Visualizzazione post con etichetta #Lombardia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Lombardia. Mostra tutti i post

Culturaintour, comunicare i cambiamenti climatici con il teatro















Culturaintour è una piccola associazione nata una decina di anni fa in provincia di Como, che tramite laboratori didattici, gite e visite guidate, favorisce l’accesso alla cultura e all’arte. Grande spazio è dato alla tematica ambientale, stimolando la partecipazione e la cittadinanza attiva. L’ultimo video è “notizie dal 2050“. Ne parliamo con Margherita Caruso, tra le fondatrici:

Come è nata questa associazione?

È stata un’attività che mi sono creata: avendo 3 bambini piccoli mi ha consentito di stare a casa e lavorare con il pc. Alle iniziative culturali li portavo con me e si divertivano un sacco e invogliavano la partecipazione dei loro amichetti o addirittura della famiglia. Le visite guidate sono sempre in treno, perché vogliamo promuovere il turismo con mezzi pubblici. In pratica comunichiamo ai partecipanti l’orario del treno, (tratta Milano Como), e lungo la corsa le persone salgono dalla stazione a loro più comoda: ci si ritrova tutti “sullo stesso treno nella prima carrozza di seconda classe” (Questa frase per noi e chi ci segue è ormai un rito!). Assieme a mia figlia abbiamo organizzato gite per far conoscere ai cittadini realtà che hanno messo in pratica interventi sostenibili, a favore della qualità della vita e a tutela dell’ambiente e quindi le mete sono aziende oppure centri urbani che rispettano questi criteri.

Come comunicate il tema della crisi ecologica e climatica?

Da due anni come Culturaintour abbiamo deciso di dedicarci sempre di più a tutto ciò che riguarda le tematiche dell’agenda 2030 e rivolgerci principalmente alle scuole. Organizziamo gite didattiche e laboratori innovativi collaborando con il mondo del teatro. Il valore aggiunto di questo progetto è la collaborazione con l’associazione We for the Planet fondata da Lorenzo Carbone con alcuni studenti di un liceo del territorio lariano. È un’associazione studentesca di 40-50 ragazzi attiva all’interno delle scuole superiori con l’obiettivo di sviluppare piani con le dirigenze scolastiche per abbattere l’impronta carbonica all’interno delle stesse strutture. “We for the planet” fuori dalla scuola , a livello locale, si impegna ad accrescere la consapevolezza sui cambiamenti climatici. Avevamo già pronti i laboratori per le scuole e abbiamo dovuto sospendere tutto per la pandemia. Le scuole erano chiuse e quindi assieme a Lorenzo di “We for the Planet”, abbiamo pensato al fare il video “Notizie dal 2050”.




Parlaci di questo video…

L’interprete del video non aveva mai approfondito queste tematiche perciò le abbiamo fornito il materiale su cui studiare e da cui ricavare il copione. La consegna per l’attrice era: fare un testo che comunicasse la situazione climatica mantenendo una sorta di leggerezza per stemperare un po’ l’effetto ansiogeno. Pare ci sia riuscita. Una curiosità: dalla decisione di fare il video fino alla realizzazione è trascorso quasi un anno e a causa del lockdown non ci siamo mai incontrati. Abbiamo fatto tutto comunicando via mail e videochiamate. Anche la registrazione del video è stata fatta in casa di Rossella visto che chi ha curato le riprese e il montaggio è il suo compagno di vita. Il risultato ci pare interessante e crediamo proprio che ci saranno altri video perché dopo la pubblicazione sui social abbiamo ricevuto proposte di collaborazione interessanti. Intanto siamo molto soddisfatti perché il noto scienziato Antonello Pasini, che spesso ha affrontato il tema a proposito della comunicazione della crisi climatica, ha pubblicato il video “Notizie dal 2050” sulla sua pagina Facebook.

fonte: www.envi.info




#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

In Via Milano 59 rigenerazione urbana e socialità curano il degrado

Spese solidali, cortili aperti, laboratori e workshop, tutela dei diritti, cultura, socialità. In un quartiere periferico e multietnico di Brescia c'è un'associazione di cittadini che, dal basso, sta ricostruendo il tessuto sociale di una zona non facile, sanando anche le ulteriori ferite aperte dalla pandemia. Facciamo un giro in Via Milano 59 per conoscerla meglio.




Ascolto e partecipazione: due attività che l’associazione Via Milano 59 di Brescia ha fatto proprie fin dal momento della sua costituzione. A maggio del 2020 nasce per rispondere ad esigenze concrete – scaturite dalla pandemia – del quartiere in cui ha sede, il Quartiere Milano appunto. Questo rappresenta una delle aree più critiche e complesse della città. La multietnicità che lo anima convive con situazioni, talvolta estreme, di tensione sociale o abbandono degli spazi urbani a loro stessi, che spesso intimoriscono il resto della cittadinanza.

Prendersi cura di questo quartiere è l’obiettivo dell’associazione, che in un solo anno è cresciuta da 9 a 118 soci. Residenti e non hanno preso parte a questo progetto e da allora l’impegno volontario e la partecipazione hanno permesso di creare numerosi attività e servizi che stanno trasformando il quartiere da luogo di degrado a spazio di accoglienza e convivialità.

L’associazione ha fondato la sua operatività sul concetto di partecipazione attiva per dare risposte concrete alle necessità del quartiere. Nei primi mesi della sua attività ha così organizzato assemblee pubbliche per individuare le tematiche più sensibili e urgenti da affrontare. Da questi incontri sono emerse quattro tematiche diventate poi oggetto di quattro tavoli di lavoro, sempre condivisi e partecipati, dove da allora insieme si discute e decide. Mutualismo e solidarietà, parchi e cortili, salute e sanità, animazione e educazione sono i quattro ambiti nei quali si muove l’associazione e il quartiere.

Il primo grande tema affrontato è il diritto alla salute talvolta negato alle famiglie. La ricerca attivata ha permesso di giungere alla soluzione del problema: il Difensore Civico, una figura che è stata promossa e spiegata nel quartiere tramite la divulgazione di volantini in doppia lingua che permettono a tutti di comprendere e attivarsi.

Bambini e adolescenti sono l’altro tema che interessa il quartiere. Dal tavolo su animazione ed educazione è emersa la necessità di creare attività per i giovanissimi, che dopo mesi di chiusura in situazioni spesso disagevoli, avevano estrema necessità di fare attività all’aperto. Così maestre e docenti in pensione o ancora nella scuola, nell’estate 2020 hanno programmato un palinsesto di attività gratuite che hanno coinvolto più di cento bambini e adolescenti. Quest’anno per organizzare il nuovo calendario l’associazione ha coinvolto direttamente i ragazzi della scuola media del quartiere chiedendo a loro quali attività realizzare.




Il mutualismo e la solidarietà hanno dato luogo, durante il lockdown, a una dispensa alimentare (per 90 nuclei familiari) che agisce diversamente dal classico mutualismo caritatevole. Alle famiglie che accedono viene chiesto infatti di partecipare alle attività dell’associazione prestando aiuto alle persone in difficoltà o contribuendo al servizio della dispensa stessa, partecipando in base alle possibilità. La dispensa si trasforma così in uno strumento di coinvolgimento per quelle persone che ne usufruiscono, spesso poco partecipi alle iniziative.

La dispensa sociale ha dato poi origine al progetto “Negozi Solidali”, per vendere altro oltre ai viveri. Sono stati coinvolti 23 negozi tramite un sistema di buoni spesa che, pagati da altri residenti, possono essere utilizzati dalle famiglie in difficoltà assicurando loro beni che, seppur non di prima necessità, aiutano a migliorare la qualità della vita.

Il quartiere è uno spazio ricco di aree non utilizzate spesso diventate sedi di spaccio e malavita. Il tavolo spazi e parchi affronta questo problema cercando di rivitalizzare quegli spazi pubblici che potenzialmente potrebbero trasformarsi in aree gioco e di socialità. La prima idea nata dal tavolo di lavoro è la riapertura dei cortili del quartiere, spazi di condivisione fino agli anni ’70 e divenuti oggi parcheggi e zone di transito.



Così, nell’estate del 2020, ha preso il via il progetto il “Treno dei Desideri”, spettacolo teatrale itinerante che vede come protagonista un treno “viaggiatore” che sosta nei cortili dei palazzi offrendo ai residenti divertimento e, per molti, un’esperienza unica. Le persone del quartiere si spostano per seguire il Treno, e così facendo si incontrano, si conoscono e creano legami. Oggi l’impegno del tavolo è riportare in vita un’area verde abbandonata per offrire al quartiere uno spazio verde – rinominato “Parco del Sole Autogestito” – dove giocare e, come sempre, incontrarsi.

Questi sono i primi dodici mesi di vita di Associazione Via Milano 59, una realtà esplosiva che considera la cultura e la socialità come “cure” in grado di migliorare la vita delle persone. Stare insieme per stare bene, star bene stando insieme, questo il filo rosso che muove con successo l’associazione.

fonte: www.italiachecambia.org


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Recup: recupero di cibo nei mercati e inclusione sociale

 

Evitare lo spreco alimentare è ormai un’esigenza sentita da fasce sempre più ampie di popolazione, oltre che riconosciuta dalle istituzioni: come contributo nella lotta alla fame, anzitutto, ma anche per la riduzione dell’impatto ambientale legato alla produzione del cibo che altrimenti non verrebbe neanche consumato.


Da qui nel 2015 ha preso le mosse l’iniziativa di Rebecca Zaccarini, studentessa che decide di reagire davanti allo spreco di intere casse di frutta e verdura a fine giornata nei mercati di Milano: chili e chili di cibo, che come già avviene spesso nelle mense scolastiche poteva essere recuperato.

Nasce così, con un passaparola tra amici, “Recup”, progetto di economia circolare e inclusione sociale cresciuto tanto da arrivare a redistribuire, nel 2020, ben 25 tonnellate di alimenti.

Una risposta concreta, nata sul territorio, a diverse delle sfide identificate dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030: per questo Recup compare tra i progetti di “Lombardia 2030”, la sezione di questa piattaforma dedicata da Regione Lombardia alle realtà che si muovono nella direzione di una maggiore sostenibilità economica, sociale, ambientale.

Cinque anni di attività

Nel 2016 Recup diventa un’associazione, via via si espande fino a ‘coprire’ 11 mercati rionali di Milano. “Qui i volontari, in media una quarantina - spiega Lorenzo Di Stasi, portavoce e membro del Direttivo di Recup - fanno prima un sopralluogo per presentarsi ai commercianti, quindi passano a fine attività per raccogliere casse di cibo che altrimenti andrebbe buttato: frutta e verdura ancora buona, anche se magari troppo matura, che in ogni caso gli ambulanti non avrebbero modo di conservare”. Da potenziali rifiuti a risorse, insomma, grazie all’azione di Recup.

Alla raccolta e redistribuzione di tutto ciò partecipano anche - e qui sta la novità - le stesse persone che di quel cibo hanno bisogno”: persone di tutte le età, anche giovani, italiane e straniere, ognuno prende quello che gli serve, e aiuta altri. Altro valore aggiunto, chi è in difficoltà riceve alimenti freschi, ricchi di vitamine: un contributo diverso dunque dai cibi a lunga conservazione che spesso per questioni pratiche compongono gli aiuti alimentari.

Circa il 70% dei beneficiari della raccolta è donna, così come sono in maggioranza donne le socie dell’associazione. Quella che si crea è quindi una collaborazione virtuosa, a volte alcuni dei beneficiari diventano anche soci dell’associazione e comunque sul territorio si creano relazioni e nuove reti di conoscenza e solidarietà.
I numeri di una scommessa vincente

A oggi Recup conta 125 soci, “ma sono più che raddoppiati nel 2020 - racconta Di Stasi -: è stato uno degli effetti della pandemia, in tanti hanno voluto mettersi in gioco e dare una mano di fronte al crescere dei bisogni”. Partecipare alle singole giornate di raccolta del resto è facile, si può farlo anche in modo occasionale a seconda delle proprie disponibilità, contattando l’associazione o recandosi direttamente nei punti di raccolta nei mercati rionali.

Nel 2020 però è arrivato anche un altro passo in avanti: “Con il lockdown, ai primi di aprile abbiamo spostato la nostra base operativa all’Ortomercato di Milano, l’ingrosso ortofrutticolo più grande d’Italia - spiega ancora Di Stasi -. In rete con altre 15 associazioni, tra aprile e maggio con i nostri pacchi alimentari abbiamo aiutato 4.900 famiglie, con l’attività di giugno e luglio siamo arrivati a raccogliere e distribuire 17 tonnellate di frutta e verdura, per un totale di 25 tonnellate a fine 2020, raccolte anche nei 7 mercati cittadini in cui l’associazione è riuscita a tornare a settembre, dopo il lockdown.

Non solo: Recup è attiva anche sul fronte della formazione, con laboratori e comunicazione sui principi basilari dell’economia circolare e dell’educazione alimentare: una strategia anti spreco efficace parte anche da una corretta conservazione dei cibi, come da una pianificazione della spesa alimentare.

Scopri questo e altri progetti - e promuovi anche tu la tua iniziativa per uno Sviluppo Sostenibile - nella sezione “Lombardia 2030” della nostra piattaforma.

fonte: www.openinnovation.regione.lombardia.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Banchi di scuola, in Lombardia un progetto per donare tutti quelli vecchi salvandoli dallo smaltimento

L'iniziativa è stata lanciata da Banco Building, organizzazione di volontariato contenuta nell'alveo del Banco Alimentare, che si occupa di favorire la sostenibilità ambientale con il riutilizzo di materiali edili, arredamento, tessile









Saranno 2 milioni e 400 mila i nuovi banchi monoposto da consegnare alle scuole, come confermato anche oggi, lunedì 7 settembre, dalla ministra all’Istruzione Lucia Azzolina ad "Agorà" su Rai 3: “A settembre la scuola primaria sarà quasi tutta coperta e a fine ottobre arriveranno tutti i 2,4 milioni di banchi. Abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici quale tipo di banchi desideravano: 2 milioni sono tradizionali, 450mila circa sono quelli con le rotelle, ma esistono già da dieci anni nelle scuole”.

Per alcuni la decisione di produrre nuovi banchi invece che adattare i vecchi - come per altro sta avvenendo in alcune scuole che hanno deciso di non aspettare le nuove forniture e hanno segato a metà i vecchi banchi – è una scelta insensata e miope, anche per motivi ambientali: le centinaia di migliaia di banchi sostituiti che fine faranno? Saranno buttati via o verranno riutilizzati in qualche modo? Dal Ministero non è arrivata nessuna indicazione precisa, tutto sta alle singole iniziative di istituti e Comuni.

In Lombardia ad esempio c’è un’iniziativa molto concreta che punta proprio al riuso attraverso la donazione. È stata avviata da Banco Building, il Banco delle Cose, organizzazione di volontariato contenuta nell'alveo del Banco Alimentare, che si occupa di favorire la sostenibilità ambientale con il riutilizzo di materiali edili, arredamento, tessile e altro. "Abbiamo già contattato - racconta all’Ansa Silvio Pasero, presidente di Banco Building - tutti gli istituti scolastici statali della Lombardia affinché, attraverso il nostro sito, ci comunichino la loro disponibilità a donare i banchi che verranno sostituti da quelli monoposto". "In questo periodo - prosegue Pasero - abbiamo intravvisto una possibilità: da un lato molte scuole dovranno dotarsi di nuovi banchi scolastici monoposto e avranno il problema di "rottamare" molti dei banchi scolastici precedentemente in uso, dall'altro esistono realtà, in Italia o Paesi in via di sviluppo, che di questi beni hanno bisogno".

"Quest'operazione - spiega il presidente di Banco Building - produce un triplice vantaggio: i donatori risparmieranno i costi legati alla distruzione dei beni (carico, trasporto, costo della discarica); i beneficiari potranno utilizzare beni che diversamente avrebbero dovuto acquistare; si eviterà un impatto ecologico ma soprattutto consentirà che i beni dismessi diventino fattore di sviluppo in Italia o nei Paesi in via di sviluppo".

fonte: www.ecodallecitta.it

RifiutiZeroUmbria - #DONA IL #TUO 5 X 1000 A CRURZ - Cod.Fis. 94157660542


=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz 
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

L’inceneritore che volle bruciarsi da se’

























Abbiamo più volte parlato dell’inceneritore ACCAM di Busto Arsizio per diversi motivi, in particolare perché al centro di una campagna delle associazioni locali che era riuscita qualche anno fa a convincere una quota sufficiente dei “proprietari” (i Comuni) a procedere al suo spegnimento entro una data “decente” (prima dicembre 2017 poi dicembre 2019).
Anche il Piano regionale rifiuti della Lombardia lo aveva messo tra gli “eliminabili” per la sua intrinseca obsolescenza.
Questa iniziativa è stata resa vana dal successivo Consiglio di Amministrazione che è riuscito a ribaltare la situazione e “allungare” la vita al 2027 (e forse più ….).https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=7335

Parte di questo Consiglio di Amministrazione a partire dal Presidente, nel corso del 2019, è sotto processo (alcuni hanno già patteggiato) nell’ambito degli “incarichi” dispensati da Nino Caianello (indagine “mensa dei poveri”) – referente di Forza Italia in provincia di Varese. https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=8155 
Nell’ambito degli imputati anche la società di consulenza che aveva giustificato tecnicamente la possibilità (e l’opportunità) di proseguire l’attività nonostante i disavanzi accumulati nel tempo (per sanarli si prevede l’incremento della quantità dei rifiuti estendendo l’area di conferimento).
Non è la prima volta che l’impianto è sotto processo, il precedente più importante si è verificato nel 2005 (“operazione Grisù”) che vide l’arresto del direttore dell’impianto per lo smaltimento di rifiuti non autorizzati.
Anche dal punto di vista ambientale l’impianto (il primo inceneritore nel sito è stato realizzato nel 1972, l’impianto attuale è in esercizio dall’agosto 2000) nonostante innumerevoli interventi di “adeguamento” non ha mai dato grande prova di sé.
Bene, oggi l’inceneritore ACCAM ha tentato “l’autodafé”, di bruciare sé stesso, secondo quanto riportato dalla stampa locale alle 2.30 di oggi si è sviluppato un grave incendio (sette squadre dei Vigili del Fuoco per domarlo in due ore) si è sviluppato nell’area turbine (dove il vapore prodotto dall’incenerimento viene trasformato in energia elettrica) probabilmente dovuto a una fuoriuscita di olio idraulico che poi si è innescato.
Un guasto con possibile causa connessa alla manutenzione, analogamente ad un evento di circa 10 anni fa, in cui entrambi i forni si erano bloccati a poche ore l’uno dall’altro per rotture nel circuito di raffreddamento.
Guarda caso la turbina non è tra i “punti critici” per i quali vige un obbligo di controllo periodico stabilito esplicitamente nella Autorizzazione Integrata Ambientale (del 2015 con successive modifiche) nonostante che siano applicabili all’impianto (allora) le migliori tecnologie disponibili per i grandi impianti di combustione (oltreché – recentemente – la decisione UE sugli inceneritori) https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=8918
L’impianto è attualmente fermo ma viene “garantita” l’accensione a breve ….. non è che (almeno !) prima di riaccenderlo sia opportuna una verifica completa (a partire dalle prescrizioni di AIA) ??
Per noi è un motivo in più per confermare la necessità del suo spegnimento.
fonte: https://www.medicinademocratica.org

L’inceneritore Accam Di Busto Arsizio Nella Bufera Della Corruzione (E Non Solo)

























Non siamo riusciti, con i comitati, a chiuderlo entro i termini che si era data la stessa assemblea dei soci (i comuni tra altomilanese e basso varesotto) ovvero il 2021, hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti della AIA (valori richiesti anni prima dai comitati e da Medicina Democratica) ed evitare la chiusura entro il 2018, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (e, ovviamente, oltre) motivandolo con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio, sfidando anche la contrarietà di numerosi comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza).
Alcuni di questi comuni, negli ultimi mesi, hanno abbandonato ACCAM e gli ultimi tempi erano trascorsi con richieste di una deroga governativa ad personam ai limiti di partecipazione pubblica per mantenere la società “in house”.
Hanno strombazzato i valori emissivi per “dimostrare” che le nostre erano fobie e allarmismi, a fronte di una indagine epidemiologica recente che, seppure parziale, evidenziava incrementi di alcune patologie associate alle ricadute dell’impianto.
Hanno respinto ogni idea di chiusura controllata con modifica del sistema di gestione e trattamento a freddo dei rifiuti, non avevano più abbastanza rifiuti da bruciare dai comuni del consorzio, il piano di rilancio prevedeva infatti l’arrivo di rifiuti da una area ben più vasta.
Hanno utilizzato i lavoratori per metterli contro la popolazione esposta e le associazioni ambientaliste (eccetto gli esponenti locali di Legambiente, strenui difensori da sempre dell’impianto).
Si sono “dimenticati” dell’episodio (2005 – “Operazione Grisù”) di smaltimento di rifiuti non autorizzati con relativo sequestro dell’impianto, come pure del blocco contemporaneo (!!) di entrambi i forni con arresto di emergenza con emissioni fuori controllo, che ben si guardarono di segnalarlo immediatamente agli enti nel novembre 2004. L’allora presidente dichiarò pubblicamente l’intenzione (non concretizzata) di denunciare di procurato allarme i cittadini che avevano chiamato i Vigili del Fuoco vedendo fumate anomale. Per non dire dei frequenti superamenti dei limiti di ossidi di azoto (tanto da determinare diverse diffide da parte della Provincia come nel 2009.
Ora il Presidente (Laura Bordonaro), il consigliere Antonio Bilardo e il loro mentore politico (Forza Italia) Nino Caianiello sono indagati per vari reati, in sostanza mediante consulenze e incarichi foraggiavano il “politico di riferimento”, utilizzando l’impianto e lo smaltimento dei rifiuti così virtuoso come “mucca da mungere” anzi una mensa da depredare.
L’ambito generale dell’inchiesta “Mensa dei poveri” ruota intorno ad alcuni esponenti di Forza Italia: sono ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio.
Tutto questo nell’ambito della ampia operazione che ha falcidiato politici lombardi e amministratori di società pubbliche con accuse analoghe.
Coinvolta anche la società ESTRO che ha stilato (senza neppure una formale approvazione da parte dell’assemblea) la perizia “decisiva” per dare nuova vita all’impianto (completamento del revamping) e cercare di zittire i contrari (ci avevano già provato nel 2014 ma allora andò buca).
Ora che abbiamo verificato che c’è un “giudice” (un pubblico ministero) a Milano potremo contare su un maggiore ascolto delle richieste delle associazione e dei residenti per la chiusura dell’impianto (in funzione dal 1972) e una rinnovata gestione dei rifiuti urbani ?
Marco Caldiroli
fonte: https://www.medicinademocratica.org

Incendi di rifiuti a Milano, Costa: esiste Terra dei Fuochi lombarda

Due gli incendi di rifiuti che hanno interessato in questi giorni l’area metropolitana di Milano. Prima il rogo che ha devastato il deposito di Quarto Oggiaro e danneggiato anche la vicina società di trasporto per disabili, seguito all’alba di ieri dalle fiamme che hanno coinvolto il sito di stoccaggio della Ri.Eco (via Fratelli Beltrami, in località Novate Milanese). In questo secondo caso a bruciare è stata soprattutto carta da macero.





Due incendi di rifiuti a distanza di poche ore che hanno disperso nell’aria di Milano una coltre di fumo grigio. I Vigili del Fuoco sono ancora al lavoro sul rogo di Quarto Oggiaro, mentre i primi campionamenti per escludere la presenza di diossina sono stati operati in entrambi i siti. Saranno tuttavia necessarie 72 per disporre dei risultati definitivi, come spiegato da ARPA Lombardia:

"Le analisi vengono condotte con metodi ufficiali normati e noti a tutte le strutture tecniche specializzate in analisi sui microinquinanti. Fasi vincolanti sono quella della preparazione del campione, in particolare estrazione e purificazione, e quella dell’analisi mediante l’utilizzo di spettrometria di massa ad alta risoluzione."

Ogni fase ha una durata di diverse ore e il dato può ritenersi validabile e quindi affidabile esclusivamente se tutti i criteri di qualità previsti dal metodo vengono rispettati. Il monitoraggio dei microinquinanti, attraverso il campionatore ad alto volume, proseguirà almeno per tutta la durata dell’incendio.

Per quanto riguarda invece le numerose telefonate ricevute da parte dei residenti delle zone interessate, l’ARPA Lombardia ha dichiarato che non risultano al momento evidenti criticità per la salute:

"Si tratta di molestie olfattive, ma dalle misure effettuate la sera del 14 ottobre non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell’immediato (monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico, aldeidi, chetoni)."

Sulla questione roghi di rifiuti in Lombardia è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, che ha sottolineato come ci si trovi a tutti gli effetti di fronte a una “Terra dei Fuochi” lombarda. Come ha dichiarato Sergio Costa:

"La guerra dei rifiuti in Lombardia è una battaglia che intendiamo combattere con fermezza e risolutezza da subito. La Lombardia è terra dei fuochi come il resto di Italia, anche per la Lombardia stiamo scrivendo la norma Terre dei Fuochi."

fonte: www.greenstyle.it

No ai rifiuti bruciati nei cementifici: a Bruxelles le ragioni dei cittadini

Il Parlamento europeo riceverà oggi un rappresentante dei comitati che da tempo si battono per l'abrograzione del cosiddetto decreto “Clini” che consente di utilizzare combustibili ricavati dall'incenerimento di alcuni rifiuti per alimentare le industrie, soprattutto cementifici.


















Forse il vento sta cambiando. Dopo aver superato il vaglio dell’Ufficio Petizioni del Parlamento Europeo, a Dicembre 2017, la Petizione predisposta dal Comitato La Nostra Aria e da Rete Rifiuti Zero Lombardia è stata pubblicata sul portale Europeo delle petizioni, riconoscendo così la fondatezza delle questioni sollevate. Oggi 18 Giugno un rappresentante del Comitato “La nostra aria” sarà ricevuto a Bruxelles e spiegherà in quella sede le ragioni dei cittadinifirmatari la petizione, di fronte ai Deputati Parlamento Europeo.


Cementifici trasformati in inceneritori. Cosa dice il “decreto Clini

Con il Decreto Ministeriale 14 Febbraio 2013 n.22, c.d. Decreto “Clini”, il governo eleva al rango di combustibili alcuni rifiuti che hanno subito particolari trattamenti e controlli.

Questa normativa si basa sul concetto di End Of Waste che implica però il rispetto di un’ importantissima clausola determinante per la classificazione del rifiuto: si stabilisce che un rifiuto cessa di essere tale (End of Waste) ….se “l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà ad impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana”; ciò significa che nel ciclo di “utilizzo” dei rifiuti gli impianti che li utilizzano come combustibili, non devono produrre un aumento delle emissioni o di ceneri residue, cosa che invece sembra si sia verificata in impianti che lo hanno utilizzato.

Così facendo è stato creato un vero e proprio “commercio” di tali materiali (che dal punto di vista pratico sono sempre rifiuti), liberamente gestiti nell’ambito di logiche commerciali della compravendita e divenendo quindi motivo di ingenti guadagni per chi li tratta a tutto danno per la salute pubblica e in totale spregio del concetto di recupero e riutilizzo della materia e della tutela della salute dei cittadini!

Cosa chiede la Petizione?

La Petizione chiede al Parlamento Europeo di:

- intervenire con le opportune azioni affinché si arrivi all’abrogazione del Decreto “Clini” in quanto in palese contrasto con la normativa comunitaria in materia di rifiuti e loro utilizzo. Si vuole così eliminare l’anomalia che permette ai cementifici di bruciare rifiuti nel ciclo di produzione del cemento “spacciandoli” per “normali combustibili”, con l’effetto di incrementare in modo drammatico le emissioni nocive nell’atmosfera.
- Verificare se negli impianti italiani, in particolare i cementifici che adottano i rifiuti CSS (Combustibili Solidi Secondari), vi sia stata violazione della normativa europea in essere in materia di incenerimento e coincenerimento.


La giornata di oggi a Bruxelles, scrivono i comitati promotori della petizione, “sarà l’occasione per ribadire di fronte all’Europa il nostro ‘no’ alla classificazione del CSS come combustibile! No al CSS nei cementifici! Per un sì convinto al diritto alla salute delle comunità e al rispetto dell’ambiente”.


fonte: http://www.italiachecambia.org/


Mobilità sostenibile: soddisfatti gli utenti del servizio di bike sharing BikeMi

Presentati, alla fine di settembre 2017, i risultati della “customer satisfaction” realizzata dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Clear Channel, gestore del servizio di bike sharing BikeMi 
















In città sempre più congestionate dal traffico e sempre più inquinate, chi utilizza il mezzo a due ruote fa una scelta di rispetto dell'ambiente; se poi la bicicletta appartiene ad un servizio di bike sharing, chi se ne serve favorisce anche l'affermazione di una cultura basata sull'uso condiviso dei beni, che è tra i fondamenti dell'economia circolare.
A Milano, uno dei servizi di bike sharing è BikeMi; viene gestito da Clear Channel, che insieme al  Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi dell’Università degli Studi di Milano ha realizzato un’indagine sulla qualità e la customer satisfaction degli utenti del servizio.
Lo studio, realizzato tra il 2016 e il 2017, ha coinvolto 25.688 abbonati di BikeMi e ha permesso di acquisire informazioni
  • sulla percezione qualitativa del sistema di bike sharing,
  • sulle caratteristiche del biker tipo, individuando abitudini e comportamenti.
I risultati dell’indagine rivelano che gli utenti BikeMi sono prevalentemente uomini (57%), di quasi 41 anni, con un’elevata istruzione (il 95% degli utenti ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore, il 72% almeno un titolo di istruzione terziaria cioè una laurea a ciclo breve), è un imprenditore (25%) ed è sposato o convivente (per il 57% dei rispondenti).
Gli utenti "tipo" delle biciclette condivise sono principalmente i lavoratori che le integrano con altre reti di mobilità sostenibile: il sistema viene infatti considerato, dal 95% degli intervistati, un’alternativa più che valida all’automobile. Il 70% degli utenti integra BikeMi con la rete metropolitana, il 55% con il tram e 40% con l’autobus.
Tra i possessori di abbonamento annuale, il 25% dichiara di utilizzare il servizio tutti i giorni o quasi  mentre il 39% ne fruisce almeno 2-3 giorni alla settimana.
Il 13% degli utenti fruisce del bike sharing solo durante la primavera o nelle giornate di sole.
Tra gli aspetti valutati positivamente troviamo:
  • la politica delle tariffe, infatti, oltre il 90% di coloro che hanno risposto al sondaggio considera che i costi e i tempi di restituzione per l’utilizzo delle biciclette siano più che ragionevoli,
  • il Servizio Clienti offerto tramite Call Center, posta elettronica e social network è apprezzato dal 90% degli utenti, 7 utenti su 10 si dichiarano perfino molto soddisfatti.
Le principali aree di miglioramento del servizio riguardano 
  • lo stato di manutenzione delle biciclette,
  • l'assenza di biciclette negli orari di punta del traffico cittadino.
Alcuni intervistati hanno suggerito anche possibili novità da introdurre per aumentare l’utilizzabilità di BikeMi, tra queste:
  • la possibilità di trasportare carichi pesanti (per esempio la spesa),
  • la disponibilità di una cargo-bike per muoversi in città,
  • l'introduzione di hand-bike (bicicletta alimentata dal lavoro delle braccia) per le persone diversamente abili. 
L'indagine ha coinvolto gli abbonati annuali ma anche gli utenti occasionali, tra cui utenti con abbonamento giornaliero e settimanale, il 40% dei quali sono risultati essere stranieri. Anche questi ultimi hanno espresso pareri positivi, andando a confermare i risultati dell’analisi rivolta agli abbonati annuali. Infatti l’indice di gradimento complessivo del servizio per chi sceglie le formule di sottoscrizione giornaliere o settimanali è risultato pari al 90%.
Leggi i risultati dell'indagine di customer satisfaction

fonte: http://www.arpat.toscana.it

LOMBARDIA, IMPRESE E REGIONE CONTRO LO SBLOCCA ITALIA

Troppi rifiuti da fuori, il sistema rischia di andare in tilt e i costi di smaltimento continuano a salire. Tra le ipotesi per risolvere la questione anche la raccolta firme per arrivare ad un referendum abrogativo dell’articolo 35 del decreto




fonte: www.ricicla.tv

Consumo di suolo: così la Lombardia ha cancellato se stessa

La disponibilità di superfici agricole nella Regione è passata da quasi 2mila metri quadrati a meno di mille per ogni residente. La denuncia di Legambiente e Coldiretti attraverso un dossier fotografico che mette in fila le colate dal 2000. Fino al 12 settembre è possibile firmare la petizione internazionale People4Soil per una legge europea a tutela del suolo


















Nell’arco degli ultimi 60 anni ogni cittadino lombardo ha perso metà della sua quota di prati e aree coltivate. Lo ha fotografato un’analisi di Legambiente e Coldiretti Lombardia basata sui dati del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo del Politecnico di Milano. “La disponibilità di superfici agricole -spiegano le due associazioni- è passata da quasi duemila metri quadrati a meno di mille per ogni residente in Lombardia, mentre a livello regionale il 30% dei terreni coltivabili è stato abbandonato o trasformato in insediamenti residenziali, capannoni e nuove autostrade”. Brebemi in testa. “Il processo non si è mai arrestato”, come testimonia bene un dossier fotografico con i casi più significativi di cementificazione accaduti dal 2000 in poi, visti dall’alto.
Dalla piastra dell’Expo tra Rho e Milano allo stabilimento IVECO di Suzzara, in provincia di Mantova. Dagli svincoli della TEM a Melzo (Milano) ai capannoni industriali vuoti sorti a San Grato (Lodi). Dagli spazi verdi divorati a Colico (Lecco) al tappeto di insediamenti industriali della Brianza. A Cremona è atterrato il nuovo sito produttivo dell’acciaieria Arvedi mentre a Sergnano (Cremona) il suolo libero cede il passo a campi fotovoltaici e impianti dell’Eni e di Stogit.

Tra Treviglio e Caravaggio, Brebemi e opere connesse hanno reso irriconoscibile la campagna - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
Tra Treviglio e Caravaggio, Brebemi e opere connesse hanno reso irriconoscibile la campagna – 
fonte Dossier fotografico sul
consumo di suolo agricolo in Lombardia
Tra Castenedolo e Montichiari, la nuova superstrada “Corda Molle” si conclude con una larga curva e un gigantesco svincolo - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
Tra Castenedolo e Montichiari, la nuova superstrada “Corda Molle” si conclude con una larga curva e 
un gigantesco svincolo – fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
I capannoni di Annone Brianza (Lecco) - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
I capannoni di Annone Brianza (Lecco) – fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in 
Lombardia
Grandate (Como) e la Pedemontana - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
Grandate (Como) e la Pedemontana – fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in 
Lombardia
La piastra dell'Expo (Rho, Milano) - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
La piastra dell’Expo (Rho, Milano) – fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in 
Lombardia
Lo stabilimento IVECO a Suzzara (Mantova) - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
Lo stabilimento IVECO a Suzzara (Mantova) – fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in 
Lombardia
Tirano (Sondrio) e la confluenza tra Adda e Poschiavino - fonte Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia
Tirano (Sondrio) e la confluenza tra Adda e Poschiavino – fonte Dossier fotografico sul consumo
di suolo agricolo in Lombardia
Nel 1999 la Lombardia contava su una dotazione agricola di oltre 1 milione di ettari. Quindici anni dopo ne ha consumati ben 51mila, il 4,73%. Il picco è stato raggiunto dalla provincia di Monza e Brianza: oltre 2.300 ettari pari al 14,68%.
Elaborazione dati CRCS - Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo su fonte DUSAF Regione Lombardia
Elaborazione dati CRCS – Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo su fonte DUSAF Regione Lombardia
Perdere suolo -come ha spiegato a luglio, ad Altreconomia, Michele Munafò del Dipartimento ISPRA per il Servizio geologico d’Italia- non comporta soltanto “degradazione dell’ambiente” o impatti “alti e consistenti”. Determina infatti anche un costo in termini di perdita di servizi ecosistemici -come stoccaggio e sequestro del carbonio, protezione dall’erosione, regolazione del microclima, infiltrazione dell’acqua, etc-. Nel Rapporto ISPRA sul consumo di suolo c’è un’interessante “stima preliminare” dei costi annuali minimi e massimi dovuti al consumo di suolo avvenuto tra il 2012 e il 2016 in Italia. Il risultato è impressionante: “l’impatto economico del consumo di suolo in Italia varia tra i 625,5 e i 907,9 milioni di euro l’anno, pari ad un costo compreso tra 30.591 e 44.400 euro per ogni ettaro di suolo consumato”.

fonte ISPRA 2017
fonte ISPRA 2017
“Ancora oggi, in Lombardia come nel resto d’Europa, i suoli sono sotto assedio da parte del cemento, ma anche di fenomeni di degrado e abbandono: per questo promuoviamo una petizione europea, che ogni cittadino con la propria carta d’identità può firmare sul sito www.salvailsuolo.it, per chiedere una iniziativa legislativa europea che tuteli una risorsa naturale da cui noi tutti dipendiamo”, afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ricordando che sia Coldiretti sia Legambiente, insieme a oltre 500 associazioni europee, sono sono tra i promotori della ECI (Iniziativa dei Cittadini Europei), People4Soil, che è possibile sottoscrivere fino al prossimo 12 settembre.


fonte: https://altreconomia.it







Il traffico di rifiuti cambia rotta: da Sud a Nord per seppellirli o bruciarli. Coinvolti i dirigenti dei colossi Hera, A2A Ambiente e Aral.












Inchiesta dei carabinieri del Noe di Milano con la Direzione distrettuale antimafia di Brescia. Per la prima volta emerge che un flusso di immondiziasmaltita illegalmente arriva da Campania e Lazio per finire non trattata anzi interrata o bruciata in Piemonte e Lombardia. Traffico illecito e associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Indagate 26 persone dei colossi Herambiente (gruppo Hera) e A2A Ambiente e della Aral di proprietà dei Comuni della provincia di Alessandria. La custodia cautelare è subito scattata per l’imprenditore lombardo dei rifiuti Paolo Bonacina e per il responsabile tecnico di Aral, Giuseppe Esposito. Ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi. Bonacina era il fulcro del sistema che ha fruttato almeno 10 milioni di euro, coinvolgendo sindaci, intermediari, responsabili commerciali, trasportatori, gestori di inceneritori e discariche, nonché provocando inquinamento ambientale, alterazione del mercato, danni alle casse pubbliche.

Clicca qui tutti i particolari nel servizio di 
Veronica Ulivieri.

Tra le ripercussioni, per lo stop dei conferimenti all’impianto di smaltimento Aral di Castelceriolo: allarme emergenza rifiuti per 148 Comuni della provincia di Alessandria. Dove si è già dimesso l’indagato presidente-direttore Aral, 
Fulvio De Lucchi, “l’uomo banda”. Chieste anche le dimissioni da consigliere e capogruppo PD dell’ex sindaca di Alessandria (non rieletta il mese scorso) Rita Rossa, essendo il marito Ezio Guerci (già vicesindaco) indagato per aver ricevuto mazzetta (un Suv) quale “consulente” Aral, A2a e inceneritore di Acerra. Il “conflitto di interessi” era determinato dal fatto che Aral è posseduta al 93,52% dal Comune di Alessandria. Il Comune ora rischia un secondo dissesto.


fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Viaggio nella provincia assediata dalle discariche

















Il traffico comincia di buon’ora. Traffico pesante. “Alle sei, le sette del mattino ci sono file di camion in coda per raggiungere le discariche”, dice Luigi Rosa, che vive a Vighizzolo, frazione di Montichiari, piccolo comune a sudest di Brescia, 23mila abitanti e 21 discariche di rifiuti. Cinque impianti attivi, altrettanti dismessi e undici vecchi siti illegali: in pochi chilometri quadrati sono accumulati più di 12 milioni di metri cubi di rifiuti industriali, ceneri e fanghi di depurazione, lastre di eternit, materiali di scarto d’ogni sorta. Roba che va sotto il nome di rifiuti speciali, pericolosi e non.
“Vediamo arrivare fino a 250 camion al giorno diretti a cave e discariche”, continua Rosa, uno dei volti più noti dei comitati che si battono contro le discariche. Siamo al centro della brughiera di Montichiari, una piana ondulata e verde punteggiata da collinette e da buchi. Le colline a ben vedere sono montagnole squadrate, parallelepipedi coperti d’erba o magari da teloni verdastri: tutti siti ormai colmi. Poi ci sono i buchi, cioè le discariche attive. A pochissima distanza dalla frazione Vighizzolo, in un comprensorio di due chilometri per tre, c’è la massima concentrazione.
Ecco le due discariche della Valseco, di cui una in attività, con quasi tre milioni di metri cubi di rifiuti pericolosi. Più in là il buco della Ecoeternit, una vecchia cava di ghiaia pavimentata con l’argilla, autorizzata a raccogliere quasi un milione di metri cubi di cemento-amianto. Dietro ci sono la collina della Pulimetal e i suoi due milioni di metri cubi di rifiuti pericolosi e tossico-nocivi ora ricoperti d’erba, con i camini di sfiato a distanze regolari. Sul lato opposto, una successione di camion si dirige verso la discarica Edilquattro del gruppo Bernardelli, dove si trovano quasi 900mila metri cubi di rifiuti. Accanto alla Ecoeternit c’è la Gedit, anche questa attiva, con un milione di metri cubi di rifiuti pericolosi, inclusi fanghi e liquami. E ancora: l’enorme buco dell’ennesima cava dismessa, acquistata dalla ditta Padana green, che ha chiesto l’autorizzazione per farne una discarica per oltre un milione di metri cubi di rifiuti pericolosi e non, amianto incluso. Una accanto all’altra, colline e voragini, milioni di metri cubi di rifiuti in sei chilometri quadrati.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Rosa è tra i fondatori di Sos terra Montichiari, comitato nato nel marzo 2010 contro il progetto di costruire proprio qui un impianto per incenerire l’amianto. “Era troppo”, racconta, “abbiamo cominciato a protestare. Alla fine siamo riusciti a evitare l’inceneritore, ma intanto ci siamo resi conto di cosa c’era qui, quante discariche ci avevano già costruito sotto il naso”. Ricorda che quando era ragazzo, qui era un susseguirsi di frutteti e campi di grano, e d’estate veniva a raccogliere le pesche: intorno ci sono ancora diverse cascine.
A Vighizzolo gli animi sono ormai esasperati. “Spesso sentiamo zaffate maleodoranti”, spiega, in cui si mescolano odore di marcio e di bitume: gli abitanti lo denunciano da tempo, anche se è difficile misurare gli odori. È in questa piccola frazione di duemila abitanti che lo scorso 17 ottobre gli alunni della scuola elementare sono finiti all’ospedale.
Quel mattino l’odore era più forte del solito e i bambini non riuscivano a respirare, così le maestre hanno chiamato il 118; molti sono stati ricoverati, alcuni trattenuti fino al giorno dopo. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Cava Kalos usata per l’estrazione di ghiaia a Casalunga Vighizzolo, frazione di Montichiari, maggio 2017. 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La discarica Pulimetal contiene circa 2,21 milioni di metri cubi di rifiuti speciali. Vighizzolo, frazione di Montichiari, maggio 2017
 
La discarica Gedit contiene 960mila metri cubi di rifiuti pericolosi. Levate, Vighizzolo, frazione di Montichiari, maggio 2017. 
 
 
 
Un casale abbandonato vicino alla discarica Cava Verde. Rò, Montichiari, maggio 2017
 
fonte: https://www.internazionale.it