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Tesla, i Supercharger alimentati solo con fonti rinnovabili

Tesla, Supercharger alimentati solo con fonti rinnovabili: è questa la promessa di Elon Musk, per rendere le auto elettriche più verdi.



Tesla vuole alimentare i suoi Supercharger unicamente con fonti rinnovabili, affinché la ricarica delle auto elettriche sia il più verde possibile. È questo l’annuncio fatto dall’azienda di Elon Musk in occasione dell’ultimo Earth Day, una dichiarazione in realtà passata un po’ in sordina e ripresa poi dalla redazione di ElecTrek.

Non è la prima volta che la società californiana annuncia di voler rendere completamente rinnovabile tutta la sua catena di approvvigionamento energetico, anche se il proposito non è al momento stato raggiunto. Se tutto dovesse procedere secondo i piani, Tesla potrebbe raggiungere il traguardo entro la fine del 2021.

Le auto elettriche rappresentano la soluzione oggi più immediata per ridurre le emissioni dovute ai trasporti. Durante il loro utilizzo, queste vetture non emettono infatti gas di scarico né anidride carbonica, non contribuendo così allo smog. Un certo quantitativo di CO2 è però rilasciato in fase di produzione delle vetture, mentre la ricarica potrebbe non sempre rappresentare una misura amica dell’ambiente. Se il veicolo viene infatti collegato a colonnine alimentate con energia derivata da fonti fossili, i vantaggi ambientali dovuti alla guida vengono annullati. Pertanto, anche la rete di ricarica deve risultare il più possibilmente rinnovabile.

Nel corso dell’ultimo Earth Day, Tesla ha confermato la volontà di rendere la sua rete Supercharger completamente alimentata da fonti rinnovabili. Lo ha affermato Justin Lange, a capo proprio della divisione Supercharger del gruppo, in un breve aggiornamento sui social network: 
"Tutta l’energia dei Supercharger sarà rinnovabile entro il 2021".

Per alimentare la propria rete di colonnine, Tesla solitamente si avvale della partnership con i produttori locali. A seconda delle tecnologie disponibili sul luogo di implementazione di ricarica, il gruppo di Elon Musk cerca di scegliere la fonte più sostenibile dal punto di vista ambientale. Ad esempio, in Canada ha avviato una collaborazione con Hydro Quebec per collegare tutti i Supercharger alla rete idroelettrica dell’operatore. In altri luoghi del mondo, però, questo non è sempre possibile.

Una delle soluzione che Tesla potrebbe adottare è l’implementazione di impianti fotovoltaici nei pressi delle stazioni di ricarica. Questa soluzione è in via di sperimentazione in California, dove alcuni centri Supercharger sono stati dotati di pannelli solari e grandi batterie per l’accumulo di energia, affinché la ricarica delle auto elettriche non pesi troppo sul network locale.

Fonte: ElecTrek



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La battaglia per il diritto alla riparazione di Rich Benoit, il “dottor Frankenstein delle auto Tesla”

Davide contro Golia ai tempi dell'economia circolare: potrebbe sintetizzarsi così la storia di Rich Benoit, lo statunitense che da tempo promuove la riparazione fai-da-te delle celebri auto Tesla. Oggi ha un canale YouTube con oltre un milione di iscritti sul quale documenta le sue avventure di meccanico autodidatta








Si definisce il “dottor Frankenstein delle automobili Tesla” ma la sua storia somiglia più a quella di Davide contro Golia. Fino al 2016 Rich Benoit non si considerava un esperto di auto. Da sempre appassionato di riparazioni in genere, in passato si era divertito a rimettere a posto una vecchia Chevrolet, ma niente di più. Oggi ha un canale YouTube con oltre un milione di iscritti sul quale documenta le sue avventure di meccanico autodidatta. La sua passione sono le Tesla e scoprirne tutti i segreti nonostante i tentativi dell’azienda di tenerli tali, è la sua missione.

Il prezzo dell’amore per Tesla

L’amore per questi veicoli elettrici scocca quando un amico gli fa provare una Model S e, al primo colpo di pedale, Benoit decide che deve averne una. Il prezzo, tuttavia, è esorbitante. “Circa 100.000 dollari per un modello nuovo, e 70 per uno usato – racconta Benoit in uno dei video in cui riepiloga la sua esperienza con la prima riparazione di una Tesla – molto di più di quanto non fossi disposto a spendere per una macchina che guido per quattro miglia fino alla stazione del treno”. Così Benoit si mette alla ricerca di una Tesla usata da sistemare, finché non ne trova una danneggiata da un allagamento che compra per 14.000 dollari. La battezza Dolores e nei successivi sei mesi si dedica a smontarla pezzo per pezzo finché, dopo circa 500 ore di lavoro nel garage di casa, riesce a rimetterla in strada.

Nel corso del processo, Benoit si accorge che Tesla fa di tutto per scoraggiare i proprietari delle sue auto da tentativi di riparazione fai da te. “Non puoi entrare in un negozio e chiedere pezzi di ricambio perché non puoi comprare pezzi dalla Tesla per un veicolo di recupero. Non vogliono che la gente si improvvisi a fare riparazioni sulle loro auto, solo le officine certificate possono farlo”, spiega ancora Benoit nel video. Tesla è famosa per non condividere con i propri clienti nessuna informazione che possa aiutare il proprietario di una delle sue auto a risolvere piccoli e grandi problemi di funzionamento. L’intero sistema è chiuso e i dati che vengono continuamente comunicati da ogni veicolo all’azienda non sono disponibili al proprietario del veicolo stesso.

La spiegazione ufficiale è che il sistema è molto complesso e che interventi non autorizzati potrebbero creare fattori di rischio. La segretezza di Tesla, tuttavia, non è servita a scoraggiare Benoit che, con tanto lavoro e perseveranza, è riuscito a rimettere in sesto Dolores e, nel farlo, si è scoperto un ottimo raccontatore di storie ed è diventato una celebrità di YouTube. Negli anni, Rich Repair ha creato anche un gruppo Facebook per la vendita di pezzi di ricambio per Tesla, più di recente, ha aperto un’officina indipendente specializzata in veicoli elettrici e, di fatto, Benoit è personalmente responsabile per aver creato un mercato di pezzi di ricambio Tesla e la possibilità di allungare la vita di automobili che altrimenti sarebbero molto probabilmente state condannate allo sfasciacarrozze.

La celebrità viene riparando

Il suo stile leggero e scanzonato, il senso dell’umorismo e l’autoironia, il suo approccio da autodidatta e un certo grado di improvvisazione, hanno fatto di Benoit, noto anche come Rich Repairs, una star di Internet e un punto di riferimento per una comunità di appassionati di automobili e riparazioni fai da te. Tra i suoi followers, l’amore per carrozzerie fiammanti e motori potenti è sicuramente più diffuso dell’amore per l’ambiente, ma, inevitabilmente, Benoit è diventato portavoce di una battaglia fondamentale per un futuro basato sulla circolarità, quella per il diritto alla riparazione.

Cittadino dello stato del Massachusetts, lo youtuber ha contribuito alla mobilitazione che, alle elezioni di novembre, ha portato all’approvazione in quello stato di una nuova legge che obbliga i produttori di veicoli equipaggiati con sistemi telematici a rendere le proprie piattaforme standardizzate e aperte, accessibili ai proprietari e a qualsiasi officina. “Voglio assicurarmi che la prossima generazione di meccanici che riparano [veicoli elettrici] possa aprire una porta aperta – ha commentato Benoit a Vice – Voglio assicurarmi che diventi sempre più facile“.

Non sorprende che Tesla non veda di buon occhio Benoit e i suoi video. L’azienda ha provato più volte a scoraggiare i suoi tentativi creandogli una serie di impedimenti e invitandolo invece a comprare un veicolo nuovo. La legge del Massachusetts, tuttavia, è un primo importante segnale nella direzione della tutela dei diritti del consumatore e contro i monopoli delle aziende produttrici. Molti paesi, compresa l’Europa, stanno ora creando legislazioni simili. Secondo stime dell’istituto di ricerca Wood Mackenzie, entro il 2050 ci saranno 700 milioni di veicoli elettrici nel mondo.

Una buona notizia per l’ambiente, ma solo se quei veicoli non rischiano di fare la fine dei milioni di telefoni cellulari che ogni anno vengono buttati perché impossibili da riparare. Affinché il passaggio all’elettrico sia un successo è indispensabile che le aziende aprano i propri sistemi e consentano ai consumatori e alle officine indipendenti di mettere le mani su quei veicoli. Rich Benoit ce la sta mettendo tutta perché questo diventi la norma.

fonte: economiacircolare.com/


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Il Massachusetts estende il diritto a riparare le auto. I produttori protestano

Con una schiacciante preferenza del 75%, gli elettori dello Stato del Nord-est degli Stati Uniti si sono pronunciati a favore della nuova legge che obbliga il settore automobilistico a dotare i propri modelli di una piattaforma dati standardizzata e aperta. Esultano le associazioni dei consumatori: "E' una questione di buon senso"











Le elezioni americane del 3 novembre hanno consegnato ai consumatori e proprietari di veicoli del Massachusetts un’importante vittoria che sta già portando marchi come Tesla a rivedere le proprie politiche in termini di trasparenza. Gli elettori dello Stato del Nord-est degli Stati Uniti sono infatti stati chiamati a pronunciarsi su un quesito riguardante il diritto alla riparazione. La schiacciante vittoria del sì con il 75 per cento delle preferenze implica che i produttori di veicoli equipaggiati con sistemi telematici, a partire dai modelli immessi sul mercato nel 2022, dovranno dotare le proprie auto di una piattaforma dati standardizzata e aperta, accessibile ai proprietari stessi e alle officine di riparazione indipendenti, che potranno così recuperare dati sulla meccanica ed eseguire la diagnostica tramite app.

Un’estensione della legge del 2012

La decisione espande la portata della legge sul diritto alla riparazione già in vigore nello Stato americano dal 2012, ma che finora non copriva i sistemi telematici. La nuova legge prevede che i meccanici avranno d’ora in poi accesso ai dati di riparazione inviati in modalità wireless, indipendentemente dal fatto che siano associati a un concessionario di automobili ufficiale o a un’officina indipendente. Finora accadeva che gli alert inviati dai sensori di un’auto arrivavano al produttore che a sua volta li comunicava al rivenditore locale, dando lavoro alle officine autorizzate a discapito di quelle locali non ‘marchiate’. La normativa del 2012 già richiedeva la condivisione dei dati, ma escludeva i dati trasmessi tramite sistemi wireless: il timore degli addetti ai lavori era che sempre più automobili montassero sistemi wireless proprio per aggirare la legge, il cui obiettivo ultimo è quello di allungare la vita potenziale dei veicoli e interrompere il monopolio sulle riparazioni detenuto dalle case automobilistiche.

I produttori contestano la tempistica…

La decisione del 3 novembre sta già facendo registrare le prime reazioni del settore automobilistico. In questi giorni Tesla, le cui auto notoriamente presentano una serie di problematiche per chi voglia ripararle al di fuori del circuito delle concessionarie ufficiali, ha iniziato con il concedere ai proprietari delle sue auto l’accesso ai manuali per la riparazione, alle informazioni sull’utilizzo, alla diagnostica e simili. Il tutto senza costi aggiuntivi. Di diverso tenore invece la reazione delle associazioni di produttori, che già due anni dopo l’approvazione della legge del 2012, avevano sottoscritto un Memorandum of Understanding, accordandosi per raggiungere i requisiti richiesti dal Massachussets in tutti gli stati dell’Unione. Tra i grandi marchi delle auto c’è anche tanto malcontento: l’industria automobilistica infatti contesta la tempistica, facendo notare che la progettazione e messa in produzione di un’auto tipicamente richiede diversi anni e che rispettare i nuovi requisiti nei modelli 2022 è praticamente impossibile.
…e fanno causa

Inoltre, i produttori sostengono che con le nuove norme proprietari della auto e officine avranno accesso a dati sensibili e che intervenire su tali informazioni richieda una formazione specifica che solo i detentori della tecnologia proprietaria possono fornire. Dando voce a queste critiche, a poche settimane dal voto, la Alliance for Automotive Innovation, di cui fanno parte General Motors, Toyota, Volkswagen e altri grandi marchi, ha intentato causa presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Massachusetts sostenendo che la legge è inapplicabile perché in conflitto con la leggi federali e la Costituzione, dal momento che “rende i dati personali di guida disponibili a terzi senza garanzie di protezione delle funzioni principali del veicolo, delle informazioni private dei consumatori o della sicurezza fisica”.
Consumatori soddisfatti

Soddisfatte invece le associazioni di consumatori, la Repair Association e la Campaign for the Right to Repair che hanno sostenuto la campagna per il sì, anche se c’è chi, come Kyle Wiens, ceo di iFixit (una sorta di social network per le riparazioni), fa notare che non dovrebbe essere necessario avere leggi specifiche per ogni settore industriale, ma che serve invece la volontà politica di creare una legislazione più ampia per combattere le tattiche monopolistiche dei grandi marchi. “È una questione di buon senso – ha commentato Wiens –. Mi piace dire che tutti gli umani sono a favore del diritto alla riparazione, sono solo queste grandi società a non gradirlo”.

fonte: economiacircolare.com

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Auto elettriche: Google Maps segnalerà le colonnine di ricarica















Google Maps decide di supportare chi sceglie di utilizzare delle auto elettriche segnalando le colonnine di ricarica presenti sul territorio. La novità è stata introdotta a livello globale, seppure al momento siano segnalate dal colosso di Mountain View, anche per l’Italia, le reti appartenenti a Tesla e Chargepoint. Le informazioni saranno disponibili in app sia per iOs che Android.
Verranno segnalate da Google Maps anche le colonnine di ricarica di alcune reti nazionali specifiche, anche se in questa prima fase di lancio questa opzione non sarà disponibile per l’Italia. Nel Bel Paese sono attualmente indicati soltanto i punti installati da Tesla. Qualche limitazione anche per gli utenti statunitensi, che non vedranno comparire sulla app i punti appartenenti alla rete Electrify America (creata da VW dopo lo scandalo Dieselgate).


La ricerca delle stazioni di rifornimento per auto elettriche sarà semplice: sufficiente cercare le chiavi “EV Charging” o “stazioni di ricarica”; la app si attiverà per fornire indicazioni sulle più vicine e ne descriverà potenze, tipologia, prezzi e recensioni (incluso anche un sistema di “rating”).
In questa prima fase non sarà tuttavia presente un’indicazione spesso importante per chi ha scelto le auto elettriche: la disponibilità della colonnina, ovvero se il punto di ricarica è già impegnato o se può essere immediatamente utilizzato.
fonte: www.greenstyle.it

Un impianto green firmato Tesla per i rifiuti del Ladakh

Tonnellate di spazzatura prodotte ogni estate dai turisti




















NEW DELHI - Il Ladakh, la regione himalayana a nord dell'India, nota come tetto del mondo, installerà un innovativo impianto di trattamento dei rifiuti, realizzato dalla Tesla Energy, un ramo della Tesla Green, che ha sede a Bangalore. Lo scrive il quotidiano Times of India.

"La popolazione locale produce poca spazzatura, - ha dichiarato al quotidiano Avni Lavasa, vice governatrice dello stato, - ma in estate la presenza massiccia di turisti ci porta a quasi 16 tonnellate di rifiuti al giorno. Abbiamo deciso di installare un Blackhole, un impianto a circuito chiuso che utilizza la combustione autogenerata dei rifiuti compostabili, e li trasforma in un materiale, simile alla cenere, riutilizzabile in edilizia e per la costruzione delle strade".

Sino ad ora, i rifiuti venivano raccolti e scaricati ai piedi delle montagne, ma spesso il vento li disperdeva nelle vaste pianure, con un grave danno per il fragile ecosistema della zona. Nella capitale, Leh, i rifiuti venivano ammassati nel Bomb Garh, una spianata usata in passato come deposito di munizioni dell'esercito, a pochi chilometri dal centro della città.

"Dobbiamo colmare un arretrato di quasi vent'anni, - ha aggiunto la governatrice: - separeremo il solido dall'organico e, grazie ad un ulteriore accordo con il Board Road Organisation, l'associazione dei costruttori di strade, utilizzeremo il materiale prodotto per migliorare le nostre strade".

I turisti che visitano il Ladakh sono in aumento costante: dai 180 mila del 2011 ai 300mila di quest'anno

fonte: www.ansa.it

Tesla: casa con solare e Powerwall in tour trainata da Model X















Tesla ha inventato e realizzato una struttura molto affascinante. Si tratta della casa con solare e Powerwall trainata da Model X. L’azienda è interessata a inserirsi nel mercato delle case proponendo una struttura moderna e innovativa, che sappia sfruttare al massimo le possibilità ecocompatibili garantite dall’utilizzo della luce solare.

Quest’ultima rappresenta una di quelle forme di energia pulita e rinnovabile che costituiscono il futuro anche in ambito domestico. Per il momento Tesla è impegnata a girare l’Australia portando in giro la sua casa ecologica nell’ambito di un tour che durerà fino alla fine di novembre.

La casa Tesla è dotata di un sistema fotovoltaico da 2 kW, composto da sei pannelli solari posizionati sul tetto. Il sistema fotovoltaico è collegato al Powerwall, delle batterie agli ioni di litio in grado di immagazzinare energia per poi utilizzarla nel tempo.

All’interno della struttura di Tesla si ha a disposizione una sorta di studio di design, attraverso il quale si può progettare un impianto solare su uno schermo. Tutte le luci e gli elementi elettronici di questa casa ecologica Tesla sono alimentati dal sole e gli utenti possono controllare e monitorare l’impianto attraverso un’apposita applicazione fornita da Tesla.

La casa è costruita con materiali ecocompatibili e può essere trainata dal Model X di Tesla per spostarsi da un punto all’altro. I responsabili dell’azienda hanno dichiarato:
"Il tour è stato progettato per fornire un’esperienza rappresentativa di come integrare Powerwall e solare per alimentare senza interruzioni un’intera casa, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo ai consumatori di detenere un controllo totale sui loro usi energetici anche in vista di una maggiore consapevolezza."

Ancora non si conosce a livello ufficiale quale sarà il prezzo di questa casa ecologica, ma si presume che avrà un costo abbastanza alto. Il concetto che la compagnia automobilistica vuole precisare è molto chiaro: promuovere l’acquisto di una casa con un’impronta leggera sull’ambiente, trainata da un’auto elettrica, per avere a disposizione un sistema completamente alimentato dal sole.

fonte: www.greenstyle.it

50mila case australiane diventeranno la più grande centrale elettrica del mondo

Lo Stato dell’Australia Meridionale ha annunciato un piano per dotare oltre 50 mila unità abitative di pannelli solari e accumulatori di energia, che insieme formeranno la più grande centrale elettrica "virtuale" del mondo. 





















Il progetto, iniziato con l’installazione degli impianti su circa mille case “pilota”, prevede l’impiego di pannelli solari da 5 chilowatt (kW) e una batteria Tesla Powerwall 2 da 13,5 chilowattora (kWh), installati gratuitamente e finanziati attraverso la vendita di elettricità. Secondo le previsioni, il costo dell’energia per famiglia diminuirà di 300 dollari australiani (190 euro) l’anno.

“Più energia rinnovabile significa più potere economico per tutti i cittadini. Il mio governo ha già realizzato il più grande accumulatore di energia al mondo, e ora creeremo la più grande centrale elettrica virtuale del mondo”, ha dichiarato Jay Weatherhill, capo del Governo dello stato federato dell’Australia del Sud. “Il nostro piano energetico dimostra che stiamo guidando il mondo delle energie rinnovabili”, ha detto. L’obiettivo del progetto sarà di unire tutte le abitazioni in un unico sistema integrato di produzione di energia, in modo che il flusso di corrente elettrica sia autoregolato virtualmente da un software in grado di stabilire autonomamente quando e in che misura servire l’abitazione o alimentare la rete. Il sistema, realizzato dall’azienda Tesla di Elon Musk, dovrebbe riuscire a ottimizzare gli sprechi tipici degli impianti fotovoltaici autonomi, che non dialogano con la rete e sono quindi meno efficienti.

Il cuore del progetto è la tecnologia di Tesla, la quale produce gli accumulatori di energia Powerwall. Grazie a queste grandi “batterie” a muro, è possibile conservare l’energia prodotta e alimentare la rete; il software che la gestisce è in grado di capire se c’è un blackout e quindi di rivolgere gli accumulatori istantaneamente verso le abitazioni. Negli ultimi tempi l’Australia Meridionale ha sofferto di mancanze di energia dovute a eventi climatici avversi: “Grazie a questa soluzione, fintanto che le batterie hanno carica, in caso di blackout, gli abitanti non se ne accorgerebbero neanche”, si legge nel sito del progetto. La costruzione dell’impianto, che ha richiesto uno stanziamento di 647 milioni di euro, dovrebbe essere terminata entro il 2020.
fonte: https://www.agi.it

Storage di rete, la scommessa di Musk in Australia è vinta anche tecnologicamente

Nelle scorse settimane la più grande batteria al mondo realizzata da Tesla ha messo in sicurezza già un paio di volte la rete del South Australia intervenendo in tempi rapidissimi in situazione di improvviso calo della generazione di energia. Sugli economics dell'iniziativa restano i dubbi. Elon Musk sta per partire anche con il progetto "Solar Roof".





















Elon Musk fa sul serio e sembra voler fare da battistrada mondiale su fotovoltaico e, soprattutto, batterie.
Parliamo in particolare della grande batteria al litio installata in Australia, l’Hornsdale Power Reserve (video dell'impianto): uno storage elettrochimico da record con 100 MW/129 MWh che già a novembre aveva fatto i suoi primi cicli di carica e scarica.
Ebbene, nelle scorse tre settimane la grande batteria ha messo in sicurezza la rete intervenendo almeno un paio di volte in tempi rapidissimi in situazioni di improvviso calo o di interruzione della generazione di energia, dovute anche a temperature che oscillavano intorno ai 40 °C.
La batteria di Tesla ad esempio è entrata in funzione in soli 0,14 secondi dopo che la centrale e a carbone da 953 MW nello stato di Victoria, una delle più grandi del paese, aveva ridotto improvvisamente la sua produzione.
È successo il 13 dicembre prima di mezzogiorno, quando per la prima volta l'accumulo è stato scaricato per la prima al massimo della sua capacità (100 MW), come si più vedere dal grafico.
Anche pochi giorni prima di questo evento, stavolta nel corso del picco pomeridiano, la risposta dell’accumulo ad un problema tecnico di un altro impianto energetico era stata rapidissima, meno di 4 secondi. Qualcosa di non realizzabile con altri sistemi di gestione della rete.
L’obiettivo dello mega storage di Elon Musk è di migliorare l’affidabilità e la sicurezza della rete elettrica dell’Australia meridionale, dopo i tanti blackout che hanno colpito la regione tra fine 2016 e inizio 2017. Lo scopo è anche quello di mettere a regime un piano per incrementare la capacità energetica di riserva.
Ricordiamo che nel 2016 un’interruzione di elettricità nel South Australia aveva lasciato per parecchie senza energia ore oltre 1,8 milioni di persone. Problemi di stop alle centrali sono spesso causati in estate dal grande caldo che obbliga ad un utilizzo molto intenso di sistemi per il condizionamento dell’aria. Ma anche altri eventi estremi, come tempeste e tifoni, hanno creano grossi problemi alla rete australiana.
A marzo Elon Musk sembrava l’avesse sparata grossa: realizzare in 100 giorni in Australia il più grande sistema di stoccaggio elettrochimico al mondo. E se non avesse vinto la sua scommessa tutto l’impianto sarebbe stato gratuito (valore del sistema è di circa 50 milioni di dollari)
L’accordo con il governo australiano è stato firmato a luglio e, come sappiamo, la scommessa l’ha vinta lui: il grande accumulo è entrato in funzione anche in anticipo sul termine del primo dicembre.
L’impianto di stoccaggio è alimentato da una centrale eolica da 309 MW di potenza gestista dalla società francese Neoen, che insieme a Tesla sta testando il sitema di storage.
A prescindere dall’uso come backup di emergenza, le batterie stoccano la produzione eolica eccedente e rilasciano elettricità all’occorrenza; si stima che siano in grado di fornire energia per le esigenze di circa 30mila abitazioni.
Dal punto di vista degli economics è molto improbabile che il progetto sia remunerativo per Tesla, ma la valenza tecnologica e persino politica pare indubbia.
Tesla ha messo in piedi un sistema costituito da migliaia di impianti fotovoltaici e accumuli anche per le Samoa occidentali al fine di rendere autonome diverse aree. Anche a Portorico, dopo l’uragano dello scorso ottobre che ha distrutto la rete elettrica, Musk ha in cantiere un progetto con rinnovabili e batterie, che andrebbe ad aiutare, e in parte a sostituire, la rete, per la cui completa ricostruzione servirebbero circa 5 miliardi di dollari.
In questo caso, il compito non è affatto semplice. L’isola ha consumi elettrici di tutto rispetto, circa 20 TWh all’anno e, inoltre, andranno ricercate risorse conomiche per l’iniziativa. Su quest’ultimo aspetto ci si sta muovendo anche dal basso con il crowdfunding.
Poi c'è la California, dove Tesla intende partecipare al nuovo mercato dello storage, visto che lo Stato sta imponendo alle utility di testare le batterie in progetti per un totale di 1,32 GW entro il 2020. Una capacità considerevole visto che l'intero mercato mondiale dello storage elettrochimico nel 2016 non aveva ancora superato il gigawatt.
Per rimanere in ambito Tesla, si è saputo che a dicembre con la Panasonic ha finalizzato un accordo per iniziare a costruire la “Gigafactory 2” a Buffalo, nello Stato di New York: produrrà celle e moduli fotovoltaici ad alta efficienza (ad eterogiunzione con strati ultrasottili di silicio amorfo e wafer monocristallini, denominate HIT) che non verranno usate per le installazioni su tetti. La celle hanno una raggiunto un’efficienza del 25,6%, come ha dichiarato di recente la società giapponese (sul modulo si è intorno al 23,8%).
Tuttavia quando inizierà la produzione del “Tetto Solare” di Tesla, in ritardo di diversi mesi rispetto alle attese, la società di Musk incorporerà le celle HIT nelle tegole solari che verranno fabbricate per il Solar Roof.
Ricordiamo che secondo Tesla la nuova la copertura fotovoltaica prevista per l’ambito residenziale dovrà avere un costo molto competitivo, circa 212 € al metro quadrato. Sulle criticità e i dettagli del progetto rimandiamo ad un nostro articolo dello scorso maggio (Prezzi e promesse del Solar Roof di Tesla. Le prime valutazioni).

fonte: www.qualenergia.it

Batterie per fotovoltaico ed eolico, EGP e Tesla collaborano

All’interno dell’accordo le società individueranno un primo sito pilota per l’installazione di un sistema di storage da 1,5 MW




















Il mondo dell’accumulo energetico ha conquistato definitivamente Tesla Motors che, a pochi giorni dal lancio stampa dei suoi Powerwall e Powerpack (peraltro praticamente sold out prima di aver raggiunto il mercato) torna a far parlare di sé in tema di batterie per fotovoltaico ed eolico. E questa volta lo fa con un accordo, siglato di fresco con Enel Green Power e finalizzato all’integrazione dei suoi sistemi stazionari di accumulo di energia negli impianti eolici e fotovoltaici di EGP. L’obiettivo è quello di testare sul campo l’interazione fra energy storage, impianti rinnovabili e rete elettrica. L’accordo si tradurrà per prima cosa con la selezione di un sito pilota per l’installazione di un sistema di accumulo Tesla da 1,5 MW di potenza e 3 MWh di capacità di stoccaggio.

La collaborazione fra le parti rientra in un più ampio Memorandum of Understanding e che prevede la cooperazione tra i due business e lo sviluppo della mobilità elettrica, altro campo dove entrambe le società sono particolarmente attive. Il progetto si colloca inoltre nell’ambito di sperimentazione di Enel Green Power sui sistemi di storage stazionario, con progetti pilota in fase avanzata di implementazione che coinvolgono altri importanti player mondiali del settore, quali Fiamm, General Electric, Samsung SDI e Toshiba.


Nel frattempo la compagnia di Elon Musk ha annunciato la collaborazione con aziende produttrici di inverter per raggiungere prezzi ancora più concorrenziali per la sua Powerwall. Il costo di un modello base dovrebbe essere intorno ai 3000 euro ma aggiungendo le spese di installazione e quelle dell’inverter la cifra lievita di altre mille euro; quest’ultima sarà venduta ufficialmente a partire dalla prossima estate e sarà distribuita all’inizio solo negli Stati Uniti. Ancora non si conoscono date precise per la vendita negli altri paesi è l’unica certezza al momento è che la prima nazione europea nella quale sarà distribuita sarà la Germania.


fonte: www.rinnovabili.it

Tesla al lavoro su truck elettrico, autonomia fino a 480 km















Si profilano importanti novità per i camion elettrici. Diverse aziende si stanno interessando all’argomento e anche Tesla sta cominciando a preparare il suo primo truck elettrico, che dovrebbe garantire un’autonomia fino a 200-300 miglia (tra i 320 e i 480 chilometri).
È il primo passo in avanti verso altri progetti che saranno incentrati sulla produzione di mezzi in grado di percorrere distanze più lunghe, fino ad arrivare a più del migliaio di miglia. Tesla pensa per il momento ad un modello di taglia piccola, che non dovrebbe prevedere una cabina per la notte.

Il camion elettrico Tesla dovrebbe essere presentato nel mese di settembre. La novità consiste proprio nella mancanza di un motore a gasolio e nell’uso di un propulsore ad energia elettrica. L’azienda si è occupata dello sviluppo delle apposite batterie.
Naturalmente l’autonomia ottenuta corrisponde nella pratica alla metà di quella che si ottiene attualmente con un pieno di gasolio, ma è chiaro che la società punta a voler raggiungere un traguardo molto importante nell’ambito della mobilità sostenibile.

Il punto di forza consiste nel realizzare un mezzo che possa essere utilizzato per brevi spostamenti nei quali normalmente è impiegato il 30% dei camion americani. L’obiettivo sarebbe quello di puntare non solo alla lotta all’inquinamento, ma anche di aumentare la sicurezza degli spostamenti con la guida autonoma.
Tesla si è impegnata in questo campo già con le auto e adesso vuole passare ad un’applicazione di questo modello anche ai camion. Sarebbe un passo avanti molto importante, in grado di operare una piccola rivoluzione nel mondo dei trasporti.

fonte: www.greenstyle.it

Tesla Model 3: in vendita l'auto elettrica che promette 346 km con una sola carica















Un fatturato da record e una nuova auto elettrica che da venerdì 7 luglio è arrivata nei mercati mondiali. La Tesla Model 3, presentata il 31 marzo al Model Studio di Hawthorne, in California, dopo numerosi ritardi, è nelle concessionarie.
Ad annunciarlo è lo stesso Elon Musk che non ha mai negato il suo ambizioso obiettivo, ovvero quello di produrre 500mila veicoli l’anno, una volta che la produzione sarà a regime.

La Tesla Model 3 finora poteva essere ordinata online presso alcuni punti vendita tra cui Regno Unito, Irlanda, Brasile, India, Cina e Nuova Zelanda.
Quanto costa? A sorpresa di tanti (certo di quelli che possono comunque permettersela) il prezzo di quest’auto è inferiore rispetto a tutti gli altri modelli, ovvero 35mila dollari, considerando che la Model S ha un costo di 80mila euro.
Il modello base parte dai 31mila euro, ma la Tesla Model 3 promette di percorrere 346 km con una sola carica e di raggiungere i 100 kmh in meno di 6 secondi.
Cinque posti e tra le caratteristiche, anche il sistema di Autopilot per garantire la sicurezza ed evitare le collisioni, insieme alle dotazioni già presenti nei modelli esistenti firmati Tesla.
















Ma non solo, è stata predisposta anche per la carica veloce e la guida autonoma, ciò significa che si sente la necessità di altre infrastrutture di ricarica, ma lo stesso Ceo Musk assicura che entro il prossimo anno le stazioni Tesla Supercharger saranno raddoppiate passando dalle 3600 attuali a 7200.
L'attesissima Model 3 ha già raccolto oltre 300mila ordini per questo sarà assemblata con volumi di circa 5mila unità settimanali, un dato che salirà a 10mila nel corso del 2018. Dall'esito del debutto sul mercato della Model 3 dipenderà la tenuta del valore delle azioni Tesla, cresciute in maniera esponenziale negli ultimi mesi fino a superare la capitalizzazione di giganti come Ford e General Motors.


fonte: www.greenme.it

Così la batteria domestica di Tesla potrebbe cambiarci la vita

Appesa al muro di casa, Powerwall raccoglie energia solare e la conserva per erogarla quando ne abbiamo bisogno. Potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione energetica.
(Foto:Tesla)
La domanda del titolo è lecita e se la stanno ponendo in tanti. Una batteria da tenere in casa che accumula energia solare e la converte in elettrica, per alimentare tutti i nostri gadget, auto elettrica compresa. Si chiama Powerwall, la produce Tesla e l’ha presentata pochi giorni fa in pompa magna Elon Musk, spiegando che la sua creatura “renderà inutili le reti elettriche tradizionali”.
Sarà vero? Forse si, se pensiamo ai luoghi remoti della Terra non ancora raggiunti dall’elettricità. Per le nostre case il discorso è diverso, ma di sicuro Powerwall potrebbe cambiare un po’ le cose. L’ambizione più alta di Tesla e del suo leader è di sganciarci dalle fonti fossili, sfamando il nostro fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, nonché fermare l’immissione di gas serra nell’aria: “Sembra folle, ma vogliamo cambiare le infrastrutture energetiche di tutto il mondo”, ha dichiarato Musk.
Prodotta da Tesla Energy, un nuovo ramo dell’azienda californiana, Powerwall Home Battery è un parallelepipedo di 130 x 86 x 18 centimetri e pesante 100 chili.
Ha un design sobrio, quasi elegante, con diversi colori disponibili, tanto che la si può appendere al muro di casa senza sfigurare, con l’intervento di un tecnico specializzato (un’ora circa di lavoro).
Contiene una batteria ricaricabile agli ioni di litio che promette di soddisfare le esigenze di un’abitazione tradizionale: collegata ai pannelli fotovoltaici di casa, accumula energia durante il giorno e la conserva, rendendola disponibile in ogni momento, non solo nell’istante in cui viene prodotta. È questo il vero passo avanti proposto da Tesla, la conservazione dell’energia: fino ad ora l’energia solare ottenuta durante le ore diurne veniva immediatamente utilizzata oppure venduta alla compagnia elettrica, per poi essere ricomprata nel momento in cui serviva, con gran dispendio economico e inutili emissioni nocive.
Quanto alle specifiche, Powerwall ha capacità di 7kWh per ciclo giornaliero, ma ne esiste un’altra da 10kWh. La potenza prevede 2kW di lavoro continuo, con picchi da 3,3kW, mentre il voltaggio va da 350 a 450 volt. La prima costa 3.000 dollari, la seconda 3.500. La garanzia è di 10 anni. Tesla prevede la possibilità di installare fino a 9 batterie in una casa che abbia richiesta energetica elevata, per raggiungere un massimo di 63kWh nel caso delle Powerwall da 7kWh, e di 90kWh per quelle da 10kWh. Potrebbe essere il caso di chi deve alimentare un’auto elettrica, oltre ai soliti elettrodomestici di casa esosi, tipo un piano a induzione o un sistema di riscaldamento che faccia a meno del gas.
L’accoglienza che sta ricevendo Elon Musk dopo l’annuncio è a dir poso entusiasta. TechCrunch ad esempio ‘vede’ un mondo in cui le case vengono alimentate solo dall’energia solare. Ma in realtà questo potrebbe essere uno scenario del futuro prossimo, non del presente immediato. Anche con una o più Powerwall in casa, per ora continueremmo a consumare energia elettrica non derivata dai pannelli fotovoltaici, soprattutto a causa delle scarse infrastrutture in questo settore; tuttavia vedremmo ridurre di molto i picchi di consumo energetico, che sono proprio quelli che provocano l’aumento dei costi dell’elettricità (e delle emissioni di CO2).
Siamo quindi di fronte a un primo importante passo verso la casa energeticamente autonoma e rinnovabile. Se la Powerwall diventasse davvero un bene di massa, l’approccio di Tesla potrebbe portare a un nuovo sistema di gestione dell’energia,  che verrebbe stoccata nelle batterie domestiche e industriali di tutto il mondo. Per poi redistribuirla a richiesta senza sprechi e senza emissioni.
Per questo motivo Tesla Energy ha anche presentato accumulatori più capienti, i Powerpack da 100kWh per aziende e condomini, che si possono collegare all’infinito. Musk ha anche calcolato che con 160 milioni di Powerpack installati, gli Stati Uniti potrebbero fare a meno delle fonti fossili per produrre energia elettrica, mentre con 900 milioni di questi accumulatori si convertirebbe tutto il pianeta all’energia solare. Con 2 miliardi anche riscaldamento e trasporti si svincolerebbero da carbone e petrolio.
Utopia? “No”, risponde Musk, “è una cosa che sta nelle nostre possibilità, abbiamo già portato a termine imprese del genere”. E non scherza, dato che la piattaforma è open source, per invitare altre aziende a portare avanti il progetto.
Tesla, alla fine, non è che un piccolo pezzo del disegno molto più ampio di Musk (che comprende anche Solar City e Hyperloop), il cui scopo è cambiare il modo in cui otterremo e consumeremo l’energia.

fonte: www.wired.it

 

Gigafactory di Tesla, verso l’autosufficienza energetica e oltre

La mega fabbrica di batterie, a regime, sarà dotata di impianti di produzione energetica alimentati a fonti rinnovabili per raggiungere un’energia netta pari a zero


Gigafactory di Tesla, verso l’autosufficienza energetica e oltre


La ‘Gigafactory’ di batterie che Tesla sta costruendo in Nevada è la chiave di volta della strategia aziendale per accelerare la diffusione sul mercato di massa delle auto elettriche. “Per raggiungere questo obiettivo – spiega la stessa compagnia – dobbiamo produrre veicoli elettrici in volume sufficiente da spingere al cambiamento l’industria automobilistica”. Accelerare la produzione porterà però innegabili sfide, prima fra tutte quella di riuscire a fornire dispositivi di accumulo in quantità sufficienti a soddisfare la domanda dei veicoli previsti. Le prime stime effettuate da Tesla, prevedono che la società raggiunga per la seconda metà di questo decennio un ritmo di produzione previsto di 500.000 e-car l’anno: una cifra che da sola richiederà tutta l’attuale produzione mondiale di batterie agli ioni di litio.
La Tesla Gigafactory nasce esattamente da questa necessità, unitamente all’urgenza di ottenere dispositivi di energy storage a prezzi più convenienti di quelli attuali. Ma se finora molto si è detto sulle potenzialità di questo immenso stabilimento – sarà uno degli edifici più grandi mai realizzati e avrà una capacità annuale di produzione delle batterie di 35 GWh – ancora poco si conosce dell’aspetto energetico del progetto. Nel sito della società è riportato unicamente che “la Gigafactory verrà alimentata da fonti di energia rinnovabili, allo scopo di raggiungere un’energia netta pari a zero”. Ora il Chief Technical Officer di Tesla, JB Straubel, ha fornito alcuni dettagli in più sull’argomento in occasione di un recente discorso all’Università del Nevada:
“Fin dal primo concept, abbiamo voluto rendere questo impianto a energia netta pari a zero. Quindi, si sa, la cosa più visibile che stiamo facendo è coprire l’intero sito con l’energia solare. L’intero tetto della Gigafactory è stato progettato fin dall’inizio con in mente l’uso del fotovoltaico […] Ma da sola questa copertura solare non basta”.

Ed è così che l’azienda ha progetto di realizzare impianti fotovoltaici anche sui terreni circostanti lo stabilimento e di implementare una serie di soluzioni che permettano di rinunciare all’energia fossile (come ad esempio l’impiego di una pompa di calore ad alta efficienza). La promessa di Straubel è che le uniche emissioni del sito siano legate ai veicoli non elettrici utilizzati per la logistica “ma proveremo a risolvere anche questo un pezzo alla volta”.

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Ricordiamo che lo stabilimento è già parzialmente in funzione, ma che secondo i piani aziendali dovrebbe raggiungere la piena capacità solo nel 2020 “producendo annualmente più batterie agli ioni di litio di quante ne sono state prodotte nel mondo nel 2013”.

fonte: http://www.rinnovabili.it 

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