Visualizzazione post con etichetta #Cittadini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Cittadini. Mostra tutti i post

CS Biondi Rec. le parti civili - Perugia 29 giugno 2023

 

 
Il nostro appello al Sindaco Romizi è caduto nel vuoto purtroppo. Pensavamo che potesse avere un seguito il comportamento tenuto in precedenza per il processo, ancora in corso, vs Gesenu & Co., ma ci siamo sbagliati. Eppure non è meno grave quanto accaduto nel deposito di Biondi Recuperi, tanto più che il processo appena iniziato è per il primo incendio, ma sappiamo bene che il fatto si è ripetuto altre volte, sempre nel deposito di Ponte S. Giovanni. Il comunicato che segue è stato condiviso dalle altre due associazioni che hanno condiviso con noi la necessità di "fare qualcosa" e di farlo insieme, infatti anche loro si sono costituite Parte Civile nel processo, pensiamo sia un buon segnale da parte della cosiddetta società civile.  


IL COMUNE DI PERUGIA NON SI

Se nuotiamo in un mare di plastica



L’ambiente marino è altamente inquinato. Sono ancora allo studio le quantità di microplastiche e microfibre presenti negli oceani. Anche i cittadini possono giocare un ruolo fondamentale per salvare i nostri mari. Il contributo dell’approccio “citizen science”
È estate, la calura imperversa e l’unica salvezza, pensiamo in molti, non può essere che...

L’alibi dello sviluppo sostenibile


L’idea che sia possibile mantenere e far crescere produzioni e consumi in modo “sostenibile”, con fonti energetiche e risorse rinnovabili – impedisce agli abitanti della Terra di vedere l’abisso: lo “stato di avanzamento” della crisi; la radicalità dei cambiamenti che impone; l’irreversibilità ormai raggiunta in molti campi: i ghiacciai e le calotte polari che si sciolgono; l’acqua dolce a disposizione, sempre meno; l’innalzamento dei mari non può essere fermato; la desertificazione di molte terre neppure; lo scioglimento del permafrost che accelera l’effetto serra. Si apre su due fronti – stili di vita e occupazione – un conflitto il cui esito non può essere delegato a un ministro: vanno contenuti i consumi superflui o quelli più necessari? Quelli che generano profitto per pochi o quelli che garantiscono vite decenti alla maggioranza? E soprattutto, si possono sostenere delle produzioni, non perché mettono capo a consumi necessari, ma solo perché generano occupazione?

Foto di JackieLou DL da Pixabay

La crisi climatica e quella ambientale (incendi e alluvioni) hanno trovato finalmente accesso ai giornali e ai servizi radio e Tv. Contro queste crisi l’Europa è corsa ai ripari: con il NextGenerationEU; l’Italia, con il PNRR; gli Stati uniti di Biden, con il rientro nell’accordo di Parigi; la Cina con piani che sfidano gli Usa.

Ma sono mancati ovunque informazione e confronto per coinvolgere produttori, consumatori, portatori di conoscenze, esperienze e capacità, tutte cose senza le quali è impensabile impostare e poi realizzare una svolta adeguata. Perché le cose da fare – e soprattutto quelle da non fare più – sono molte di più di ciò che i governi sono in grado di mettere in moto.

L’alibi dello “sviluppo sostenibile” – l’idea che sia possibile mantenere e far crescere produzioni e consumi in modo “sostenibile”, con fonti energetiche e risorse rinnovabili – impedisce agli abitanti della Terra di vedere l’abisso: lo “stato di avanzamento” della crisi; la radicalità dei cambiamenti che impone; l’irreversibilità ormai raggiunta in molti campi: i ghiacciai e le calotte polari che si sciolgono; l’acqua dolce a disposizione, sempre meno; l’innalzamento dei mari non può essere fermato; la desertificazione di molte terre neppure; lo scioglimento del permafrost che accelera l’effetto serra.

Contenere la temperatura mondiale sotto i 2°C è ormai una chimera (figurarsi 1,5!), ma va perseguito lo stesso senza remore. Perché molte delle misure di “mitigazione” della crisi climatica servono anche per “l’adattamento” alle condizioni molto più ostiche in cui si troveranno a vivere le future generazioni: un obiettivo che non può che tradursi in una “deglobalizzazione” (Walden Bello) guidata verso comunità il più possibile economicamente autonome. E’ in queste decisioni che cittadine e cittadini devono essere coinvolti. Ora.

Carbone, petrolio e gas vanno lasciati sottoterra; l’economia deve funzionare solo con fonti rinnovabili: con un’impiantistica diffusa a livello locale, in comunità più o meno estese, senza il gigantismo dell’economia fossile (pozzi, miniere, oleodotti e gasdotti, flotte e convogli, impianti di termogenerazione e raffinazione, ecc.) che la turbolenza climatica e le crisi sociali mettono sempre più a rischio; e senza le guerre (e gli armamenti) scatenate per accaparrarsi fonti energetiche inegualmente distribuite nel pianeta, e il cui concorso alle emissioni climalteranti non viene peraltro computato negli Indc.

L’efficienza è fondamentale, ma da sola non basta a sostenere una economia votata alla “crescita”. Consumi di energia e materiali dovranno essere ridotti all’essenziale, attingendo i secondi, per quanto possibile, da risorse rinnovabili e dal riciclo di prodotti scartati, dando spazio a manutenzione e riparazione dei beni durevoli. Ciò non può che riflettersi in un’altrettanta drastica riduzione dei consumi.



Qui si apre su due fronti – quello degli stili di vita e quello dell’occupazione – un conflitto il cui esito non può essere delegato a un ministro: vanno contenuti i consumi superflui (che oggi alimentano larga parte della domanda che sostiene l’economia) o quelli più necessari? Quelli che generano profitto per pochi o quelli che garantiscono vite decenti alla maggioranza? E soprattutto, si possono sostenere delle produzioni, non perché mettono capo a consumi necessari, ma solo perché generano occupazione? Luca Mercalli ha sollevato il problema a proposito dell’intento del ministro Cingolani di salvaguardare la cosiddetta motorvalley, il cui epicentro è la produzione di auto da corsa e di superlusso.

Scendendo di livello, l’auto condivisa per tutti forse sarà ancora praticabile, come complemento di un trasporto pubblico potenziato ed efficiente; ma l’auto individuale, ancorché elettrica e di modeste dimensioni, no. Se non si investe ora su questa prospettiva le comunità di domani si ritroveranno immobilizzate (e la bici non basterà certo a risolvere il problema).

Le conseguenze occupazionali sono pesanti – in parte lo si vede già ora – e la ricollocazione degli “esuberi” a nuove occupazioni richiede tempo e, sicuramente, riduzioni generali dell’orario di lavoro. Di un reddito alternativo c’è invece bisogno subito.

Il cibo dovrà essere prodotto il più vicino possibile a dove viene consumato, con un’agricoltura ecologica, di prossimità, multifunzionale, restituendo a bosco, foreste e riassetto idrogeologico gran parte del territorio oggi impegnato per gli allevamenti. Bisogna consumare molta meno carne.

Si ridimensionerà da sé, per i costi, la paura del contagio, il rischio di rimanere bloccati lontano da casa, la sostituzione con collegamenti on-line, il turismo, soprattutto quello transnazionale: vacanziero, di affari, sportivo, culturale, politico e persino religioso.

La misera fine delle Olimpiadi di Tokyo (che anticipa quella delle Olimpiadi invernali del 2026) è un campanello di allarme.

Ma il turismo alimenta milioni di imprese da cui dipende la vita di miliardi di persone. E, ma poi viene “il bello”, per molti le vacanze rappresentano l’unica compensazione alla sofferenza di dover lavorare tutto il resto dell’anno. E non vogliamo discuterne?

Guido Viale

fonte: comune-info.net


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Repair Café Mobile OnTour / Repair Together Juin 2021

 









Il Repair Café Mobile continua il suo tour, passo dopo passo, viene incontro ai cittadini, alle loro domande ed esigenze e sensibilizza su riparazione, riuso, zero rifiuti.



Repair Together


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Ambiente, territorio e cittadinanza attiva: il ruolo delle comunità energetiche

I cittadini possono avere un ruolo attivo nella transizione energetica



L’energia proveniente dalla fonti rinnovabili è oggi sempre più accessibile grazie allo sviluppo delle tecnologie produttive. Una prima soluzione utilizzata in Italia sono stati i sistemi di accumulo da collegare ai propri impianti fotovoltaici, così da consumare l’energia al bisogno. Oggi c'è un modo per ottimizzare lo sfruttamento dell’energia prodotta dai pannelli solari: si tratta delle Comunità energetiche previste dalla Direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili - RED II (art. 21 e 22) ed introdotte in Italia dal DL 162/2019 (art.42 bis). Il 20 aprile scorso è stata tra l'altro approvata definitivamente dal Parlamento la Legge di delegazione europea 2019-2020 che rende operative le disposizioni della Direttiva RED II e nel Recovery plan, approvato il 27 aprile dal Parlamento, sono stanziati appositi fondi (2,2 miliardi) proprio per le Comunità energetiche e l'autoconsumo.

La normativa prevede nello specifico due forme di autoconsumo collettivo:
autoconsumo collettivo, ovvero soggetti presenti all’interno dello stesso edificio (esclusi soggetti professionali del mondo energia) in cui è presente uno o più impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili; gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi,
Comunità energetiche: clienti finali residenziali, pubblica amministrazione e PMI (esclusi soggetti professionali del mondo energia) che possono associarsi e autoconsumare energia prodotta da uno o più impianti da fonti energia rinnovabile; per condividere l’energia prodotta, gli utenti possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti e utilizzare forme di autoconsumo virtuale.

Nell'immagine che segue sono illustrate le diverse tipologie di autoconsumo (Fonte: Una guida per orientare i cittadini nel nuovo mercato dell’energia).

Per promuovere l’utilizzo di tali sistemi in Italia è stata stabilita una tariffa d’incentivo, per ripagare l’energia autoconsumata istantaneamente; per accedervi, l’impianto deve essere installato dopo il 1º marzo 2020 e la tariffa è così stabilita: per l'autoconsumo collettivo 100€ ogni MWh prodotto, per le Comunità energetiche 110 €/Mwh.

Le Comunità energetiche

Cittadini, imprese e attività commerciali possono dunque produrre, scambiare e gestire insieme l’energia elettrica prodotta da un impianto messo a disposizione da uno o più soggetti che partecipano alla Comunità; per aderire alla Comunità energetica si stipula, con i proprietari dell’impianto che condivide l’energia extra prodotta dai pannelli fotovoltaici, un contratto che stabilisce, tra le altre cose, le modalità di condivisione dell’energia stessa. Uno dei principali vincoli è ovviamente che gli utenti devono trovarsi vicino all’impianto generatore o su reti sottese alla stessa cabina di trasformazione. Gli impianti utilizzati, oltre ad essere esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili, possono raggiungere una potenza massima complessiva di 200 kW; in ciascuna Comunità, però, ci possono essere più impianti di produzione.

Nel nostro Paese queste realtà stanno piano piano prendendo forma: ne è un esempio il caso di Magliano Alpi, in provincia di Cuneo, dove è l'amministrazione comunale che ha promosso la Comunità energetica, utilizzando un pannello fotovoltaico posizionato sul tetto del palazzo comunale. Ad oggi sono sette gli altri aderenti, quattro famiglie, uno studio tecnico e un laboratorio di falegnameria. A breve partirà anche ad Ampezzo, in provincia di Udine, un altro progetto pilota di Comunità energetica.

L'Italia, insieme ad altri 7 paesi, è partner del progetto europeo LIGHTNESS che ha proprio l'obiettivo di incentivare le Comunità energetiche a livello europeo; nell'ambito dell'iniziativa è prevista la formazione di una Comunità presso un condominio di Cagliari dove saranno effettuati interventi come l’installazione di un impianto solare e l’isolamento dell’edificio.

Secondo le stime dello studio Elemens per conto di Legambiente (“Il contributo delle Comunità Energetiche alla decarbonizzazione“), il potenziale attuale è stimato in circa 11 GW ed è relativo in gran parte allo sviluppo di impianti fotovoltaici su edifici condominiali, ma recependo a pieno la direttiva RED II il perimetro delle Comunità energetiche potrebbe allargarsi, permettendo la realizzazione di altri 6 GW di comunità (soprattutto fotovoltaico).

Sempre secondo lo studio, la diffusione delle comunità energetiche contribuirebbe a fornire un maggior impulso all’elettrificazione dei consumi nel settore termico dal momento che il minor costo dell’energia autoconsumata rispetto a quella prelevata dalla rete renderebbe ancor più conveniente l’installazione di sistemi di riscaldamento quali le pompe di calore, che verrebbero così alimentate dall’energia prodotta dagli impianti a fonti rinnovabili presenti all’interno della comunità energetica, con ulteriori benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni.

Per approfondimenti consulta:
“We the Power”, film che racconta lo sviluppo e la diffusione delle Comunità energetiche in Europa, spiegando cosa fanno, quali principi seguono, quali sono i loro progetti e le difficoltà incontrate
Progetto Europeo GECO - Le Comunità energetiche in Italia – Una guida per orientare i cittadini nel nuovo mercato dell'energia
GSE Regole tecniche per l'accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione dell'energia elettrica condivisa
Energy Center del Politecnico di Torino - Manifesto delle comunità energetiche



fonte: http://www.arpat.toscana.it/



#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

I cittadini protagonisti delle politiche

Le scelte e i comportamenti dei singoli aumentano l'efficacia delle iniziative di governo, soprattutto in campo ambientale












Che i cittadini abbiano oggi giorno un ruolo fondamentale per la buona riuscita di politiche e iniziative di governo è ormai innegabile: senza il contributo di ciascuno di noi, con i nostri stili di vita, le nostre azioni quotidiane e le nostre scelte, di consumo e di mobilità per dirne solo alcune, difficilmente si otterranno quei cambiamenti significativi che piani e programmi, internazionali, nazionali e locali, prospettano.

Ecco che il coinvolgimento del cittadino deve necessariamente diventare un obiettivo della pubblica amministrazione che quei piani e programmi mette in pratica. Per fare ciò è sicuramente prioritario che la PA si metta in ascolto del cittadino, andandogli incontro e facilitando il più possibile la relazione; assunto del resto richiamato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che tra gli obiettivi indica proprio una "Pubblica Amministrazione efficiente, digitalizzata, ben organizzata e sburocratizzata, veramente al servizio del cittadino".

Senza scomodare l'attualità, non possiamo non dimenticare poi che sono ormai diversi anni che l’ordinamento comunitario e le norme internazionali prevedono diritti e obblighi partecipativi dei cittadini, che le istituzioni sono tenuti a garantire. Su Arpatnews abbiamo più volte parlato dell'esperienza a tal proposito della Regione Toscana.

Dal canto loro, i cittadini, se non attivati dall'ente pubblico, si muovono anche in maniera autonoma, rendendosi sempre più parte attiva della cosa pubblica, realizzando, nel proprio contesto locale o su una scala anche più ampia, dei cambiamenti tangibili. Stiamo parlando di persone che si rimboccano le maniche per risolvere un problema che affligge il territorio o la comunità, diventando a tutti gli effetti corresponsabili del buon andamento del bene comune.

Da parte delle amministrazioni invece, al di là delle norme e dei coinvolgimenti più o meno formali, quanto è davvero messa in pratica e realmente sentita la partecipazione del cittadino? Quanto quest'ultimo è considerato un partner irrinunciabile per raggiungere gli obiettivi di governo e delle amministrazioni in generale, in particolare in campo ambientale?

Le iniziative forse più interessanti da questo punto di vista sono quelle che esulano dalla consuetudine e dalla concezione stereotipata della PA, composta di tavoli ed organismi più o meno formali: ne è un esempio la nascita, negli ultimi anni, dell'assessore alla gentilezza, una figura cioè che dovrebbe favorire proprio lo sviluppo di pratiche costruttive condivise, coinvolgendo le istituzioni e i cittadini in un’organizzazione allargata e partecipativa, stimolando quindi soluzioni per rendere la società più aperta, inclusiva e rispettosa. L'iniziativa, nata nel 2019 su impulso dell'associazione Cor et Amor e del Movimento Mezzopieno, porta con sé anche il principio secondo cui con la gentilezza si possano raggiungere proprio quei cambiamenti di cui parlavamo all'inizio.

Le amministrazioni e i decisori politici hanno a tal proposito a disposizione da qualche tempo uno strumento che utilizza i risultati dell'economia cognitiva applicata attraverso l'introduzione di una regolamentazione basata sul nudge, concetto nato dal lavoro dell’economista Richard Thaler e del giurista Cass Sunstein. Si tratta, tradotte in italiano, delle “spinte gentili” (rinforzi positivi, suggerimenti, aiuti indiretti..), adatte a orientare e cambiare i comportamenti dei cittadini, rendendoli armonici e incanalati verso il bene collettivo, senza però proibire o sanzionare in alcun modo le altre possibili opzioni. La teoria del nudge sostiene quindi che si possano indirizzare le scelte dei cittadini attraverso stimoli più o meno impliciti, piuttosto che tramite il canale rigido e burocratico delle norme.

Le spinte gentili, come racconta in un'intervista a Il cantiere delle donne Irene Ivoi, esperta di sostenibilità ed anche di nudge, inducono a risultati positivi anche nel campo delle buone pratiche ambientali poiché possono orientare il comportamento e incidere fortemente sulla sostenibilità.

Nell'intervista si racconta, ad esempio, l'esperienza del muro della gentilezza, nata nel 2015 in Iran con lo scopo di offrire cappotti e coperte ai senzatetto per proteggersi dal freddo e arrivata oggi a riguardare non solo vestiti, ma anche libri ed altri oggetti, un esempio di atto gentile che risponde al concetto di condivisione e rimessa in circolo, nel segno del rispetto per il prossimo e l'ambiente. Anche ARPAT, nella sua Pillola di sostenibilità dedicata a Vestirsi in modo sostenibile, ha indicato proprio questa buona pratica come una delle possibili azioni per ridurre l'impronta ecologica del nostro stile di vita.

I muri della gentilezza sono sparsi in tutto il mondo, anche in Italia, alcuni hanno avuto successo, altri meno, come quello di Roma, che era purtroppo diventato una sorta di discarica. Per evitare il fallimento di questa bella idea di solidarietà una delle risposte messe in campo, ad esempio in Svezia, a Uppsala, è quella di far diventare il muro un’istallazione artistica che, oltre a offrire un servizio, abbellisce anche la città.

La stessa Ivoi è coautrice del recente studio Ref Ricerche La “spinta gentile”: riforma a costo zero in cui vengono analizzati in particolare i servizi pubblici locali, come la gestione delle acque e dei rifiuti, in quanto terreni importanti di sperimentazione di questi strumenti.

A tal proposito lo studio riporta l'esperimento condotto nel 2014 presso il collegio Sant’Anna di Pisa dove è stato misurato il numero di bicchierini presenti nei cestini dedicati alla raccolta differenziata posizionati nei paraggi delle macchinette del caffè. L'esperimento ha previsto due interventi che utilizzavano due diverse leve comportamentali: da una parte la facilità, ovvero l’utilizzo di cestini più grandi e più accessibili in cui correttamente smaltire i bicchierini usati, dall'altra la pressione sociale stimolata tramite una serie di cartelli che stimolavano una competizione con prestigiose università estere. Un primo trattamento prevedeva l’utilizzo esclusivo della pressione sociale, un secondo invece prevedeva l’implementazione anche del nudge con il re-design dei conferimenti. L’esito dell'esperimento è stato molto significativo: in assenza di nudge la percentuale di bicchierini correttamente conferiti era pari a circa il 4%, l’uso esclusivo della pressione sociale ha fatto crescere la percentuale a circa il 35% e l’uso integrato dei due stimoli ha invece fatto crescere questa percentuale sino a quasi il 100%.

Un altro esperimento riportato nello studio riguarda lo spreco alimentare ed è stato condotto nel 2018 dalle università Tor Vergata e di Ferrara in ristoranti delle province di Torino e Rieti, in cui sono state distribuite 716 doggy bag (70% in più rispetto a quanto distribuito normalmente negli stessi locali). I clienti dei ristoranti interessati sono stati sottoposti a due tipi di comunicazione: da una parte cartellini sui tavoli con il messaggio “Sempre più Italiani utilizzano la doggy bag per portare via il cibo non consumato. Qui, se vuoi, puoi farlo anche tu. Chiedi la doggy bag al tuo cameriere”, con lo scopo di ridurre il senso di vergogna e stimolare l'azione attraverso il comportamento degli altri. Dall'altra i cartellini avevano il messaggio “Alla fine del pasto ti consegneremo la doggy bag con il cibo che non hai consumato. Se oggi non la vuoi, fallo sapere al tuo cameriere. Grazie!”, prevedendo che fosse il cliente a dover chiedere la doggy bag in caso di avanzi. Tra i due gruppi quello che ha dato i risultati migliori è stato il primo: potersi sentire simili ad altri cittadini nella richiesta della doggy bag ha generato un beneficio maggiore rispetto all’ottenerla in modo automatico.

Un'interessante rassegna di altre esperienze di nudging condotte in ambito ambientale è stata anche realizzata dalla Fondazione Cariplo e disponibile on line.

Gli studiosi sono concordi nel riconoscere che attraverso il nudging e la gentilezza in generale, lasciando il cittadino sempre libero di decidere, a differenza delle norme, delle disposizioni e delle direttive, si possa dar vita a tanti piccoli comportamenti sostenibili, armonici e coerenti; non saranno cambiamenti repentini e di grande portata, ma la loro somma potrà generare, poco alla volta, quel "salto di specie" che si rende sempre più necessario. Le Pillole di sostenibilità di ARPAT, dal canto loro vorrebbero fare proprio questo: nessun medico le prescrive e le impone, sono piccole azioni, da applicarsi in contesti differenti della nostra quotidianità, che ciascuno può scegliere, "assumere" e mixare secondo le proprie attitudini e i propri tempi.

fonte: www.www.arpat.toscana.it/


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner