti sarebbero finiti in discarica.
Non certo una novità (specialmente in Inghilterra) l’uso di rifiuti in plastica miscelati all’asfalto permette una serie di notevoli vantaggi, tra cui una maggiore resistenza alla contrazione e all’espansione del manto stradale causata dai cambiamenti delle temperature. Inoltre, poiché sostituito dalla plastica stessa, si risparmia anche una notevole quantità di bitume, materia direttamente derivata dai combustibili fossili.


“Dopo aver iniziato le prove a gennaio 2019, è fantastico vedere la prima strada realizzata con rifiuti in plastica qui a Carlisle“, ha detto Toby McCartney, CEO di MacRebur. “L’implementazione di simili strade in tutto il paese fornirebbe una reale opportunità per ridurre l’impronta di carbonio”.

La costruzione vera e propria è frutto di mesi di approfonditi test già condotti nella contea di Cumbria nell’ambito del programma ADEPT SMART Places Live Labs. Il progetto, sostenuto dalle autorità locali insieme a vari partner del settore privato, ha finora ricevuto circa 22,9 milioni di sterline di finanziamenti da parte del Dipartimento per i trasporti, ai quali si aggiunge il milione e mezzo di sterline già erogato all’amministrazione locale di Cumbria in qualità di soggetto selezionato per i test condotti sulla rete stradale.

Keith Little, membro del gabinetto del Consiglio della contea di Cumbria per le autostrade, ha affermato che l’autorità locale sta investendo circa 150.000 sterline nel progetto di riqualificazione di Lowther Street, che secondo lui “renderà i viaggi più fluidi e sicuri per i conducenti”. “Lavorando con il nostro appaltatore Hanson, Cumbria s’è fatta pioniere nella realizzazione di strade fatte con rifiuti in plastica. Oggi – ha aggiunto Little – c’è un genuino interesse mondiale per questo innovativo materiale”.

fonte: www.rinnovabili.it


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Sempre più strade con PFU

Cresce anche in Italia l’utilizzo di asfalto modificato con polverino di gomma riciclata da PFU. Si attende la pubblicazione del decreto EoW.




Sono oltre 500 i chilometri di strade in Italia il cui manto fa uso di asfalto modificato con gomma riciclata da PFU, con un incremento, rispetto, all’anno scorso di oltre 170mila metri quadrati.

I dati arrivano da Ecopneus, società senza scopo di lucro tra i principali operatori della gestione dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), che sottolinea i due principali benefici apportati dal polverino: riduzione fino a 7 dB del rumore generato dal passaggio dei veicoli e una durata fino a 3 volte quella degli asfalti convenzionali, in virtù della maggiore resistenza all’usura e alla formazione di crepe e buche; aspetto che consente anche un conseguente contenimento dei costi di manutenzione nel medio-lungo periodo. Una tecnologia utilizzata mezzo secolo a livello internazionale, dagli USA alla Svezia fino alla Spagna, a cui in Italia si sono già affidate 38 Province.

“Monitoriamo alcune strade con asfalto modificato realizzate anche 10 anni fa e le condizioni in cui si trovano così come le prestazioni meccaniche e acustiche sono praticamente inalterate rispetto la messa in esercizio – afferma il Direttore Generale di Ecopneus, Giovanni Corbetta -. Per il futuro, auspichiamo a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo decreto End Of Waste, già firmato dal Ministro all’Ambiente Costa, che potrà dare rinnovato slancio e spinta ad una sempre maggiore diffusione di questa tecnologia”.

I primi risultati di una recente sperimentazione in corso sulla rete stradale Anas hanno confermato le prestazioni di questi asfalti: l’intervento ha visto la realizzazione di pavimentazioni a bassa emissione sonora con asfalti modificati con polverino di gomma riciclata da PFU e con l’impiego di tecnologie di produzione “warm”, ossia a temperature più basse rispetto le tecnologie convenzionali. Dai test è emerso che l’impiego di tecnologie e materiali eco-compatibili rappresentano oggi la soluzione tecnica che centra meglio gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale, assicurando al contempo prestazioni in esercizio ottimali.

fonte: www.polimerica.it


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Emergenza Covid-19: documento SNPA su pulizia ambienti esterni e uso disinfettanti

Approvato dal Consiglio SNPA alla presenza del Ministro dell’Ambiente



















Il documento tiene conto delle indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità sulla disinfezione delle strade e degli ambienti esterni in genere, confermando l’opportunità di procedere con la pulizia straordinaria delle strade per affrontare l’emergenza sanitaria con prodotti convenzionali. E ha rilevato l’esistenza di informazioni contrastanti circa l’uso di ipoclorito di sodio in maniera massiccia, la cui capacità di distruggere il virus è peraltro tutt’altro che accertata.
All’incontro del Sistema agenziale con il Ministro Costa è stato stabilito di condividere alcune indicazioni uniformi sul territorio nazionale per minimizzare i possibili impatti ambientali. Infatti, l’ipoclorito di sodio, sostanza corrosiva per la pelle e dannosa agli occhi, per la disinfezione delle strade è associabile a un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione della popolazione e degli animali, e può nuocere alle acque superficiali e a quelle sotterranee.
fonte: http://www.arpat.toscana.it

Svuotare le strade del traffico

"La soluzione non può che essere l’abbinamento del servizio di massa con un servizio flessibile a domanda e personalizzato che trasporti i passeggeri dai e verso i punti di origine degli spostamenti verso le fermate principali del trasporto di massa. Si tratta di affrontate un’emergenza climatica sempre più drammatica. “Ma svuotare le strade del traffico privato per sostituirlo con un trasporto pubblico e condiviso – spiega Guido Viale – non si può fare in poco tempo. È un work in progress che deve essere programmato….”

Foto di Dan Gold tratta da unsplash.com

Nel campo della mobilità l’obiettivo principale dell’emergenza climatica è quello di ridurre al massimo il traffico dei mezzi privati – auto e furgoni – una delle principali fonti di emissione, prima in città, poi anche nei percorsi interurbani, per sostituirli con mezzi condivisi, che riducano il rapporto emissioni/passeggero-chilometro ed emissioni/chilogrammo-kilometro.
Auto e furgoni in movimento sono fonte di congestione, posteggiate riducono la capacità del sistema viario, rallentando gli spostamenti (quasi un terzo delle auto in movimento non stanno percorrendo l’itinerario origine-destinazione, ma sono alla ricerca di un parcheggio).
Con le strade più libere la capacità di trasporto dei mezzi pubblici di massa (bus e tram) sarebbe moltiplicata anche per tre: più passaggi a parità di mezzi e personale, meno stop and go, principale fonte di emissioni. La sostituzione del trasporto condiviso a quello automobilistico, soprattutto per quanto riguarda il trasporto passeggeri in città non può essere fatto solo con i mezzi di linea tradizionali (bus, tram e metro). Nelle ore di morbida e nelle zone periferiche far viaggiare bestioni da sessanta-centi-deucento posti vuoti o quasi è un costo, imposto dalla legge che prescrive dei livelli minimi di servizio, che per le aziende di trasporto urbano sono la principale fonte di deficit (mentre sulle linee di forza e negli orari di maggior utilizzo il servizio sarebbe in attivo anche solo con il puro prezzo del biglietto. Inoltre, i livelli minimi di servizio non soddisfano l’utenza: troppo alte le cadenze dei passaggi, troppo lontane le fermate dai punti di origine e destinazione degli spostamenti. Questo spinge a non utilizzare il servizio, aumentando ulteriormente il suo costo per passeggero trasportato.
La soluzione non può che essere l’abbinamento del servizio di massa con un servizio flessibile a domanda e personalizzato che trasporti i passeggeri dai e verso i punti di origine degli spostamenti verso le fermate principali del trasporto di massa (metro e linee di forza, come sono a Milano, per esempio il 14 o il 3) e viceversa, con mezzi leggeri (feeder da sei-dodici posti) che effettuano di fatto un servizio personalizzato a domicilio: in pratica un taxi collettivo. Lo stesso vale per la distribuzione delle merci in città e per le consegne a domicilio. Le tecnologie ITC sono oggi perfettamente in grado di gestire soluzioni del genere. Quanto al costo, è sicuramente inferiore all’uso di grandi mezzi di linea per trasportare poche persone per gran parte della giornata e delle tratte. Il servizio può essere finanziato con i sussidi e le tariffe attuali oppure fornito gratuitamente, mettendolo a carico della collettività, il che incentiverebbe sicuramente il suo utilizzo.
Svuotare le strade del traffico privato per sostituirlo con un trasporto pubblico e condiviso non si può fare in poco tempo. È un work in progressche deve essere programmato. Il servizio flessibile di trasporto condiviso e personalizzato può supplire agli inconvenienti che si possono presentare nel corso della transizione.
fonte: https://comune-info.net

Dalla gomma riciclata nascono asfalti “silenziosi” e resistenti

Le strade del futuro e le tecnologie per realizzarle in un convegno organizzato da Università di San Marino, AASLP ed Ecopneus



















Le più aggiornate tecnologie ecosostenibili a disposizione per avere strade meno rumorosepiù durevoli, maggiormente resistenti ai dissesti, con aderenza e drenaggio dell’acqua ottimali, grazie anche all’impiego del polverino di gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso. È quanto verrà affrontato durante il seminario “Pavimentazioni a elevate prestazioni e ridotto impatto ambientale”, organizzato dal corso di laurea in Ingegneria Civile dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino insieme all’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici-AASLP ed Ecopneus, società senza scopo di lucro che gestisce raccolta, trasporto e trattamento di circa 220.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso ogni anno. Fra i suoi scopi, che includono la promozione e il supporto delle applicazioni della gomma riciclata, il contributo all’impiego di pavimentazioni stradali capaci di coniugare prestazioni meccaniche di alto livello con ricadute positive per la collettività in termini di riduzione del rumore e sostenibilità ambientalegrazie appunto all’impiego di materiali riciclati.

Ad oggi in Italia, sono oltre 470 i km/corsia realizzati con asfalti modificati con l’aggiunta di polverino di gomma da PFU: pavimentazioni stradali dalle prestazioni meccaniche migliori rispetto ai bitumi convenzionali, che durano fino a tre volte di più e in grado inoltre di ridurre il rumore generato dal passaggio dei veicoli fino a 7dB. Una soluzione che consentirebbe alla Pubblica Amministrazione di investire ottimamente le risorse per le infrastrutture stradali, riducendo i disagi per gli utenti ed utilizzando un materiale dalle elevate prestazioni, 100% made in Italy.

L’incontro, in calendario giovedì 18 aprile alle ore 8:30 nella Sala Montelupo di Domagnano (San Marino), vede fra i principali obiettivi la creazione di un network per lo scambio di conoscenze ed esperienze tra i diversi attori della filiera del settore stradale, con un’opera di sensibilizzazione sull’impiego di tecnologie e materiali innovativi. Attività già intrapresa negli ultimi anni sul territorio, dal Corso di Laurea sammarinese in Ingegneria Civile insieme all’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici. Ai partecipanti verrà offerta una panoramica delle tecniche disponibili sul mercato italiano per combinare elevate prestazionifonoassorbenza e impiego di materiali ad alto valore ambientale. Inoltre, progettisti ed enti gestori avranno modo di presentare e condividere le loro esperienze provenienti da recenti realizzazioni e non solo.

fonte: www.rinnovabili.it

Strade dei veleni: tonnellate di rifiuti tossici interrati nell'asfalto nel Nordest

Nelle strade di 19 comuni del Polesine, in Veneto, sarebbero state interrate quasi 9mila tonnellate di veleni e rifiuti tossici, nella campagna tra le cittadine di Trecenta e Giacciano con Baruchella.
















È quano  emerge dall'indagine partita con un maxi sequestro nel Milanese, a seguito di un incendio avvenuto il 14 ottobre scorso a Milano, che richiese l’intervento di 172 equipaggi dei Vigili del fuoco.
L'inchiesta ha coinvolto due aziende della Bassa Veronese accusate di ricevere, trasportare e gestire abusivamente ingenti quantità di rifiuti, tra cui scorie e ceneri pesanti. Queste sostanze sono state usate per realizzare strade interpoderali in Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.
Sono 15 le persone finora arrestate, 8 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con l’obbligo di dimora. Tra loro ci sono imprenditori, amministratori e gestori di società del settore dello stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, intermediari e responsabili dei trasporti.
Riporta il Corriere che secondo quanto si legge nell’ordinanza del gip Giusy Barbara, uno degli autisti incaricati "del trasporto illecito dei rifiuti" avrebbe detto a un interlocutore, qualche giorno prima del rogo, che "andava tutto bene e che avrebbero fatto il botto". Il teste ha raccontato di aver conosciuto l’autista nella primavera del 2018, periodo in cui lo aveva informato "di essere alla ricerca di magazzini da adibire a deposito di rifiuti (..)".

Quelle strade avvelenate

I rifiuti tossici contenenti nichel, cromo, piombo e cloruro, sarebbero stati interrati nelle strade di ben 19 Comuni polesani. A finire sotto accusa è stato il materiale noto come “concrete green”.
Secondo i documenti della Dda, vi è stato “il conferimento” di questo materiale a Corbottolo di Trecenta, località sulla sponda sinistra del Canalbianco: qui tra il 27 febbraio e il 17 marzo 2014 ne arrivarono ben 7.732 tonnellate. Stessa cosa è accaduta a Barchetta nel febbraio del 2014, dove ne sarebbero state consegnate altre 900 tonnellate. A rischio poi le strade di comuni come Arquà, Badia, Bergantino, Canaro, Canda, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Fratta, Gaiba, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Martino, Stienta e Villadose, oltre che di Trecenta e Giacciano.
“Nell'escalation di notizie inerenti gli illeciti in materia di rifiuti ci conforta e dà sicurezza il lavoro eccezionale e sempre puntuale degli inquirenti, ai quali confermiamo sempre la nostra massima collaborazione nella lotta agli illeciti” ha detto l’assessore regionale alla Difesa del Suolo e Protezione Civile Gianpaolo Bottacin.
Una vera e propria banda per fortuna sgominata ma adesso si teme per le conseguenze legate alla salute dei cittadini che vivono nelle cittadine del Polesine.
fonte: www.greenme.it

Asfalto, da Ragusa una storia (dimenticata) di innovazione


Nella città siciliana da oltre 30 anni c’è un km di strada costruito con un bitume speciale, ma il progetto è stato poi abbandonato. “Come spesso capita, noi italiani abbiamo buone idee, però sono poi gli altri a sfruttarle. In questo caso, anche se rappresentava un’attività marginale, avevamo visto lontano”, commenta il chimico Eugenio Piovano















Mentre a Londra e nei Paesi Bassi proseguono i primi esperimenti per fare le strade con la plastica riciclata, a Ragusa, da oltre 30 anni, c’è un km di strada costruito con un bitume speciale, ottenuto miscelando proprio plastiche miste: questa è una storia di innovazione, che termina purtroppo in una via lastricata anzi, letteralmente, asfaltata dalle buone intenzioni.
Siamo nel 1986, a Ragusa, nel Centro di Ricerca Sperimentale di Enichem, l’allora azienda petrolchimica del gruppo ENI e principale compagnia chimica nazionale: si lavora a un sistema pilota che, combinando i rifiuti plastici con l’asfalto, permetterebbe di chiudere il cerchio del riciclo della plastica. E negli anni ’90 i rifiuti plastici ancora non dilagavano negli oceani, non erano come oggi la minaccia numero uno per l’ambiente e la nostra salute.
“Il bitume può essere addizionato di materie plastiche per migliorare alcune prestazioni: in genere questi polimeri sono vergini, cioè non riciclati. All’epoca il nostro lavoro consistette nel modificare materie plastiche riciclate per essere utilmente impiegate come additivo nel bitume”, spiega Francesco Paolo La Mantia dell’Università degli Studi di Palermo. Ottenere il giusto mix tra bitume e plastiche riciclate, tagliate in dimensioni più piccole di un francobollo, era l’obiettivo di quella sperimentazione e i risultati non tardarono ad arrivare.
Giuseppe Migliorisi, che faceva parte del team di ricerca come perito chimico, è stato l’ultimo dipendente ad aver lasciato il laboratorio di Ragusa, che chiuse i battenti tra il ’94 e il ’95. “Provavamo diverse combinazioni e ci rendemmo conto che l’uso della plastica riciclata nel bitume creava una struttura a reticolo, in grado di diminuire l’effetto aquaplaning - racconta Giuseppe Migliorisi - . E proprio questo tipo di asfalto, che doveva rispondere alle esigenze di sicurezza stradale e di riciclo dei rifiuti, fu testato per realizzare una delle strade più trafficate all’interno dello stabilimento di Ragusa.”
Dopo la strada, di quella ricerca si persero le tracce e sembra che non si arrivò mai al brevetto. “Lei conosce la storia di Enichem? Chissà quanti brevetti insoluti sono stati dispersi. Perché non registrati. E quanti studi, anche con prove industriali, sono andati perduti”, ci fa sapere Peppe Scarpata, dipendente Eni Versalis di Ragusa, segretario territoriale della UILTEC.
Di sicuro il terreno e i fabbricati furono poi ceduti da Eni a privati: oggi a poca distanza dalla strada con “l’asfalto ecologico” pascolano le mucche. “Ricordo che il centro era ufficialmente chiuso ma arrivavano ancora attrezzature: un macchinario importante per proseguire i test rimase lì impacchettato. Provo rabbia e delusione nel ricordare quegli anni”, chiosa Giuseppe Migliorisi.
Ma perché non si andò avanti, nonostante i buoni risultati della sperimentazione? Una risposta ce la fornisce Walter Ganapini, all’epoca presidente del Comitato Tecnico Scientifico Rifiuti del Ministero dell’Ambiente. In realtà il Ministero aveva anche fatto una mappa, individuando per ogni Regione il maggiore trasformatore di bitumi, come bacino di raccolta. Il vero punto di rottura c’è stato quando ha prevalso, all’interno dei consorziati Replastic (oggi Corepla)l’orientamento di ottenere energia elettrica dai rifiuti plastici, di provare a dotarsi di inceneritori per bruciare, invece di lavorare per il recupero del materiale stesso, inglobandolo ad esempio nel bitume. Erano anche gli anni in cui molti volevano tentare la scalata all’Enel, che da Ente di Stato stava diventando S.p.a.” Insomma conclude Ganapini: “Una strategia che non andò da nessuna parte, con gli effetti che adesso scontiamo; ma intanto l’idea delle strade con plastica riciclata si diffuse altrove e noi buttammo il bambino con l’acqua sporca”.
“Come spesso capita, noi italiani abbiamo buone idee, però sono poi gli altri a sfruttarle. In questo caso, anche se rappresentava un’attività marginale, avevamo visto lontano. L’industria chimica italiana aveva delle menti che definirei illuminate”, commenta Eugenio Piovano, chimico e allievo del professore Umberto Bianchi, scomparso nel ‘96, il primo ad ipotizzare l’uso di polietilene di recupero nei bitumi, ovvero l’”eco-asfalto” che oggi fa tanto notizia.

fonte: www.lastampa.it

Strade senza cicche e multe. Parigi dichiara guerra ai mozziconi di sigaretta

36mila multe, milioni di mozziconi raccolti e “strade senza cicche”. Così Parigi vuole risolvere il problema dell’inquinamento provocato dalla sigarette.














Tutte le grandi città devono fronteggiare un problema che solo apparentemente può sembrare di poco conto. Quello dei mozziconi di sigaretta gettati a terra dai fumatori. Il ministero della Transizione ecologica della Francia ha deciso di analizzare il problema nel dettaglio. Giungendo alla conclusione che sono in tutto circa 30 miliardi le cicche spente ogni anno nella nazione europea. L’equivalente di 950 al secondo. Di cui più del 40 per cento viene gettato a terra.

Un mozzicone impiega anni a decomporsi e può inquinare 500 litri di acqua

Si tratta di rifiuti particolarmente pericolosi per l’ambiente, poiché contengono sostanze tossiche e poiché se non raccolti e smaltiti impiegano enormi quantità di tempo per decomporsi. Uno studio dell’università Federico II di Napoli, ha dimostrato che “a mano a mano che il processo va avanti, il residuo del mozzicone si degrada a velocità progressivamente minore, così il tempo di decomposizione completa aumenta esponenzialmente”. È per questo la città di Parigi ha deciso di adottare la linea dura contro i fumatori poco rispettosi dell’ambiente. Soltanto nel 2017, sono state comminate 21mila multe (da 68 euro ciascuna) a coloro che gettano per terra i mozziconi. Un numero in aumento del 1.200 per cento rispetto all’anno precedente. Che è poi cresciuto nel 2018 a 35.800.
La gravità del problema è stata d’altra parte confermata da un’iniziativa della ong Surfrider, che nel giugno del 2018 ha raccolto – soltanto in un’ora – ben 15mila cicche attorno al canale Saint Martin, nel cuore della capitale transalpina. Nonostante nella città siano stati disseminate ben 30mila pattumiere, disposte ad intervalli regolari di 50-100 metri.  
mozziconi sigaretta
A Parigi vengono raccolti ogni anno circa 10 milioni di mozziconi di sigaretta © Jeff J Mitchell/Getty Images

Una ong ha raccolto 23mila mozziconi in un quartiere di Parigi in 90 minuti

Ciò dopo aver raccolto 23mila mozziconi, due mesi prima, nel 19esimo arrondissement, assieme a 4.150 tappi di birra, 760 confezioni alimentari, 430 bicchieri di plastica, 300 bottiglie e 130 pacchetti di sigarette. il tutto in un’ora e mezza. Di fronte ad una situazione simile, il sindaco Anne Hidalgo e il consiglio municipale di Parigi hanno deciso di proporre una soluzione innovativa. Creare cioè delle “strade senza mozziconi”, che saranno presenti ogni quartiere della città. Esse saranno dotate di posacenere specifici, non soltanto in strada ma anche all’ingresso di uffici e negozi, che parteciperanno all’iniziativa.
Il comune ha ricordato infatti che una sola cicca “è in grado di inquinare fino a 500 litri d’acqua”. Per ora ciascun quartiere avvierà il progetto su base volontaria: la sperimentazione comincerà nel prossimo mese di luglio. Occorrerà dunque del tempo per capire se l’idea sarà stata efficace.
fonte: www.lifegate.it

Strade solari: pro e contro dopo la sperimentazione in Francia dei pannelli fotovoltaici al posto dell'asfalto



















Pannelli solari al posto dell'asfalto. Soluzioni intelligenti non solo in grado di produrre energia pulita ma anche di sostituirsi alla segnaletica stradale, di produrre calore per sciogliere il ghiaccio d'inverno e di migliorare la visibilità in caso di nebbia. Le strade solari sono ormai una realtà ma sono davvero così convenienti e utili?
Francia, Cina, Giappone le hanno inaugurate proprio negli ultimi anni. Si tratta di piccoli tratti di strada ricoperti di pannelli fotovoltaici, capaci di produrre discrete quantità di energia. Osannate per il loro grado di innovazione, un po' meno per i costi, le Solar Road hanno, come tutto, dei pro e dei contro.

Dalla Francia alla Cina

Nel 2016, in Normandia è stato aperto il progetto WattWay di Colas, il primo e unico km ricoperto di pannelli solari che ha promesso di soddisfare il fabbisogno energetico di 3400 persone, nel centro di Tourouvre-au-Perche. In quel caso, il cemento ha lasciato il posto a 2800 mq di pannelli fotovoltaici sulla RD5, calpestati ogni giorno da circa 2000 automobilisti. Il progetto è costato circa 5 milioni di euro.
strada solare Francia

In Cina invece all'inizio del 2018 è stata inaugurata la prima autostrada solare, formata da tre livelli: i pannelli fotovoltaici si trovano al centro, nella parte inferiore c'è uno strato isolante mentre al di sopra dei pannelli, a protezione, c'è uno strato trasparente e portante che consente alla luce solare di penetrare. I pannelli si estendono su una superficie pari a 5.875 mq coprendo due corsie e una corsia di emergenza e sono in grado di generare un milione di kilowattora di energia pulita all'anno, pari al fabbisogno quotidiano di circa 800 famiglie secondo gli sviluppatori del progetto.
strada solare Cina

Ne esistono altre, dagli Usa alla Germania ma queste due sono state pensate anche in funzione della circolazione dei mezzi pesanti.

I pro

Innegabili e tanti. Utilizzare l'energia pulita prodotta dal sole in alternativa alle più inquinanti fonti fossili di per se basterebbe. Le speciali celle fotovoltaiche si sostituirebbero all'asfalto generando energia in presenza di luce solare. I LED di ogni pannello possono essere programmati per illuminarsi e disegnare all'occorrenza strisce pedonali, parcheggi, ma anche segnaletica stradale senza necessità di manutenzione. Si avrebbero anche strade più illuminate e sicure, anche in caso di pioggia e nebbia.
Vantaggi anche per le zone del mondo in cui le temperature sono molto rigide e il ghiaccio è spesso presente. Le celle solari sono in grado di raccogliere il calore e quindi in caso di gelo aiuterebbero a scioglierlo, rendendo le strade più sicure.
Sempre più smart. Essendo dotate di sistemi intelligenti, queste strade sono in grado di valutare la presenza di detriti o di traffico intenso suggerendo percorsi alternativi tramite i display luminosi alimentati dal sole.

I contro

Fin qui tutto bene, ma quali sono i conto? A fornire un'attenta analisi è stato The Conversation, secondo cui un pannello solare che giace sotto una strada presenta addirittura numerosi svantaggi. Cominciamo dall'angolo di inclinazione che non essendo ottimale, farà produrre meno energia e sarà più soggetto all'ombreggiamento. Un problema non da poco se si pensa che l'ombra su appena il 5% della superficie di un pannello può ridurre la produzione di energia del 50%.
Sporco e polvere di certo non sono d'aiuto senza contare che serve un vetro molto più spesso di quello dei pannelli convenzionali per sopportare il peso del traffico, limitando così la quantità di luce assorbita.
Incapaci di beneficiare della circolazione dell'aria, è inevitabile che questi pannelli si scaldino più di un pannello solare sul tetto. Per ogni 1°C oltre la temperatura ottimale si perde lo 0,5% di efficienza energetica. Di conseguenza, c'è da aspettarsi un calo significativo delle prestazioni di una strada solare rispetto ai pannelli solari sul tetto.

Cosa dicono i test su strada?

Una delle prime strade solari, come abbiamo detto, è quella di Tourouvre-au-Perche, in Francia. Ha una potenza massima di 420 kW, copre 2.800 m² e l'installazione è costata 5 milioni di euro, pari a di € 11.905 per kW installato.
La strada dovrebbe generare 800 kWh al giorno ma alcuni dati rilasciati di recente indicano un rendimento più vicino a 409 kWh al giorno o 150.000 all'anno. Al contrario, il parco fotovoltaico di Cestas vicino a Bordeaux, che presenta file di pannelli accuratamente orientati verso il sole, ha una potenza massima di 300.000 kWh, al costo di 1200 per kW installati, un decimo del costo della strada carreggiata solare, generando una potenza tre volte superiore.
In America, un'azienda chiamata Solar Roadways ha sviluppato un'autostrada intelligente con pannelli solari, inclusi sensori e luci a LED per visualizzare avvisi sul traffico relativi a eventuali pericoli imminenti. Ha anche i rilievi di riscaldamento per sciogliere la neve in inverno.
Molti dei pannelli sono stati installati in una piccola sezione di strada, nei pressi di Sandpoint, nell'Idaho. Si tratta di un'area di 13,9 m², con una capacità installata di 1.529 KW. Il costo di installazione è di circa 4mila euro, pari a € 27,500 per kW installato.
Solar Roadways Idaho

Tra luci a LED e piastre di riscaldamento anti-ghiaccio, si consumerebbe quasi tutta l'energia prodotta dai pannelli.
Di certo non tutte le arterie stradali sono adatte a essere ricoperte dai pannelli, anche tenendo conto della luce solare che le illumina. Forse le strade solari non saranno la soluzione numero uno per combattere le emissioni di CO2 e per ridurre il ricorso alle fonti fossili ma nel tempo, se i costi di installazione si ridurranno, potrebbero diventare economicamente più convenienti.
fonte: www.greenme.it

A CAPANNORI STRADE IN PLASTICA RICICLATA: IL COMUNE VUOLE DARE IL VIA ALLA SPERIMENTAZIONE

La plastica riciclata dai cittadini capannoresi potrebbe presto essere impiegata per produrre uno speciale asfalto ecologico, più resistente di quello tradizionale, da utilizzarsi sulle strade del territorio. È il progetto che l’amministrazione Menesini sta portando avanti assieme all’Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria. Un progetto pilota che vederebbe Capannori essere la prima città in Italia a dare il via a una sperimentazione di questo tipo, finora attuata in alcune capitali mondiali come Londra.




L’idea potrebbe concretizzarsi presto. Il progetto, denominato Source-separated Collection For Climate change adaptation & mitigation through intelligent recycling «C4C», è giunto alla fase finale della selezione per essere finanziato nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera ENI - CBC   “Mediterranean Sea Basin” (2014-2020) dell’Unione Europea. Nel caso che l’esito sia positivo, è pronto a essere attivato a inizio del 2019.

“Siamo pronti a dare il via a questo progetto che unisce il tema dell’economia circolare a quello della sicurezza e delle manutenzioni stradali – commenta il sindaco, Luca Menesini -. Un asfalto più duraturo e prodotto con materiali di scarto a ‘chilometri zero’ ridurrebbe i costi di intervento e renderebbe meno frequenti le manutenzioni, con importanti benefici. Vogliamo profondamente attuare questa sperimentazione nella città di Capannori, forti dell’eccellente esperienza dei ‘Rifiuti Zero’, di cui questo progetto rappresenta un’evoluta estensione. Per mettere a disposizione dei cittadini questa innovazione sono necessarie competenze e professionalità molto specifiche che solo grazie a programmi europei, che portano risorse, strategie e azioni congiunte possiamo attuare. Ringrazio quindi i nostri partner per l’importante lavoro che stiamo compiendo”.
È già stata individuata la strada del territorio comunale di Capannori dove sarà sperimentato l’eco-asfalto: un tratto di via di Carraia. Questa è tra le viabilità comunali più transitate, perché è utilizzata non solo dai residenti ma anche per l’attraversamento del territorio e per accedere ad alcune attività produttive. Per questo è spesso interessata da interventi di manutenzione. L’asfalto ecologico che si vuole sperimentare ha la particolarità di utilizzare materie plastiche provenienti dalla raccolta “porta a porta” di Capannori. Una bottiglietta che un cittadino getta nell’apposito bidoncino potrebbe quindi trasformarsi in una risorsa a disposizione di tutti.
L’eco-asfalto, essendo composto in parte da materiale plastico, è inoltre più resistente all’usura rispetto a quello di tipo tradizionale. Per lo stesso motivo relativo alla sua composizione fa un minor uso di petrolio e quindi è più rispettoso dell’ambiente. 
Il progetto «C4C», vede capofila l’Università di Reggio Calabria e ha fra i partner, oltre al Comune di Capannori, Al Manar University Of Tripoli (Libano) - Faculty of Engineering, IT & Maritime Studies, Arab Academy for Science & Technology & Maritime Transport di Alessandria d’Egitto (Egitto), Research Business Association Technological Construction Center of Murcia Region (Spagna), Città di Reggio Calabria - Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione, delle Infrastrutture e dell'Energia Sostenibile,  ARPAT-Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, Ayuntamiento de Alcantarilla, Comune di Motta San Giovanni (Reggio Calabria), Zero Waste Italy e Municipality of Tripoli (Libano).
fonte: http://www.comune.capannori.lu.it

Tokyo, strade solari ecologiche in vista delle Olimpiadi del 2020
















Tokyo prevede di introdurre strade solari ecologiche che raccolgono energia dal sole tramite pannelli installati sotto il manto stradale. Lo sforzo ha l’obiettivo di promuovere la città come eco-compatibile in vista delle Olimpiadi e Paraolimpiadi del 2020.
Si apprende che le nuove tecnologie dovrebbero essere introdotte a titolo sperimentale presso alcune strutture di proprietà del governo di Tokyo già nel corso del prossimo anno. L’amministrazione metropolitana starebbe valutando anche la creazione di pavimentazioni che producono elettricità dalle vibrazioni provocate dal passaggio dei pedoni.
Tokyo si sta concentrando sulle nuove tecnologie come potenziali fonti di energia rinnovabile. Il governo locale si è fissato l’obiettivo di far sì che le rinnovabili rappresentino circa il 30% del consumo energetico effettuato nella città entro il 2030, rispetto a un obiettivo simile di circa il 12% nel 2016.
Già a maggio è stata installata una delle prime strade solari in un parcheggio di un negozio Seven-Eleven a Sagamihara, nella prefettura di Kanagawa, che comprende un sistema di pannelli fotovoltaici ricoperti da una speciale resina che consente di migliorarne la durata.
Le strade solari sono già state introdotte sulle autostrade in Francia e sulle piste ciclabili nei Paesi Bassi. Attualmente, il problema dell’introduzione di tale innovazione è relativo al suo costo elevato: dato che la tecnologia non è ampiamente utilizzata, i suoi componenti non vengono prodotti in serie. In Francia ad esempio ci vogliono circa 5 milioni di sterline per creare una strada del genere della lunghezza di un solo chilometro.
fonte: www.greenstyle.it

Cina: una strada solare fornirà elettricità a 800 famiglie

Inaugurato il primo tratto sperimentale di 1 Km
























L’agenzia ufficiale Xinhua ha annunciato che oggi la Cina ha inaugurato il primo chilometro sperimentale di una strada solare e spiega che «Dei pannelli fotovoltaici sono stati posizionati su una parte di una periferica intorno a Jinan, il capoluogo della provincia cinese dello Shandong (est). La superficie della strada è fatta di un materiale trasparente, resistente e che lascia passare il sole».
Secondo Xu Chunfu, presidente del Qilu Transportation Development Group, che ha realizzato il prototipo di strada solare cinese,  «I pannelli fotovoltaici coprono 5.875 m2 e possono produrre  un milione di kWh di elettricità all’anno, sufficienti a soddisfare la richiesta quotidiana di circa 800 famiglie e permetterà di risparmiare spazio per costruire dei campi solari e accorcerà le distanze di trasmissione. L’elettricità prodotta dalla sezione sperimentale potrà essere utilizzata per alimentare l’illuminazione, i pannelli segnaletici, le telecamere di sorveglianza, i tunnel e i pedaggi di questa strada. L’elettricità in eccesso sarà trasmessa alla reste elettrica statale».
Dopo la sperimentazione, verranno sviluppate altre funzioni, come la ricarica mobile per dei veicoli elettrici e la fornitura di una connessione Internet. Xu non ha però rivelato nemmeno a Xinhua i costi della strada solare  ma ha sottolineato che  «Raggiungono la metà di progetti simili nei Paesi stranieri. Con lo sviluppo dell’energia solare in Cina, il costo può essere ridotto ancora di più».





fonte: www.greenreport.it